Ogni italiano spreca in media 700,7 grammi di cibo, per un un valore procapite di 3,76 euro settimanali e di 196 euro annuali. E in tutto lo spreco di cibo a livello domestico in Italia vale quasi 12 miliardi di euro. Ma nel nostro Paese, secondo quanto emerge da un’indagine dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, aumenta la percezione dello spreco e la convinzione che la lotta per contrastarlo debba partire dall’educazione scolastica. Per 7 italiani su 10 (il 68%, erano 6 su 10 nel 2014) quello alimentare è il settore in cui sprecano di più, e se uno su tre (il 33%) non ha le idee chiare sulle fonti da cui attingere per le buone pratiche per prevenire gli sprechi, 6 su 10 ritengono che la sensibilizzazione debba iniziare dai banchi di scuola.

All’origine dello spreco – “Per il 63%” degli intervistati c’è “il cibo scaduto” – spiega il vice presidente Swg Maurizio Pessato, che ha presentato i dati nel corso del lancio del “Premio Vivere a spreco zero” al ministero dell’Ambiente – , mentre la causa è “un eccessivo acquisto” per il 58%; e infine “il troppo cibo cucinato” (43%) e la cattiva gestione del cibo che ammuffisce (51%) o va a male (49%). Cattive pratiche che gravano anche sui costi. Al di là dei 12 miliardi “buttati” ogni anno dalle famiglie, c’è lo spreco alimentare di filiera (produzione – distribuzione), stimato in oltre 3 miliardi di euro (3.176.032.413), ovvero il 21,1% del totale. Lo spreco complessivo di cibo vale quindi oltre 15 miliardi euro, per l’esattezza 15.034.347.348. Quanto gettiamo nelle nostre case rappresenta quindi i 4/5 dello spreco alimentare complessivo in Italia: cioè lo 0,88% del Pil (valori a prezzi correnti fonte Istat).

Sensibilizzazione e buone pratiche – Per “migliorare” si guarda agli altri cittadini (per 4 italiani su 10), quindi agli enti pubblici (36%) poi a imprese (19%) e associazioni (15%). Proprio le associazioni (di cittadini e di consumatori) sono, per il 31%, artefici della sensibilizzazione in atto. Al secondo posto le scuole che agiscono solo per il 27% degli italiani. Poco percepita la sensibilizzazione da parte degli enti pubblici (12%) e delle imprese (8%). Dopo il cibo, secondo gli intervistati, sprechiamo l’acqua (52%, in netto aumento rispetto al 2014, quando lo spreco idrico riguardava il 37% degli intervistati). Seguono mobilità (25% dall’8% precedente), energia elettrica (24%), soldi (16%), tempo (14%) e gas (7%). Sulle possibili soluzioni per ridurre o prevenire lo spreco alimentare domestico, per il 64% è necessaria una lista della spesa e congelare i cibi che non si mangeranno a breve (63%). Poi fare attenzione a non cucinare più del necessario (51%), riutilizzare gli avanzi e gli scarti dei pasti (49%), verificare se i cibi sono andati a male prima di buttarli (49%), ordinare meglio il cibo nel frigo con attenzione alle scadenze (43%).

Il kit per non sprecare a scuola – “Per gli studenti e gli insegnanti delle scuole elementari è in arrivo il kit delle buone pratiche anti spreco” perché “proprio dalla scuola, dove abbiamo un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto, deve partire la sensibilizzazione ad una educazione contro lo spreco alimentare”, ha detto il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè ha annunciato la nuova iniziativa in collaborazione con il ministero dell’Ambiente. “A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, – spiega Segrè – raccogliamo l’appello dei cittadini che per il nostro osservatorio (6 su 10) indicano che la scuola debba essere prima fonte di sensibilizzazione e lo rilanciamo perché l’educazione alimentare diventi programma scolastico, e perché l’educazione civica del nostro tempo non sia avulsa dalla sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e dell’educazione ambientale”. Il Kit dedicato agli alunni delle scuole elementari dal 10 settembre sarà scaricabile sul sito sprecozero.it. Sono previsti percorsi teorici, visivi e attività ludiche con un manuale di utilizzo da fare a scuola mirate all’educazione alimentare anti spreco. Inoltre sarà possibile scaricare anche il “Diario del giovane investigatore” , un vero vero proprio diario che permetterà ai piccoli studenti di indagare cosa succede nel frigo di casa e nella dispensa di famiglia aggiornandolo giorno dopo giorno.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Treviso, al mercato degli antichi mestieri c’è pure ‘l’arte del casino’. Con apposite figuranti vestite da prostitute

prev
Articolo Successivo

“Per lavorare in Italia puntiamo su una paninoteca e non sulla laurea. Vogliamo creare un posto dove tutti si sentano a casa”

next