Adesso la vita di M49 è davvero a rischio. Non accade tutti i giorni di documentare la fuga di un orso da un recinto super-elettrificato e guardato a vista dagli uomini che lo hanno catturato poche ore prima. E’ accaduto con il degno emulo di Papillon, Casanova o del bandito Felice Maniero. La forestale di Trento lo aveva preso, eseguendo l’ordinanza del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti. Ma il plantigrado è riuscito a scardinare i sistemi di controllo creati dall’uomo. La ricostruzione è stata fatta dallo stesso Fugatti davanti al consiglio provinciale in una seduta che ha riservato un colpo di scena. Il presidente ha presentato una nuova ordinanza, che integra quella che aveva autorizzato la cattura (contro l’opinione del ministro dell’ambiente). Con essa ordina al personale “di procedere con l’abbattimento dell’orso… qualora si verifichino situazioni che possano determinare ulteriore pericolo grave ed imminente per l’incolumità di terzi o degli stessi operatori del Corpo forestale del Trentino”.

LA LUNGA CACCIA – Fugatti ha ricordato i comportamenti dell’orso M49 nel corso del 2018: “Quasi il 90% dei danni da orso ad animali da allevamento di grande taglia – bovini ed equini – è riferibile solo a questo esemplare, nonostante la giovane età, 3 anni”. I fenomeni si sono ripetuti da marzo a giugno 2019: “Oltre a confermare una dannosità molto elevata, M49 si rende responsabile di altri 16 tentativi di intrusione in malghe, caseifici di quota e abitazioni stagionali. L’1 luglio “il Presidente della Provincia adotta un’ordinanza urgente, disponendo la captazione permanente di M49″. Dal 2 luglio comincia la grande caccia. “Viene scelta la modalità di cattura mediante trappole tubo. In una prima fase ne vengono attivate 3 e in seguito ben 4 (una viene prestata dalla Provincia di Bolzano). Le trappole sono dotate di un sistema che avvisa gli operatori e di telecamere che consentono di vedere le immagini da remoto”. Alle 22.10 del 14 luglio scatta la trappola tubo e M49 viene catturato. “Tutte le fasi sono state documentate e ne è stata data informazione al Ministero”, ha detto Fugatti. L’operazione è stata condotta dalla squadra catture creata nel 2003, affiancata da veterinari. La cattura è avvenuta nei pressi di Malga Rosa, a 1450 metri, nel comune di Rendena (Trento), lungo la strada forestale che si diparte dal 1° tornante a scendere da Malga Rosa. La squadra è stata avvisata tramite Sms (via Gsm) di allerta relativo all’avvenuta attivazione della trappola e ha attivato i veterinari. “Le immagini, inviate in automatico dalla fototrappola tramite email, hanno fatto ritenere che si trattasse di M49 perché era visibile il radio collare e perché i fix precedenti indicavano il suo spostamento in direzione della trappola”, dice il presidente nella sua relazione.

LA PRIGIONE – Il recinto è un’area faunistica, con bosco, di 8 mila metri quadrati, sulla collina di Trento. Consente di contenere fino a tre esemplari di orso. L’area è di proprietà dell’Amministrazione provinciale ed è inaccessibile al pubblico. E’ costituita da un “recinzione perimetrale di altezza fuori terra pari a 4,5 metri comprensiva di basamento in cemento che sostiene una barriera fisica sulla quale sono disposti 7 ordini di fili in acciaio elettrificati”. La recinzione perimetrale non è raggiungibile dagli animali in quanto è presente una seconda struttura elettrificata posta a 1,5 metri dalla stessa, con basamento in cemento antiscavo. L’area è divisa in tre settori. M49 è stato inserito in una delle aree. “E’ stato aperto il cancello della recinzione, sospesa momentaneamente la tensione elettrica perimetrale. Nel recinto era già presente un’orsa, nel settore 3. Il settore 2, centrale, costituisce l’area ‘cuscinetto’ tra l’area ove è presente l’orsa e quella dove è stato rilasciato M49”. Momento delicato. “Il pickup è entrato nell’area 1, i teli sono stati rimossi e la trappola è stata scaricata e predisposta per il rilascio (collegamento tra porta a ghigliottina e meccanismo di apertura da remoto con argano di sollevamento)”. All’orso è stato tolto il collare (con un sistema da remoto) mentre era ancora nel tubo. “Sono state di seguito ripristinate le molle di tensione dei cavi elettrici e quindi chiuso il cancello. È stata riattivata la tensione sia del perimetro esterno che dell’area 1″.

M49 VIENE RILASCIATO – “Prima dell’apertura della trappola gli operatori si sono disposti sul perimetro. Alle 3.20, M49 viene rilasciato. È uscito tranquillamente dalla trappola tubo, con atteggiamento prudente, poi si è inoltrato con passo lento nel boschetto al centro dell’area. Una volta entrato l’orso nella vegetazione non è più stato possibile osservarlo con continuità”. Cerca una via di fuga. “In seguito si sono chiaramente uditi dei rumori prodotti dall’orso e dall’azione meccanica che lo stesso ha esercitato sulle recinzioni elettrificate. I cavi elettrici si sono allargati ma non hanno ceduto, a differenza dei supporti isolanti che, in parte, si sono rotti non assicurando quindi l’isolamento elettrico del circuito. La tensione delle linee elettriche delle aree 1 e 2 è stata quasi completamente compromessa”.

LA GRANDE FUGA – Ecco i momenti più concitati. “M49 è entrato nell’area 2 verso le ore 4.20, senza che ciò provocasse la compromissione della tensione dell’area 3, che è rimasta sempre funzionante. DJ3 (l’orsa già presente nel recinto) risultava impaurita. È stato attivato il previsto presidio continuativo da parte di due operatori specializzati, armati ed accompagnati da cani del ‘Nucleo cinofilo cani da orso’. La consegna è quella di presidiare il perimetro dell’area. Viene costantemente monitorata anche la tensione mediante il display led”. M49 fugge. “Ad un certo punto gli operatori presenti hanno accertato de visu che l’orso scavava ripetutamente cercando di superare la recinzione dell’area 3. Manifestava a più riprese atteggiamento aggressivo nei confronti degli operatori presenti all’esterno della recinzione. I tentativi di scavo evidenziano che l’orso aveva ben percepito la barriera costituita dalla tensione elettrica presente nei fili”. Già in passato M49 aveva affrontato protezioni elettriche. Ma nessuno avrebbe pensato che sarebbe riuscito a scappare da Alcatraz-Casteller. “Ad un certo punto è stato visto superare d’impeto la barriera elettrica dell’area 3, posta a circa m 1,5 dalla recinzione perimetrale, allentando un cavo di acciaio della stessa e rompendo un isolatore. Subito dopo, con un balzo di circa due metri d’altezza, si è aggrappato con decisione alla recinzione perimetrale iniziando a scalarla noncurante delle scosse prodotte dai 7 fili d’acciaio elettrificati”.

UOMINI IMPOTENTI – Cosa fanno i custodi? “Gli operatori, vista la situazione e l’altezza raggiunta dall’orso, hanno ritenuto di allontanarsi immediatamente dal luogo, in quanto non vi erano le condizioni per provare ad arrestare l’animale in posizione di sicurezza. Circa 10 minuti dopo hanno appurato, ritornando sul punto, che l’orso era fuoriuscito dalla recinzione perimetrale, individuando il punto di fuga. La conferma della fuga è stata rilevata tramite tracce inequivocabili (pelo sulla parte alta ed esterna e della recinzione perimetrale e un’orma sul fango, all’esterno della stessa)”. Poi è cominciata la battuta, con l’aiuto di droni, per individuarlo, visto che non aveva più il collare. Fugatti ha dovuto giustificare tanti dubbi. “La scelta di non anestetizzare M49 è stata assunta dal personale veterinario al fine di far correre i minori rischi possibili all’animale”. Ha citato anche la valutazione dell’Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra) che ha ritenuto “condivisibile la scelta di non anestetizzare” e “normale il fatto che il collare sia stato tolto nel momento in cui M49 veniva introdotto nel recinto”. L’orso è stato poi ripreso da fototrappole in zona Marzola, a Susà di Pergine. M49 è un orso in fuga. Un orso libero. Ma anche un orso pericoloso.

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