“La vita come sappiamo è basata sull’acqua. Questo pianeta è il miglior candidato che abbiamo al di fuori del nostro sistema solare nella ricerca di segni di vita“. Giovanna Tinetti, astronoma dell’University College di Londra, ha commentato così la scoperta sensazionale fatta nel Regno Unito: secondo una ricerca del suo ateneo apparsa su Nature Astronomy, per la prima volta è stata rilevata acqua nell’atmosfera di un esopianeta le cui temperature sono simili a quelle terrestri. Il pianeta, battezzato K2-18b, orbita attorno a una stella nana rossa distante circa 110 anni luce – un milione di miliardi di chilometri – nella costellazione del Leone della Via Lattea. Si trova nella “zona abitabile” della sua stella, a una distanza dove l’acqua può esistere in forma liquida. Ha otto volte la massa della Terra ed è due volte più grande.

“Non possiamo supporre che abbia degli oceani in superficie, ma è una possibilità reale”, secondo i ricercatori. Degli oltre 4mila esopianeti rilevati fino ad oggi, questo è il primo a combinare una superficie rocciosa e un’atmosfera con l’acqua. La maggior parte dei pianeti simili alla Terra sono troppo lontani dalle loro stelle per avere acqua liquida o troppi vicini con la conseguente evaporazione dell’acqua.

Scoperto nel 2015, K2-18b è una delle centinaia di cosiddette “super-terre” – pianeti con una massa inferiore di dieci volte la nostra – individuate dal veicolo spaziale Kepler della Nasa. Si prevede che le future missioni spaziali ne rileveranno altre centinaia nei prossimi decenni. Nello specifico la missione Ariel, che sarà lanciata nel 2028, dovrebbe studiare 1000 pianeti un campionamento abbastanza importante per cercare modelli e identificare valori anomali. “Trovare acqua in un mondo potenzialmente abitabile diverso dalla Terra è incredibilmente eccitante“, ha detto Angelos Tsiaras della Ucl. “K2-18b non è una Terra 2.0. Tuttavia, ci avvicina a rispondere alla domanda fondamentale: la Terra è unica?”. Ulteriori ricerche saranno in grado di determinare l’estensione della copertura nuvolosa e la percentuale di acqua nell’atmosfera. L’acqua è cruciale nella ricerca della vita, in parte perché trasporta ossigeno.

“È probabile che questa sia la prima di molte scoperte di pianeti potenzialmente abitabili”, ha affermato l’astronomo Ingo Waldmann, tra i coautori della ricerca. “Questo non solo perché gli esopianeti come K2-18b sono i pianeti più comuni nella nostra galassia, ma anche perché le nane rosse – stelle più piccole del nostro Sole – sono le stelle più comuni.” “Le osservazioni del telescopio spaziale Hubble ci hanno permesso di scoprire che il pianeta ha un’atmosfera e che quest’ultimo contiene vapore acqueo: due buone notizie se siamo interessati all’abitabilità del pianeta”, ha spiegato infine Tinetti.

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