Sarà stato il caldo micidiale da global warming ad aver fatto perdere la ragione a tutti ma qualcuno, se riesce, può spiegare in parole semplici cosa avrebbe scatenato il fuoco incrociato contro Ivan Scalfarotto? E non parlo tanto dei commenti degli incendiari di professione, di chi insomma passa il suo tempo a montare casi, quanto – piuttosto – le dichiarazioni senza insulti ma di tenore analogo giunte proprio dalla parte politica di Scalfarotto.

Morani, Fiano, Calenda e infine anche il segretario Zingaretti: tutti contro il deputato, reo di aver compiuto un gesto scandaloso recandosi a Regina Coeli per fare visita ai due americani in carcere accusati dell’omicidio del carabiniere a Roma.

Dicevo, non turba che i capipopolo della destra, con un occhio ai sondaggi e l’altro sui social, banchettino esultanti sulla poltiglia in cui stanno riducendo la democrazia; piuttosto lascia basiti la posizione del Pd: possibile che sull’altare del consenso sia necessario, ora, sacrificare anche una prerogativa parlamentare?

D’altronde della benda sugli occhi del 19enne americano ha parlato mezzo mondo e dato che la vittima è un rappresentante delle forze dell’Ordine, qualora ci fossero stati abusi e maltrattamenti nei confronti dei due detenuti, se li avessero denunciati la loro posizione sarebbe stata molto più debole che in altri contesti.

Ci vuole davvero una laurea per capire come la decisione di Scalfarotto sia stata corretta e necessaria in un frangente come questo? Non viene da chiedersi perché l’abbia fatto ma perché non lo abbiano fatto anche altri suoi colleghi in Parlamento. La bussola di uno Stato si misura proprio sul trattamento dei carcerati: istituzioni autorevoli proteggono i detenuti dalla lapidazione di piazza perché vendetta e giustizia non sono sinonimi. E compito dei parlamentari, in una vicenda così efferata, dovrebbe essere quello di testimoniare come nessuno abbia travalicato i limiti stabiliti dalla normativa penale.

Perché Scalfarotto non si è recato dalla moglie della vittima, invece? Perché ai populisti digitali carichi di paroloni e bramosi di vendetta sfuggono le regole del gioco: in una democrazia liberale le sentenze vengono emesse in nome del popolo, non in nome dei famigliari delle vittime. Questa equidistanza e soprattutto questo approccio impersonale hanno consentito di passare dal taglione alla civiltà. Al contrario, strumentalizzare il dolore di una donna distrutta dalla perdita del marito e brandirla come scudo per fare propaganda politica questo sì, è un gesto ignobile.

Da quando ieri sera il Ministro dell’interno ha rilanciato il mio post su Facebook, in pochissime ore più di 340 mila…

Pubblicato da Ivan Scalfarotto su Giovedì 1 agosto 2019

Allora, mi chiedo di nuovo, perché il Pd ha deciso di abdicare anche sui diritti civili? “La gente non capirebbe”, non è una scusa ma una maniera molto economica per inseguire i populisti sul loro stesso terreno. Smettere di fare politica per paura di non indispettire quella parte di elettorato che crede nell’esistenza della categoria sociologica “persona perbene”, vuol dire smettere di fare politica tout court.

Al contrario, una scelta giusta e impopolare come quella di Ivan Scalfarotto andrebbe difesa e incoraggiata perché abbassare lo standard della democrazia su questo, per qualche virtuale voto in più, vuol dire in futuro abbassarlo per tutto.

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