Se c’è una cosa che gli italiani capiscono bene è la coerenza dei loro politici. Non hanno perdonato a Matteo Renzi il tradimento della promessa “se perdo il referendum vado a casa” e non perdoneranno quello di Matteo Salvini che fino a poche settimane fa prometteva “il Governo dura cinque anni” anche di fronte ai sondaggi più rosei.

Eppure un mix di sondaggi ha fatto cambiare idea al leader della Lega. Credo che a far scattare la sua fretta di innescare la crisi di governo sia stata la rilevazione Winpoll di fine luglio secondo la quale il 72% degli italiani vuole il voto anticipato, nel momento in cui la Lega sfiora il 39%.

Qui il passo falso. Salvini ha sbagliato a tradire il M5s, perché quel movimento gli aveva dato la credibilità che lui non aveva quando era alleato di Silvio Berlusconi. L’alleanza con il M5s ha dato a Salvini l’immagine di politico affidabile, serio, disinteressato al potere e ai giochi di palazzo. Quello diverso dagli altri, più simile ai Cinque stelle che a Berlusconi per intenderci. Una generosa certificazione che il leader della Lega ha saputo sfruttare appieno, volando nei consensi.

Per evitare il boomerang di cui sarà vittima, Salvini avrebbe dovuto portare il Movimento stesso a staccare la spina. Ci stava quasi riuscendo. A quel punto sarebbero stati Luigi Di Maio e i suoi gli irresponsabili, quelli del “no” a tutto. Invece, la brama di potere lo ha portato ad accorciare i tempi, a tradire la sua stessa parola. Questa mossa la pagherà cara in termini di consensi.

Se andremo al voto fra ottobre e novembre, probabilmente vincerà comunque la Lega. Non con il 39%, ma con abbastanza voti per governare insieme a Berlusconi e alla Giorgia Meloni. Se invece si dovesse votare il prossimo anno inoltrato, a maggio 2020, allora ci sarebbe tutto il tempo per affossare Salvini con la giusta campagna di comunicazione. Vediamo ciò che dovrebbero fare gli avversari di Salvini per fermarlo.

Il primo passo

Il primo passo è quello di prolungare la vita di questo governo, per scongiurare il voto ad ottobre e avere tempo di mettere in piedi una campagna massiccia contro il nuovo nemico. Un’ipotesi plausibile, perché come leggiamo nelle ultime ore il Pd potrebbe non votare la sfiducia a Conte con la motivazione di voler tagliare il numero di parlamentari e scongiurare l’aumento dell’Iva. Anche Pietro Grasso e Beppe Grillo sono favorevoli ad un governo di scopo. Con queste motivazioni l’Italia capirebbe e non parlerebbe di attaccamento alla poltrona.

Il secondo passo

Il secondo passo è quello di sfruttare questa finestra temporale per fare una dura campagna contro Salvini. Attenzione però al metodo. Sia il M5s che il Pd hanno commesso errori di comunicazione nei confronti del leader della Lega negli ultimi mesi. Il Pd lo ha dipinto come fascista, arrivando a supportare personaggi discutibili come Carola Rackete. Una campagna pro-immigrazione non affosserà Salvini, ma i suoi stessi autori. Va criticata l’incoerenza del personaggio, la sua inaffidabilità, non le sue idee che piacciono tanto agli italiani. Anche sostenere il governo Conte è positivo per il Pd. Beneficerà di quell’aura di credibilità che si ottiene tuttora collaborando con il M5s.

Il M5s invece ha commesso l’errore di parlare troppo di risultati. Come dico spesso: se nasci antipolitica, devi restare antipolitica. Salvini, seppur al governo, ha continuato a parlare principalmente dei problemi degli italiani, non delle promesse mantenute. Questo è l’atteggiamento giusto che anche il M5s deve ritrovare. Il motivo sta nel modo in cui la comunicazione politica è cambiata nell’ultimo decennio. Dopo la crisi economica del 2007, la cittadinanza (di tutto il mondo, non solo italiana) ha perso fiducia nelle istituzioni. Il politico da quel giorno non è più visto con rispetto, ma con disprezzo. Da lì la nascita dei movimenti populisti come quello di Grillo e la nuova Lega di Salvini (anche quella di Umberto Bossi nacque in un momento di antipolitica, quello di Tangentopoli).

Da allora non esiste più un senso di gratitudine nei confronti del politico. L’aver fatto delle cose positive non basta a garantire la permanenza al potere. Il cittadino vota un politico solo per risolvere problemi. Una volta che li ha risolti, può anche sparire. Hai fatto il reddito di cittadinanza? Bene, adesso mi serve fermare i migranti. Togliti di mezzo che devo votare Salvini. Questo è il ragionamento. La comunicazione politicamente corretta del M5s degli ultimi mesi è stata fra le cause del suo tracollo. Per avere consensi non devi dire “ho fatto questo” ma “risolverò quest’altro problema”. Altrimenti diventi inutile agli occhi dell’elettore.

In queste ore in cui idealmente il M5s è tornato in campagna elettorale, finalmente libero da Salvini, ha tirato fuori lo spirito giusto. La narrazione di Salvini come “traditore” sta funzionando. Lo vediamo soprattutto sui social network, dai commenti contro Salvini e dal calo di like che sta subendo. Questi sono i toni da portare avanti da qui al voto. Una campagna governativa sarebbe disastrosa. Una campagna di antipolitica (dove la politica è Salvini) è ciò che ci vuole. Alzare i toni permetterà inoltre al movimento di essere più presente sui media tradizionali, oggi occupati da Salvini. Non è il leader della Lega ad insegnarlo e neanche Trump a cui si ispira, ma il fondatore del movimento stesso, Beppe Grillo. Grazie alle sue provocazioni ha monopolizzato l’attenzione di giornali e tv negli anni precedenti al boom del 2013.

Come potrete notare in spiaggia in questi giorni, tutti parlano di Salvini, quasi nessuno di Di Maio. Molti sanno cosa vuole la Lega (fermare gli immigrati e i criminali), pochi sanno cosa ha fatto il M5s al governo. Questo perché i media tradizionali, di gran lunga più potenti dei social sulla massa, parlano quasi esclusivamente di Salvini. E i media lo fanno non perché sono corrotti, ma perché le buone notizie non fanno notizia, mentre i problemi sì. Devono tornare le provocazioni dal M5s, il politicamente scorretto, altrimenti esisterà solo Salvini nella mente degli italiani e non ci sarà verso di fermarlo. Facendo queste cose, gli avversari di Salvini avranno una chance per fermarlo. Anche lui ha commesso un errore, come tutti prima o poi. Occorre capitalizzarlo subito con la massima determinazione. Di certo lui non starà fermo a guardare.

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