Mentre a Roma ha preso forma il nuovo governo Pd-M5s, la famiglia Berlusconi chiude il cerchio sulla più importante operazione finanziaria mai realizzata nel mondo italiano delle tv. Fra le proteste del socio francese Vivendi, l’assemblea dei soci Mediaset ha dato l’ok al progetto MediaForEurope (MFE), la nuova cassaforte che riunirà tutti gli asset italiani e stranieri del Biscione. Con questa mossa, la famiglia Berlusconi trasloca in Olanda, fonde Mediaset con la controllata spagnola e rafforza la presa sul gruppo di Cologno Monzese. “Questa operazione serve solo a Finivest” ha protestato nel suo intervento in assemblea Caroline Le Masne, responsabile affari legali Vivendi, prima di votare invano contro il riassetto. L’avvocato ha poi spiegato che con questa operazione Fininvest si consolida “senza pagare un sovrapprezzo agli azionisti di minoranza”, tema su cui dovrà esprimersi anche Consob.

Il via libera dei soci era del resto abbastanza scontato visto che Fininvest ha il 45,8% dei diritti di voto e in assemblea era presente solo il 62,5 per cento del capitale. Inoltre, prima dell’inizio dei lavori, il consiglio di amministrazione di Mediaset ha deciso di estromettere dal voto la Simon Fiduciaria, trust cui Vivendi ha affidato il 19,9% delle sue azioni dopo che Agcom aveva riscontrato la violazione della legge Gasparri. Così, alla fine, il progetto è passato con il voto favorevole del 78% dei presenti. Si è espresso contro il 21 per cento.

“L’assemblea straordinaria di Mediaset è illegale – ha precisato una nota di Vivendi – il consiglio di amministrazione di Mediaset nell’impedire alla Simon Fiduciaria di votare si basa su una interpretazione del diritto italiano dei media contrario ai trattati dell’Unione europea. Mediaset non tiene conto né dei diritti più elementari degli azionisti né dei principi di di governance d’impresa (…) Attraverso una serie di decisioni illegali, il consiglio di amministrazione di Mediaset ha messo la società in una situazione di incertezza giudiziaria. Vivendi utilizzerà tutte le strade giudiziarie possibili in tutti i paesi e in tutte le giurisdizioni interessate per contestare la legalità del progetto della nuova entità in virtù delle leggi nazionali ed europee”.

Si prospetta quindi un nuovo scontro legale che allunga la fila di esposti e denunce presentate dalle due società. Ma i tempi della magistratura sono lunghi come sanno bene anche Mediaset e Finivest, che dovranno attendere fino al 15 settembre del prossimo anno perché il tribunale di Milano discuta la causa miliardaria seguita al dietrofront dei francesi sulla compravendita della pay-tv premium datato 2016. Il mercato finanziario si muove invece rapidamente.

Così, a questo punto, vista la vittoria in assemblea di Fininvest, non resta che attendere per vedere se i francesi utilizzeranno o meno il diritto di recesso mettendo a rischio il progetto MFE. Una delle condizioni per il buon fine dell’operazione è che l’ammontare del recesso non superi i 180 milioni (2,77 euro per azione), soglia che sarebbe abbondantemente oltrepassata se Vivendi esercitasse il diritto per il suo 28,8 per cento. Ma su questo tema Piersilvio Berlusconi si è detto sereno. “Siamo convinti che Vivendi non abbia nessuna intenzione di recedere” ha dichiarato l’amministratore delegato di Mediaset, che ha poi evidenziato come “ci saranno altri investitori pronti a entrare in campo”. Intanto per ora ci sono i francesi che hanno anche acquistato poco più dell’1% di Mediaset Espana.

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