Il ricorso è “inammissibile”. Così il tribunale collegiale di Bologna ha bocciato il reclamo del ministero dell’Interno che qualche mese fa aveva protestato contro l’ordinanza che aveva imposto al Comune di Bologna di iscrivere all’anagrafe una richiedente asilo, di fatto dimostrando le falle del decreto Sicurezza che le negava la residenza. Ad annunciarlo gli avvocati Antonio Mumolo e Paola Pizzi, dell’Associazione Avvocato di Strada, che hanno difeso la migrante, una donna armena.

“Il ministero dell’Interno – spiega Mumolo – riteneva di essere legittimato a proporre reclamo in quanto ‘litisconsorte necessario’. Sosteneva, inoltre, di potersi sostituire al sindaco di Bologna, che aveva deciso di non proporre reclamo e aveva invece già iscritto all’anagrafe la signora richiedente asilo”. Il Collegio ha però stabilito che il Viminale non può presentare reclamo, “non essendosi presentato nella prima fase del giudizio”. “Ancora una volta un Tribunale afferma che anche il ministero dell’Interno è soggetto alla legge – commenta Mumolo – È una vittoria del diritto in tempi bui per la nostra democrazia”. “Dai giudici di Bologna altra sentenza a favore degli immigrati, nonostante il ricorso del mio ministero”, commenta il vicepremier, sostenendo l’importanza di una “vera riforma della Giustizia”.

Il caso è simile a quello avvenuto lo scorso maggio a Firenze. Anche in quell’occasione il tribunale si era espresso respingendo il reclamo del Viminale che aveva impugnato la decisione di un giudice che aveva autorizzato un somalo richiedente asilo a presentare domanda di iscrizione all’anagrafe al Comune di Scandicci.

In entrambe le occasioni gli avvocati proponevano “un’interpretazione della norma” sulla base anche di provvedimenti precedenti, come il Testo Unico sull’immigrazione, che non è stato modificato dal cosiddetto decreto Salvini. Non solo, secondo i giudici di Firenze, l’iscrizione all’anagrafe non poteva essere rifiutata dai comuni perché il diniego “sarebbe stato discriminatorio”. Il ministro dell’Interno alla notizia dei due giudizi aveva commentato: “Se qualche giudice vuole fare politica e cambiare le leggi per aiutare gli immigrati, lasci il Tribunale e si candidi con la sinistra. Ovviamente faremo ricorso, intanto invito tutti i sindaci a rispettare (come ovvio) la legge”.

E una decisione simile a quella del tribunale di Firenze e di Bologna ha preso una settimana fa un giudice di Ancona, che ha obbligato il Comune a iscrivere un richiedente asilo all’anagrafe sollevando però, per la prima volta, la questione di legittimità costituzionale della norma.

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