È vero, devo riconoscere che le immagini del figlio del ministro degli Interni, a cavalcioni su una moto d’acqua della polizia di stato, mi hanno un po’ impressionato.
Dopo un iniziale senso di smarrimento mi sono venute in mente le centinaia di circostanze nelle quali i nostri figli disabili hanno “abusato” dei mezzi e del personale della polizia.

Lo ammetto, da quindici anni migliaia di bambini e giovani disabili a giochi senza barriere vengono trasportati sulle moto, sollevati sui cavalli della polizia e della guardia di finanza. Confesso di disporre, assieme a diverse decine di persone, di un archivio fotografico e video che mostra la straordinaria abnegazione e tenerezza delle donne e degli uomini delle forze dell’ordine.

Sempre a fianco ai nostri figli disabili. Se poi devo definitivamente peggiorare la mia posizione confesso che anche l’austero personale dell’Accademia aeronautica di Pozzuoli e i generosi vigili del fuoco ed il personale della polizia municipale di Napoli hanno provveduto ad incentivare questa “collaborazione” con i nostri figli disabili.
Sempre disponibili.
Sempre.

Che dire poi dei giornalisti e dei fotografi che hanno riempito di milioni di immagini i loro strumenti di lavoro?
Forse a pensarci bene con la storia del figlio di Salvini una o più differenze ci sono.
Giochi senza barriere è una festa di tutti e per tutti e non di uno soltanto.

A Giochi senza barriere a nessuno è mai venuto in mente di insolentire o addirittura minacciare un fotografo o un giornalista.
Io un’idea ce l’avrei, qualcuno può aiutarmi ad invitare il giovane figlio di Salvini alla prossima edizione della nostra manifestazione?

Così, tanto per cominciare a vivere.
Senza impegno, si intende.

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