Sharm el Sheikh, il mare, i cammelli, le palme, le dune…”. Per una tragedia sfiorata una piccola risata non può che tirare su di morale. Poche ore fa la grande paura per i 122 passeggeri italiani che stavano tornando da Sharm el Sheik all’aeroporto napoletano di Capodichino sul volo della compagnia aerea egiziana AMC Airlines. L’atterraggio d’emergenza a Il Cairo è stato improvviso e non si è ancora capito a cosa sia stato dovuto: se ad un vetro rotto da uno stormo di uccelli nella parte anteriore del velivolo o se da un guasto tecnico. Aereo sostituito e ritorno in serata senza ulteriori inconvenienti per i passeggeri, perlopiù napoletani.

Anche se a qualche buontempone online non è sfuggito il confronto con un brano musicale di Tony Tammaro. Una sorta di buffa e involontaria profezia che si trova nel testo di qualche anno fa intitolato proprio Sharm el Sheik. “Eravamo in centoventi su quel volo per l’Egitto, tutte quante a ffà ‘o burdello, sulo ‘o nonno steva zitto”, inizia il pezzo. Poi ecco l’incidente casalingo sull’aereo provocato niente meno che dalle cibarie imposte a forza delle altrettanto solite premurose donne del parentado: “Mia cognata disse: “Gino, t’o vuò fà ‘nu furmaggino?“, arapette la borsetta/e dinta mano mo mettette. Io non so che sarà stato, vuoto d’aria o turbolenza/’o furmaggino me vulaie ‘ncopp’all’uscita d’emergenza”. A quel punto Tammaro canta del caos che accade sull’aereo e perfino dell’arrivo dei caccia della NATO perché tutti pensano ad un qualche attentato. È lo zio Gaetano a finire scambiato per un talebano e il formaggino per una bomba. Morale della favola: i parenti del protagonista del brano che cantano: “L’anno prossimo ve lo giuro ce ne andiamo a Varcaturo (località di mare ad una decina di chilometri da Napoli ndr).

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