Confermando la sentenza di primo grado, la prima sezione della Corte d’appello di Palermo ha assolto l’ex ministro Dc Calogero Mannino dall’accusa di minaccia a Corpo politico dello Stato. Era imputato nel processo stralcio sulla trattativa Stato-mafia, avendo scelto il rito abbreviato. L’accusa ne aveva chiesto la condanna a 9 anni. “La sentenza proclama la mia innocenza come altre sentenze in questi venti anni”, commenta all’Adnkronos l’ex ministro Mannino. L’assoluzione è arrivata dopo cinque ore di Camera di consiglio.

“Sicuramente le motivazioni di questa sentenza certificheranno in modo ormai definitivo e inattaccabile l’assoluta estraneità da Mannino da questa ipotesi accusatoria”, sostiene l’avvocato Marcello Montalbano dopo l’assoluzione dell’ex ministro Dc. “Mannino si è sempre difeso dicendo ‘A me non interessa se una trattativa c’è stata, io certamente non sono colpevole di questi fatti che mi vengono addebitati’. Lo ha detto fin dal primo momento nell’interrogatorio, sia in primo grado che in appello”, aggiunge il legale.

Secondo la ricostruzione della procura, invece, Mannino temendo per la sua vita aveva dato l’input per quella che sarebbe poi diventata la Trattativa tra pezzi delle Stato e Cosa nostra. “Le acquisizioni probatorie confermano il timore dell’onorevole Mannino di essere ucciso e le sue azioni per attivare un turpe do ut des per stoppare la strategia stragista attivata da Cosa nostra”, aveva detto il pg Sergio Barbiera nel richiedere la condanna dell’ex ministro.

Nel novembre 2015, Mannino era stato assolto in primo grado dal gup Marina Petruzzella. Nelle motivazioni depositate un anno dopo, la giudice scrisse che l’ex membro del governo già dal 1991 sapeva di essere finito nella lista nera dei corleonesi: per questo motivo chiese protezione al maresciallo Giuliano Guzzelli, al generale Antonio Subranni, a Mario Mori e a Bruno Contrada.Nelle oltre 500 pagine di motivazioni però, gli elementi raccolti dall’indagine sono stati ritenuti “risultano non adeguati”, passibili di “varie ragionevoli interpretazioni” diverse da quelle scelte dai pm e quindi “non sufficienti” per considerare l’ex ministro Dc colpevole di essere l’ispiratore della trattativa.

Nel processo principale, in primo grado, sono stati condannati a 12 anni di carcere gli ex vertici del Ros Mori e Subranni. Stessa pena per l’ex senatore Marcello Dell’Utri e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto gli anni di detenzione inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno, ventotto quelli per il boss Leoluca Bagarella. Prescritte, come richiesto dai pubblici ministeri, le accuse nei confronti del pentito Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci. Assolto dall’accusa di falsa testimonianza perché il fatto non sussiste l’ex ministro della Dc Nicola Mancinola sua posizione è definitiva poiché non è stata impugnata dai magistratiMassimo Ciancimino, invece, è stato condannato a 8 anni per calunnia nei confronti dell’ex capo della Polizia Gianni de Gennaro. Il figlio di don Vito, uno dei testimoni fondamentali del processo, è stato invece assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

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