Il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, offre le navi della Guardia Costiera italiana per trasportare i 107 migranti a bordo della Open Arms in un qualsiasi porto spagnolo offerto dal governo di Madrid. La proposta del Cinque Stelle arriva dopo che l’esecutivo di Pedro Sanchez ha offerto prima il porto di Algeciras, giudicato troppo distante, e poi quello di Minorca, con l’equipaggio della ong che, però, ha fatto sapere che le condizioni delle persone a bordo non consentivano di affrontare la traversata. “Ci siamo messi a disposizione con la Guardia Costiera per accompagnare la Open Arms in Spagna, per offrire supporto tecnico e per trasportare parte dei migranti a bordo di una nostra imbarcazione per il viaggio – ha scritto il ministro sulla sua pagina Facebook – La ong ha incredibilmente rifiutato, con un atteggiamento che fa sospettare ci sia malafede da parte loro. A questo punto facciamo un ulteriore passo in avanti: siamo disponibili a portare noi, con la nostra Guardia Costiera, nel porto iberico che ci verrà indicato, tutti i migranti che sono a bordo della Open Arms”.

Il membro del governo cerca però di dettare le condizioni al governo spagnolo: “La Spagna però – continua – faccia prima, a sua volta, un passo in avanti e tolga immediatamente la sua bandiera dalla nave della ong”.

Nel pomeriggio di lunedì, Open Arms aveva fatto sapere che lo sbarco rimane la migliore soluzione, ma che questo deve avvenire rapidamente, senza perdere tempo in un’ulteriore traversata: “Lo sbarco è la soluzione migliore. Se poi vogliono prendersi l’onere di portare queste persone in Spagna, noi non lo possiamo fare”, ha spiegato Riccardo Gatti, presidente della ong. L’organizzazione si è detta preoccupata per le condizioni delle persone a bordo: vanno trasferite in aereo o in traghetto, dicono i responsabili, sono “stremate“.

Sabato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva messo a disposizione le imbarcazioni della Guardia costiera “per accompagnare l’ong verso il porto spagnolo, con tutto il sostegno tecnico necessario, per far sbarcare lì tutti i migranti a bordo”. “Ci hanno comunicato che vorrebbero trasferire solo una parte dei 107 naufraghi nelle navi militari – ha commentato oggi Gatti – il resto dei migranti dovremmo portarli noi e questo è impossibile”. Meglio mettere “a disposizione dei traghetti per fare viaggiare queste persone, stremate, in condizioni umane”. “Queste persone vanno rispettate – ha aggiunto – hanno sofferto e soffrono abbastanza”.

C’è un’altra possibilità contemplata dalla ong: “Per dare dignità ai naufraghi potrebbero trasferirli a Catania e da lì in aereo portarli a Madrid. Abbiamo provato ad affittare un Boeing per 200 persone per portarli da Catania a Madrid, e verrebbe 240 euro a passeggero”, ha detto ancora Gatti, ricordando che un anno fa “per la soluzione della vicenda Aquarius si sono spesi 250mila euro per la nave della Guardia costiera e dell’altra nave neanche si è saputo il costo”.

Critiche alla ong e all’Italia arrivano proprio da Madrid. “La Open Arms non ha voluto andare a Malta – ha detto Carmen Calvo, vicepremier del governo spagnolo, intervistata da Cadena Ser – Noi stavamo lavorando in colloqui con il governo maltese, ma loro hanno deciso di dirigersi verso l’Italia”. Ora “abbiamo offerto ogni tipo di aiuto: medico, viveri. Non capiamo la posizione della Open Arms. Abbiamo offerto il porto più vicino, non possiamo portare i nostri porti in Italia”. Madrid ha anche sottolineato che “non c’è nessun accordo con il governo italiano” ed è stato solo messo a disposizione un porto.

Anche Bruxelles è tornata a far sentire la propria voce. “Rivolgiamo un appello agli Stati membri e alle ong a collaborare per trovare una soluzione che funzioni e che permetta uno sbarco immediato delle persone a bordo”, ha detto la portavoce dell’esecutivo comunitario Natasha Bertaud, ricordando tuttavia che la “Commissione europea non ha competenza sui porti di sbarco”. Bertaud ha inoltre spiegato che il commissario Dimitris Avramopoulos nei suoi contatti con gli Stati membri degli ultimi giorni ha sollevato anche la questione della Ocean Viking, la nave norvegese in mare da dieci giorni in attesa di un porto in cui sbarcare con altri 356 migranti.

Intanto solo nelle ultime 48 ore a Lampedusa sono arrivati 110 migranti in tre diversi sbarchi. L’ultimo è di questa mattina con 37 persone, arrivate dalla Tunisia, soccorsi dalla Guardia di Finanza. Prima ancora sono arrivati 57 migranti, mentre la notte scorsa 16 tunisini sono arrivati al porto dopo essere stati soccorsi.

Ancora in mare anche la Ocean Viking – In mare da dieci giorni in attesa di un porto in cui sbarcare ci sono anche altri 356 migranti salvati dalla Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere: l’unico porto che gli è stato offerto è quello di Tripoli. E le ong lanciano l’allarme sulle condizioni a bordo: “Sono stati e sono tuttora esposti a un fortissimo stress psicologico i naufraghi a bordo della Ocean Viking. Stress dovuto non solo a ciò che hanno visto o subito in Libia ma anche alla loro prolungata permanenza sulla nave. Il lato psicologico è infatti quello che preoccupa di più, un problema che potrebbe aggravarsi nei giorni a venire”, ha affermato domenica Luca Pigozzi, medico a bordo della nave che si trova ora tra Lampedusa e Linosa in attesa di un porto sicuro.

Tra le persone soccorse tra il 9 e l’11 agosto ci sono 103 minori, la maggior parte dei quali non accompagnati. “Sulla Ocean Viking – spiega ancora il medico – ci sono anche feriti da guerra. Si tratta di persone provenienti da paesi in conflitto. Ci troviamo a fronteggiare prevalentemente casi di infezioni cutanee e delle vie respiratorie. Nei primi giorni abbiamo avuto anche casi di disidratazione. Ci sono poi adulti affetti da malattie croniche, come il diabete”.

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