La Corte d’appello di Palermo, che celebra il processo di secondo grado sulla trattativa Stato-mafia, ha ammesso la richiesta dei legali dell’imputato Marcello Dell’Utri, di citare a deporre l’ex premier Silvio Berlusconi. La decisione è giunta dopo una lunga camera di consiglio. La Corte presieduta da Angelo Pellino, ha ammesso anche l’esame dell’ex senatore ed ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, che verrà ascoltato sui suoi colloqui avuti con Paolo Borsellino. Berlusconi e Di Pietro saranno sentiti il prossimo 3 ottobre. Inoltre la Corte ha deciso un nuovo esame per Luciano Violante, per i direttori dei penitenziari di Tolmezzo e Milano Opera. Rigettate invece le richieste di audizioni per Bruno Contrada, l’ex generale del Ros Antonio Subranni e Calogero Mannino, del pm Michele Prestipino e dell’ex procuratore di Palermo, Pietro Grasso.

Anche la Procura generale si era associata alla richiesta della difesa di Marcello Dell’Utri. Il Pg Sergio Barbiera ha presentato le proprie richieste istruttorie per riaprire il dibattimento. Bisogna decidere in che veste ascoltare Berlusconi. Il magistrato ha spiegato che Berlusconi è ”destinatario della minaccia dei Graviano“. “Va comunque valutata con particolare attenzione – ha detto il pg Barbiera – l’attendibilità di Berlusconi , anche rispetto alle forme con le quali deve essere sentito, se come teste puro o, più correttamente, come teste assistito o imputato di reato connesso“. Fra gli imputati ci sono anche gli ex ufficiali del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, il pentito Giovanni Brusca, Massimo Ciancimino e i boss Leoluca Bagarella e Antonio Cinà.

In particolare i pg Sergio Barbiera e Giuseppe Fici chiedono di riaprire il processo su tre punti relativi al periodo in cui era al governo Silvio Berlusconi. L’accusa vuole approfondire il tema del disegno di legge presentato dall’ex premier tra la fine del 1994 e i primi mesi del 1995. Nel ddl si proponeva la modifica della norma sulla custodia cautelare. Per la Procura generale sarebbe una delle contropartite chieste da Cosa Nostra al governo Berlusconi. Inoltre, la procura generale chiede chiarimenti su un episodio che risale ai mesi successivi all’arresto dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano nel giugno 1994: cioè l’ingresso in carcere di alcune persone che si erano qualificate come carabinieri, ma non lo erano. Forse appartenevano ai servizi segreti. Infine, il terzo punto riguarda il concepimento in carcere dei figli dei due fratelli Graviano.

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