“Con franchezza dico no. Un accordicchio Pd-M5s regalerebbe a Salvini uno spazio immenso. Nessuna paura del voto”. Nicola Zingaretti, segretario del Pd, boccia una possibile alleanza con i pentastellati per mettere a posto i conti e poi tornare alle urne. Dalle pagine dell’HuffingtonPost risponde anche all’intervista di Matteo Renzi pubblicata sul Corriere della Sera. Se per l’ex premier sarebbe “folle” andare subito al voto, Zingaretti detta una linea opposta: affrontare le elezioni per non sottrarre Matteo Salvini e la Lega dalle proprio responsabilità, visto che “ora scappano per paura della manovra finanziaria perché non sanno cosa fare”. Al contrario, secondo il segretario democratico, l’onere di un governo Pd/M5s regalerebbe al leader del Carroccio la possibilità di evitare la legge di bilancio e di gridare “allo scandalo“. Zingaretti boccia quindi un “accordicchio” ma non chiude a un esecutivo che duri per l’intera legislatura: “È nelle prerogative di Sergio Mattarella“, risponde intervistato dal Tg1.

La visione di un Pd diviso tra due strategie e due prospettive opposte va così via via sfumando con il passare dei giorni e delle ore. Dario Franceschini, vicino al segretario, apre anche un accordo coi pentastellati ma invoca “una scelta unitaria“. Lo stesso Zingaretti evita una presa di posizione troppo netta e in serata, durante la sua intervista al Tg1, le distanze si riducono. Se da una parte sottolinea i dubbi su “un governo che rimette a posto i conti e poi va a votare”, non escluder appunto l’ipotesi di un esecutivo di legislatura. Il segretario già apre alla discussione interna al partito: “Dovremo discutere senza demonizzare idee diverse, senza accuse o invettive perché c’è e ci sarà bisogno del contributo di idee e di lavoro di tutte e di tutti. Se concordiamo sul pericolo Salvini il primo assoluto bene da preservare è l’obiettivo dell’unità“.

Quello che Zingaretti sa, infatti, è che in questo momento Matteo Renzi controlla tra i 35 e i 40 senatori su 51 totali del Pd. A Montecitorio la situazione non è tanto diversa: su 111 deputati, almeno una sessantina sono renziani. Questo significa che se le sorti della crisi si giocheranno in Parlamento, è Renzi ad avere il pallino in mano. Che infatti ha scelto di tornare prepotentemente in gioco. Zingaretti è consapevole che un ritorno alle urne gli consentirebbe anche di sostituire i renziani con suoi fedelissimi. Ma allo stesso tempo apre alla mediazione, ricordando anzi che fino all’altro ieri erano gli altri a rigettare “qualsiasi ipotesi di accordo con il M5s”.

“Ci aspettano prove difficili. Quando il gioco si fa duro i duri smettono di litigare“, scrive su Twitter il presidente del Pd Paolo Gentiloni. Provando a decriptare, è un altro invito al dialogo che però non preclude né una né l’altra soluzione. Così come a sfumare tra le due posizioni – accordo o voto subito – ci pensa anche Goffredo Bettini, dirigente nazionale Pd. “O si dà vita ad un governo di lungo respiro, con una maggioranza chiara, un programma condiviso e una ambizione di rinnovamento, o è di gran lunga meglio prendere atto, come ha fatto giustamente Zingaretti in queste ore, che per i disastri di Salvini e Di Maio non ci sono più margini per evitare il voto in autunno“, ha scritto anche lui sull’HuffingtonPost. “Se cade la pregiudiziale (non il giudizio, ma il pregiudizio) verso i 5Stelle – spiega – e si apre una trattativa, allora si dovrebbe mettere in campo una operazione limpida“. Non si schiera anche Graziano Delrio, presidente dei deputati Pd, che su Twitter scrive: “Tutte le forze politiche devono pensare al bene degli italiani e non al proprio tornaconto. E’ chiaro che c’è stata una crisi perché il governo non ha saputo governare. Piena fiducia in Mattarella”.

LE PAROLE DI ZINGARETTI ALL’HUFFINGTON
Zingaretti dice di volere il voto, quindi, nonostante sia consapevole del rischio di consegnare il Paese alla Lega. Spiega di avere “ben chiara la minaccia rappresentata dall’iniziativa di Salvini, addirittura per la tenuta della democrazia liberale”, ma “il sostegno a ipotesi pasticciate e deboli, non illudiamoci, ci riproporrebbe ingigantito lo stesso problema tra poche settimane”. Tradotto: secondo Zingaretti, se si tornasse alle urne non ora ma a maggio, Salvini potrebbe avere un consenso ancora maggiore.

Ma è lo stesso Zingaretti a evitare una presa di posizione troppo netta: “Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni – scrive – per fortuna nei passaggi ci guiderà la saggezza e l’autorevolezza del presidente Sergio Mattarella“. “Tutto il partito in questi lunghi mesi ha escluso con toni diversi qualsiasi ipotesi di accordo con il Movimento 5 stelle – ricorda Zingaretti – Io sono stato accusato ingiustamente, per mesi, di essere il fautore di questo progetto nascosto”. Poi un’altra sottolineatura importante: “In molti casi si è arrivati a teorizzare che in realtà con Lega e 5 stelle ci si trovasse di fronte a due destre, due facce della stessa medaglia entrambe pericolose e illiberali da sconfiggere. Ho combattuto con tutte le mie forze questa analisi che però ha sicuramente contribuito a ridurre i margini di manovra della nostra iniziativa politica”, aggiunge.

Quella di Zingaretti è infatti soprattutto un’invettiva contro il Carroccio: “Matteo Salvini ha aperto la crisi. Il Governo populista ha fallito e messo l’Italia in ginocchio e ora scappano per paura della manovra finanziaria perché non sanno cosa fare – scrive – Avevano promesso una rivoluzione hanno combinato un disastro: l’Italia ha crescita zero, è esplosa la cassa integrazione, la produzione industriale cala e il debito pubblico è deflagrato. L’Italia nel mondo è isolata come non mai e non contiamo più niente. Non ci sono i soldi per fare la manovra economica. Il rischio è fare nuovi debiti, o nuovi tagli, o nuove tasse. Hanno paura di ammettere i loro errori e scappano. Non è solo la fine di un governo, è la sconfitta del populismo al governo.La cultura dell’odio e del rancore ha fallito, non è la soluzione”.

La soluzione del rebus per il segretario del Pd è il ritorno al voto, non un governo istituzionale, per combattere Salvini ad armi pari in campagna elettorale: “Di fronte a una leadership della Lega che tutti giudichiamo pericolosa e che si appella al popolo in maniera spregiudicata è credibile imbarcarsi in un esperienza di governo Pd/5 Stelle (perché di questo stiamo parlando) per affrontare la drammatica manovra di bilancio e poi magari dopo tornare alle elezioni? Su cosa? Nel nome della salvaguardia della democrazia? Io con franchezza credo di no“. “E’ forte dire nel nome della democrazia non facciamo votare? Ho anzi il timore che questo darebbe a Salvini uno spazio immenso di iniziativa politica tra i cittadini. Griderebbe lui allo scandalo. Daremmo a lui la rappresentanza del diritto dei cittadini di votare e decidere. Davvero allora i rischi plebiscitari sarebbero molto seri”, sostiene Zingaretti.

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