Ipotizzare l’eliminazione del canone, come fatto da alcuni esponenti della maggioranza, significherebbe assestare un colpo durissimo alla Rai. Abrogare il canone equivale a privatizzarla. Sicuramente sarà una boutade elettorale, in quanto è difficile ipotizzare che chi abbia le leve del comando del più importante mezzo di comunicazione se ne voglia disfare e favorire gli altri networks. Ciò conferma la scarsa considerazione di cui gode la Rai, da sempre in bilico fra precipitare e risollevarsi.

Mediaset è subentrata alla Rai nel contratto con Sky ottenendo il diritto di trasmettere, dalla prossima stagione, la partita più importante del mercoledì della Champions. Canale5 avrà un vantaggio consistente. La Champions attira molto pubblico, considerando anche che le quattro squadre italiane che parteciperanno al torneo sembrano bene attrezzate per andare avanti nella manifestazione: lo share delle partite supera in media il 20% e tocca punte superiori al 30% quando l’avversario delle italiane è particolarmente blasonato e quando il torneo volge alle fasi finali.

Per Raiuno sarà una perdita non indifferente: oltre ad essere spesso in difficoltà il venerdì e il sabato lo sarà probabilmente anche il mercoledì. La Rai è di fatto fuori dal grande calcio, rimangono le partite della Nazionale e quelle della Coppa Italia.

Sarà un autunno difficile per Rai? Probabile che lo sia. Nei primi sei mesi dell’anno, gli ascolti non hanno subìto spostamenti significativi. Proprio il fatto che Rai sia rimasta stabile è negativo: nella storia dell’Auditel, Rai ha sempre primeggiato nel primo semestre, grazie a Sanremo e alle migliori fiction, per cui è presumibile che in autunno potrebbero sorgere difficoltà quando Mediaset e Sky sono più competitive.

Il prossimo palinsesto autunno-inverno sarà ascrivibile al nuovo vertice in carica da un anno. I propositi di cambiamento radicale si sono di fatto annullati, dalla “Rai del cambiamento” si è passati alla “Rai della conservazione”. Secondo quanto riferito dalla stampa specializzata, il nuovo palinsesto cambia poco, cambiano invece diversi conduttori (non Bruno Vespa). In Tv è più semplice il restyling che il cambiamento! D’altronde i nuovi programmi, in particolare quelli su Raidue, hanno avuto scarso seguito (a differenza di quanto è accaduto su Raitre).

Se il nuovo palinsesto è una delusione, c’è una novità interessante: l’idea (se abbiamo ben capito) di porre al centro della strategia dell’offerta RaiPlay. Rai, come gli altri classici broadcasting, non può competere con Sky e Netflix sulle serie televisive, ma Raiplay può diventare il contenitore nel quale confluiranno i migliori programmi (il traghettatore del progetto sarà il noto showman Fiorello). La via per diventare una media-company sembra sia stata aperta.

In autunno si concretizzeranno le novità introdotte dal nuovo piano industriale. Il nucleo centrale del progetto riguarda il modello organizzativo a matrice, cioè la creazione di tante direzioni suddivise per linee di programma (intrattenimento, approfondimento, documentari, fiction, cinema, ragazzi). La specializzazione suggerisce questo modello, ma c’è il rischio che ciò comporti la moltiplicazione dei centri costo e dei ruoli apicali, la deresponsabilizzazione degli eventuali insuccessi (il direttore di rete diventerebbe una sorta di passacarte). Si ricordi che in un recente passato fu creata la direzione per lo spettacolo che dette risultati non positivi.

Il prossimo autunno-inverno sarà pieno di incognite per la Rai. C’è da considerare un altro fondamentale elemento, il più importante: il calo dei ricavi. Il gettito da canone diminuisce da alcuni anni (per di più c’è la volontà di sopprimerlo), la pubblicità decresce (-3% nei primi cinque mesi dell’anno, -5,5% in media annua dal 2010), i ricavi commerciali sono risicati (e spesso generano costi superiori). Se gli ascolti dovessero diminuire e il bilancio entrare in sofferenza, la crisi della Rai avrebbe sviluppi difficili da prevedere, anche perché lo Stato difficilmente verrebbe in suo soccorso.

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