“L’ok di Conte sbloccherà i bandi di gara, ma i cantieri non ripartiranno così presto. L’opera non la vedremo mai”. Le parole del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con cui martedì sera ha sancito il via libera alla Torino-Lione, non sembrano preoccupare più di tanto gli attivisti No Tav. La comunità della Val Susa che da oltre 20 anni si batte contro la realizzazione della linea ferroviaria super veloce si è radunata in questi giorni a Venaus, per il Festival Alta Felicità. E sabato andrà in corteo fino al cantiere di Chiomonte per ribadire la contrarietà all’opera.

“Sicuramente quello del governo è un passo avanti ma sono 30 anni che ci raccontano che partiranno” dice Alberto Perino, leader storico del movimento No Tav. “Noi c’eravamo e ci siamo ancora, ci troveranno sempre tra i piedi”. Nessuno vede nel discorso del premier un’accelerazione dei lavori per il tunnel. Più che altro una mossa politica che poco ha a che vedere con la realizzazione effettiva. Per quella ci sono ostacoli tecnici da superare, con il rischio di continui rimandi. Come spiega in maniera dettagliata Guido Fissore, storico volto dei No Tav. “Prima di aprire il cantiere devono fare lo svincolo autostradale, è una cosa complessa e lunga. Devono anche avere la fabbrica dei conci di Salbertrand pronta, ma quella è zona da bonificare perché c’è l’amianto. Senza contare l’opposizione popolare che incontreranno”. Insomma per molti, nonostante le dichiarazioni in Parlamento, l’opera non vedrà mai la luce. O almeno non nei prossimi dieci anni. “La Salerno-Reggio Calabria del nord” la definisce Perino, una sorta di “cantiere infinito”. Anche perché tutti si dicono pronti alla mobilitazione continua. “Il fatto che dopo 30 anni siamo ancora qui dimostra che non faremo costruire il tunnel. Si è aperta una fase nuova, ma siamo pronti. E continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, prendendo tutte le scelte opportune”

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