di Andrea Taffi

Ogni passo in avanti (piccolo o grande che sia) nella direzione di una corretta gestione dei flussi migratori è (secondo me) un passo che ci fa salire di un gradino nella scala dell’umanità e del rispetto dei migranti. Ogni sforzo in più e sempre più condiviso dei Paesi dell’Unione europea – nel riconoscere che quello dell’immigrazione non è e non può essere solo un problema di pertinenza del luogo di primo sbarco – è uno sforzo teso al rafforzamento politico, economico e sociale del progetto europeo (per definizione aperto e inclusivo). Per questo il pre-accordo di Malta sulla gestione dell’immigrazione e accoglienza ha, di per sé, una valenza positiva in termini umani, sociali e pratici.

E ciò al netto della domanda presa a circolare subito dopo la firma del pre-accordo, ovvero se esso debba essere definito una svolta o una bufala. È, come dicevo, un semplice (ma decisivo) passo in avanti. E visto che sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza il precedente governo (su deciso e decisivo impulso di Matteo Salvini) puntava i piedi e opponeva resistenza, non si può che considerarsi soddisfatti del raggiungimento della firma del pre-accordo di Malta. Va da sé, anche, che avendo a che fare con Salvini e la sua politica sui migranti un simile accordo fosse difficile da realizzare prima.

Quello che però non capisco è perché l’Europa, che dopo l’auto allontanamento di Salvini e la nascita del governo giallo-rosso si è dimostrata ben disposta ad ascoltare le istanze dell’Italia, sollevandola finalmente dalle incombenze di una gestione solitaria di una vicenda tanto complicata quanto delicata in termini di ritorno elettorale, non abbia provato a muoversi anche prima verso la direzione presa dopo.

E non si può dire semplicemente che ciò non sia avvenuto perché Salvini non avrebbe accolto alcuna proposta di accordo in tal senso. Perché, anche se ciò fosse stato vero, è buona regola che dimostrarsi migliori di chi sbaglia sia il modo migliore per essere nel giusto, oltretutto con il vantaggio di sbugiardare l’avversario.

Io credo allora che la soddisfazione per la stipula del pre-accordo di Malta non deve esimerci dal riflettere sul fatto che l’Unione europea si sia dimostrata adesso più favorevole verso l’Italia, e quindi disposta a cooperare per la gestione di un problema non soltanto italiano, solo per premiare il nostro Paese per essersi scrollata di dosso un peso del genere, cioè Matteo Salvini. Si potrebbe però dire: anche se fosse così che importa, ben venga comunque l’accordo.

Certo, eppure io credo che se l’Unione europea avesse preso un po’ meno di petto Salvini e avesse guardato un po’ di più al bene e all’interesse generale in tema di immigrazione e accoglienza, mettendo con ciò Salvini di fronte a un alternativa che (se rifiutata) l’avrebbe indebolito, le cose nel Mediterraneo, in acque lontane dai palazzi del potere europeo, magari sarebbero andate diversamente.

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