Gran parte delle coltellate inferte a Mario Cerciello Rega hanno colpito organi vitali: cuore, stomaco e polmoni. “Sarebbero bastati uno o due colpi per ucciderlo, ne sono arrivati undici”, rivelano fonti inquirenti a ilfattoquotidiano.it. Sono stati consegnati nei giorni scorsi ai magistrati della procura di Roma i risultati dell’esame autoptico sul corpo del carabiniere 35enne ucciso la notte fra il 25 e il 26 luglio a Roma, nel quartiere Prati. Per quel delitto, sono stati arrestati due 19enni americani, Finnegan Lee Elder, che ha confessato l’accoltellamento del vice brigadiere, e Gabriel Natale Hjorth, accusato di concorso in omicidio, per aver partecipato allo scontro in piazza con Cerciello Rega e il suo collega Andrea Varriale, quella sera entrambi in borghese.

Il referto del medico legale è ancora segretato, ma già trapelano alcuni elementi che, secondo gli inquirenti, renderebbero l’idea della “efferatezza con cui Elder si è accanito sul corpo del militare”. Il giovane californiano, infatti, era armato di un coltello militare con lama fissa lunga 18 centimetri “di cui 16 del solo filo”, con una impugnatura in anello di cuoio, “chiaramente utilizzabile (e utilizzato) per l’offesa della persona“, si legge nel capo di imputazione. “Alcune coltellate sono arrivate anche ai fianchi“, confermano le stesse fonti. Sarà invece l’esame sui vestiti del 35enne a sciogliere la riserva su un elemento fondamentale per le indagini, ovvero se la gran parte delle coltellate siano arrivate con Cerciello Rega già accasciato a terra oppure se si trovasse ancora in piedi a lottare, come asserisce la difesa del ragazzo.

Proprio il pool di legali nominato dalla famiglia Elder, fra cui il l’avvocato Roberto Capra, sta impostando il ricorso già presentato al tribunale del Riesame sull’assunto che Cerciello Rega e Varriale – quella sera intenti a recuperare la refurtiva sottratta al mediatore dei pusher Sergio Brugiatelli – non si fossero qualificati come carabinieri, e che quindi Finnegan, spaventato, avesse reagito a una presunta (ma non confermata) aggressione del militare, a sua volta sprovvisto di pistola e, pare, di manette. Gli avvocati di Elder e Hjorth sono anche convinti che vi siano altre videocamere (quelle della banca e della farmacia) che potrebbero aver ripreso il delitto e per questo hanno lanciato un appello ai magistrati. “Ma sanno benissimo che quei filmati non esistono, altrimenti sarebbero già usciti”, replica l’avvocato Massimo Ferrandino, legale di Rosa Maria Ersilio, la vedova di Cerciello Rega.

Oltre all’esame autoptico, come detto, saranno determinanti le analisi dei Ris sui reperti catalogati il 6 e 7 agosto durante l’ispezione della stanza dell’hotel Le Meridien Visconti, dove i due americani avevano alloggiato la notte del delitto. Nel frattempo, è attesa da parte della procura di Roma, alla riapertura dei lavori, la convocazione dell’udienza al Riesame con i legali dei due giovani che chiederanno i domiciliari. Difficile, per Elder, non impossibile per Natale Hjorth, che ha dei parenti prossimi – il nonno e lo zio – residenti nel comune di Fiumicino. Nella ricostruzione fin qui operata dagli inquirenti, inoltre, mentre Finnegan colpiva a morte Cerciello Rega, lo scontro fra Varriale e l’italoamericano si concludeva per il collega del vice brigadiere con una “dorso lombalgia postraumatica guaribile in 6 giorni“.

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