Come noto da due anni Silvio Berlusconi è indagato a Firenze insieme all’ex senatore Marcello Dell’Utri come possibile mandanti occulti degli attentati a Firenze, Roma e Milano. La procura toscana aveva ottenuto dal gip la riapertura del fascicolo dopo aver ricevuto la registrazione dei colloqui in carcere del boss, di cui Sekret, il format di inchiesta di Marco Lillo, aveva diffuso l’audio sul sito del Fattoquotidiano.it e il legale Nicolò Ghedini, aveva parlato di “notizie infamanti prima del voto”.

La nota alla Corte d’assise dei legali di Berlusconi – Ieri però difensori del leader di Forza Italia hanno comunicato che l’ex premier per impegni istituzionali dovuti alla carica di eurodeputato. Silvio Berlusconi, il 3 ottobre prossimo, non andrà a Palermo per deporre al processo d’appello sulla trattativa Stato mafia. E oggi hanno depositato il documento che certifica che l’ex premier è ancora indagato. L’ex Cavaliere è stato citato dalla difesa di uno degli imputati, l’ex senatore azzurro Marcello dell’Utri, condannato in primo grado a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato. Ed è per questo che ieri, nella nota depositata alla Corte d’assise d’appello di Palermo, i legali di Berlusconi avevano chiesto ai giudici di chiarire preliminarmente in quale veste giuridica verrebbe sentito. Una volta che la procura generale di Palermo ha accertato ufficialmente l’iscrizione, l’audizione di Berlusconi potrebbe trasformarsi in un braccio di ferro tra le parti. I giudici potrebbero sentirlo appunto come indagato di reato connesso in presenza dell’avvocato, anche perché la veste di teste “puro” gli consentirebbe di non rispondere. La scelta è in capo alla corte.

Una scelta criticata dall’entourage della famiglia Dell’Utri che, stando all’Adnkronos, esprime “sorpresa, rabbia, incredulità. E una grandissima amarezza” contava sulla deposizione di Berlusconi che sarebbe stata fondamentale sulle minacce allo stesso ex premier. “È meglio che non parli, meglio che non dico quello che penso. Ricordo solo che – dice Miranda Dell’Utri – la testimonianza di Berlusconi era stata ritenuta decisiva persino dalla Corte di Assise d’Appello di Palermo. Qui c’è la vita di Marcello in gioco

Berlusconi mai sentito in aula – Berlusconi, che come si legge nelle nelle motivazioni pagò Cosa nostra fino al 1994, “vittima” della minaccia stragista rivolta da Cosa nostra allo Stato per il tramite di Dell’Utri non è mai stato sentito in aula, né in fase d’indagine. Una circostanza che, secondo il legale dell’ex senatore e fondatore di Publitalia, andava sanata essendo l’esame di Berlusconi “una logica conseguenza dalla qualifica di persona offesa attribuita al medesimo nella sentenza impugnata in quanto destinatario finale della ‘pressione o dei tentativi di pressione’ di Cosa nostra”. “Se pure non vi è prova diretta dell’inoltro della minaccia mafiosa da Dell’Utri a Berlusconi, perché solo loro sanno i contenuti dei loro colloqui, ci sono ragioni logico-fattuali che inducono a non dubitare che Dell’Utri abbia riferito a Berlusconi quanto di volta in volta emergeva dai suoi rapporti con l’associazione mafiosa Cosa nostra mediati da Vittorio Mangano“, si leggeva nella motivazione della sentenza di primo grado.

Il ruolo di mediatore di Dell’Utri secondo i giudici di primo grado – L’ex senatore azzurro, secondo i giudici, avrebbe svolto con continuità almeno fino al 1994 il ruolo di intermediario tra interessi di Cosa nostra e quelli di Berlusconi e ciò sarebbe dimostrato dall’esborso di ingenti somme di denaro da parte delle società di Berlusconi poi versate o fatte arrivare a Cosa nostra. “Si ha la conferma – prosegue la sentenza – che sino alla predetta data Dell’Utri, che faceva da intermediario di cosa nostra per i pagamenti, riferiva a Berlusconi riguardo ai rapporti coi mafiosi ottenendone le necessarie somme di denaro e l’autorizzazione a versarle a cosa nostra“. (Leggi le motivazioni della sentenza)

La corte concludeva che “vi è la prova che Dell’Utri interloquiva con Berlusconi anche al riguardo al denaro da versare ai mafiosi ancora nello stesso periodo temporale nel quale incontrava Mangano (mafioso che lavorò come stalliere per Berlusconi ndr) per le problematiche relative alle iniziative legislative che i mafiosi si attendevano dal governo”. “Ciò dimostra – proseguiva la corte – che Dell’Utri informava Berlusconi dei suoi rapporti con i clan anche dopo l’insediamento del governo da lui presieduto, perché solo Berlusconi, da premier, avrebbe potuto autorizzare un intervento legislativo come quello tentato e riferirne a Dell’Utri per tranquillizzare i suoi interlocutori“. In realtà l’ex premier non si è fatto mai interrogare – se non una volta dal pm Antonino Ingroia nel 2012 come testimone sulla questione dei soldi elargiti a Dell’Utri – ed è appunto indagato a Firenze.

I legali di Berlusconi: “Iscrizione nota e atto dovuto” – “L’indicazione dell’iscrizione del presidente Berlusconi da parte della Procura di Firenze non costituisce certamente una novità. Il fatto era già ben noto – fanno sapere legali di Silvio Berlusconi, Franco Coppi e Nicolò Ghedini – così come altrettanto noto che si tratti di una iscrizione dovuta come con la consueta correttezza riconosciuto dalla stessa Procura Fiorentina. Siamo certi che come già nelle precedenti occasioni tale ipotesi non potrà che risolversi in un’archiviazione. Così è stato a Palermo, a Caltanissetta e nel passato anche proprio a Firenze. Gli elementi asseritamente nuovi che hanno comportato la riapertura delle indagini, unitamente al materiale già acquisito, non potranno che condurre alla già richiamata archiviazione”.

Del resto, continuano, “l’assurdità dell’ipotesi è conclamata non solo dalle risultanze processuali ma dalle numerose sentenze passate in giudicato sul punto che hanno confermato che il presidente Berlusconi è stato semmai vittima della mafia. E tutti i provvedimenti assunti dai governi da lui presieduti vanno ulteriormente ad illustrare il suo costante impegno nel contrasto del fenomeno mafioso. Chiunque conosca Silvio Berlusconi e la sua storia non può che concordare con la totale assurdità e insussistenza di quanto in oggetto. Sicuramente dunque non si potrà che addivenire ad una rapida chiusura del procedimento“.

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