Leggo e rileggo i 29 punti del programma del nascente governo giallorosso, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito democratico e faccio fatica a trovare la parola “banca” e suoi derivati. Qualcosa che faccia riferimento alla riforma del sistema bancario malato.

Per la precisione trovo, al punto 19, una generica indicazione al lancio di “un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud, anche attraverso il rafforzamento dell’azione della banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese” che dovrebbe presupporre il miraggio della nascita di una banca pubblica degli investimenti; e al punto 21 un contraddittorio e vago riferimento alla “necessità di porre in essere, in armonia con il diritto dell’Unione europea (lo stesso diritto, ricordiamo, che ha generato la disciplina del bail-in), politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio, anche agendo sul sistema bancario”.

Poi null’altro! Molto ma molto meno di quanto dichiarato, ma mai realizzato, dal precedente governo gialloverde sul tema della riforma della finanza malata. Sicuramente più coerente e meno bugiardo, ma l’attuale governo conferma l’inclinazione europeista al problema della malafinanza: tutelare lo status quo e la lobby finanziaria. Mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il prossimo giro (elettorale) perché, lo dico con largo anticipo, questo governo non realizzerà neppure quelle poche (ma quali?) cose promesse.

Ma ciò che più mi turba è che non ricordo (o mi sarà sfuggito) giornale o media che abbia fatto questa semplice analisi. Nessuno che si sia chiesto dove siano finiti i propositi pre-elettorali del M5S sui temi della malafinanza. Nessuno che abbia accennato ai pericoli imminenti (Banca Popolare di Bari, Carige, ecc) per migliaia di italiani e alla necessità di riformare un sistema malato.

Ricordino Di Maio & co che tra i sei milioni (!) di elettori persi alle ultime elezioni dal M5S ci sono i truffati dalle banche, ci sono quelli che credevano finalmente di vedere facce pulite negli organi di controllo, c’è chi ci aveva sperato. Queste erano le premesse e le promesse. Ma mentre i risultati del precedente governo sono stati deludenti, peggio ancora è successo con il piano programmatico del nuovo esecutivo: i proclami del contratto di governo del M5S sono completamente scomparsi dai radar mediatici.

Sul tema della malafinanza l’unico strumento finora utilizzato per calmierare la delusione dei cittadini è stata la dilazione. La tutela dei risparmiatori è stata rafforzata? Chiedetelo ai rappresentati delle associazioni dei truffati dalle banche fallite.

Riforma delle banche di credito cooperativo, cosa è cambiato? Nulla. Per quanto riguarda una maggiore responsabilizzazione del management bancario e delle autorità di controllo? Niente. Nulla di fatto anche per la revisione dei parametri dei protocolli di rating di Basilea. Nessun inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi, nessuna revisione della normativa antiriciclaggio e dei processi interni delle banche che occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari.

Si tratta delle promesse fatte agli italiani dal M5S nell’ultima campagna elettorale. E ora sono alleati con quel Pd, nel frattempo sicuramente cambiato nei nomi, che ha prodotto i governi più bancocentrici dell’ultimo ventennio. Non hanno rispettato le premesse e le promesse. Non hanno rispettato gli italiani. Si affrettino a rimediare.

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