È deceduta in sala parto, mentre i medici le stavano facendo partorire un feto che era già morto. E ora la procura di Ancona indaga per omicidio colposo. I magistrati sono chiamati a far luce su quanto accaduto al’ospedale pediatrico ‘G. Salesi’, nel capoluogo marchigiano, dove una donna tunisina di 35 anni, residente a Loreto, ha perso la vita nel reparto di clinica ostetricia e ginecologia. I medici le avevano indotto il parto del feto che, a fine gravidanza, era risultato privo di vita nell’ultimo monitoraggio effettuato. L’episodio è avvenuto nella notte fra sabato e domenica.

La donna è stata sottoposta a induzione del parto vaginale, “procedura scelta per tutelare la salute riproduttiva”. Secondo i medici, la tunisina – che nei due precedenti parti non aveva avuto problemi – potrebbe essere stata colpita da “embolia polmonare amniotica”, che poi avrebbe causato l’arresto cardiocircolatorio. “Un fatto raro – spiega il primario Andrea Ciavattini – ma che può accadere”. Il medico parla di “quadro acuto e imprevedibile e non recuperabile nonostante la rianimazione”. L’ospedale aprirà un’indagine interna con un approfondimento diagnostico, “come è la prassi per eventi critici come questo”.

La madre soffriva di diabete gestazionale, una patologia che, secondo i medici, “unitamente all’eventuale mancata sottoposizione a terapie adeguate, potrebbe aver concorso al decesso prematuro del feto”. “Quando si sono rotte le membrane amniotiche – riferisce il primario – la donna ha avuto un arresto cardiocircolatorio” ed “è stata immediatamente rianimata”. Operazione, prosegue il medico, in seguito alla quale il “parto vaginale è stato risolto” ma che non ha evitato il decesso della paziente. La Procura di Ancona ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, per il momento contro ignoti. Il pubblico ministero di turno Irene Bilotta ha disposto l’autopsia sulla donna ed eventualmente anche sul feto prima di passare il fascicolo al pm Serena Bizzarri.

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