Iniezioni da lunedì prossimo e fino al 10 ottobre per più di mille miliardi. La Federal Reserve annuncia una serie di aste per fornire liquidità alle banche, attraverso pronti contro termine (repo) a uno e 14 giorni. Un piano che segue quattro giorni consecutivi di iniezioni da 75 miliardi di dollari l’uno per stabilizzare i tassi sul mercato interbancario, come non succedeva dalla crisi del 2008. Il sistema è carente di dollari ma rispetto a un decennio fa, spiega il Sole 24 Ore, la colpa non è delle banche in crisi, bensì di una serie di fattori. Il primo è il combinato disposto della riduzione del bilancio della Fed – che dopo la fine del Quantitative easing ha smesso di comprare titoli – e della politica fiscale espansiva di Trump, finanziata con l’emissione di nuovi titoli di stato che ha drenato liquidità dal sistema. Con il risultato di prosciugare le riserve bancarie in eccesso. A questo fattore se ne sono aggiunti altri di natura tecnica: la concomitanza di alcune scadenze fiscali e dell’emissione di nuovi titoli di Stato che hanno ridotto ulteriormente la liquidità.

Il mercato interbancario viene usato dalle banche per prestarsi soldi a vicenda in modo da poter far sempre fronte alle necessità giornaliere. Funziona con il meccanismo dei pronti contro termine (Repo): prestito di soldi a fronte di titoli come garanzia. Il tasso di queste operazioni è solitamente simile a quello stabilito dalla Fed, che proprio questa settimana ha deciso di tagliarlo di 25 punti base all’1,75-2%. Se la riserva diventa scarsa e la domanda delle banche aumenta, come successo martedì scorso, inizia a costare di più prenderla in prestito. Esattamente quello che è accaduto, con il tasso overnight (quella che riguarda i pronti contro termine a un giorno) Usa è balzato anche fino al 10%, prima che la Fed intervenisse con la prima iniezione di liquidità.Il problema è che se le banche cominciano a pagare di più la liquidità, prima o poi questo avrà ripercussioni anche sui prezzi delle obbligazioni e del credito e quindi sull’economia reale.

Fino al 10 ottobre sono previsti tre Repo da 30 miliardi di dollari l’uno (il 24, 26 e 27 settembre) e repo overnight quotidiani dall’ammontare di almeno 75 miliardi di dollari l’uno. Le operazioni, spiega la Fed, dovranno “aiutare a mantenere i tassi dei Fed Funds entro il range target” fissato dalla Banca Centrale americana, quindi tra l’1,75% e il 2%. Dopo il 10 ottobre l’Open Market Trading Desk della Fed di New York “condurrà le operazioni necessarie per aiutare a mantenere il tasso dei Fed Funds all’interno dei suoi target”, operazioni “il cui ammontare e la cui tempistica non sono ancora stati determinati“.

Con questa mossa le Fed sembra voler rassicurare i mercati sul fatto che “ha un controllo completo” sui tassi a breve del mercato interbancario, dopo il balzo fino al 10% dell’inizio di questa settimana, secondo quanto ha affermato a Bloomberg lo strategist di BMO Capital Markets, Jon Hill. “Considerata la volatilità a cui abbiamo assistito questa settimana, vogliono assicurare che la fine del trimestre vada nel modo più liscio possibile“. Per Jonathan Cohn, strategist di Credit Suisse, si tratta di “uno sforzo più coordinato” per rassicurare il mercato sul fatto che “la Fed farà ciò che è necessario per calmare una seria volatilità nel mercato dei pronti contro termine”. “Il mercato – aggiunge – ha dimostrato di reagire in modo significativamente positivo, con un ampio allargamento dello spread a due anni”.

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