Ha afferrato il coltello, ha sgozzato e decapitato un migrante gettando la testa in mare e lasciando il corpo senza vita sul gommone per altri 45 minuti davanti agli altri 15 passeggeri sotto choc. Il tutto perché la vittima aveva bevuto il suo succo di frutta. L’omicidio, raccontato dagli stessi compagni di viaggio del giovane ucciso agli operatori della Croce Rossa spagnola che li hanno soccorsi e riportato da El Mundo, si è consumato a bordo di un’imbarcazione di migranti salpata nel pomeriggio del 5 luglio dalla spiaggia di Kariat Arkmane, vicino a Nador, nel nord del Marocco. L’assassino è lo scafista che stava accompagnando i migranti sulle coste spagnole: “Gli ha tagliato la testa, è impazzito”, ha urlato terrorizzato uno dei giovani che si trovavano sulla barca appena messo piede a terra.

L’imbarcazione con 17 persone a bordo ha impiegato circa 12 ore per raggiungere le acque territoriali spagnole, durante una delle tante traversate del Mediterraneo con le quali giovani africani cercano di raggiungere l’Europa. A ognuno dei passeggeri, compreso lo scafista Oumar Diallo, guineiano, che era il proprietario della barca e si è fatto pagare 2.500 euro a testa per la traversata, era stato fornito un piccolo sacchetto con del cibo e un succo di frutta per affrontare la lunga traversata di 200 chilometri nel Mare di Alboran, sotto il sole del luglio nordafricano.

Ma uno dei giovani migranti ha preso il succo di frutta di Diallo e lo ha bevuto. La reazione dello scafista è stata immediata, secondo quanto hanno poi raccontato i presenti: l’uomo ha estratto un lungo pugnale e ha decapitato lo sventurato. Gli altri sono rimasti scioccati, terrorizzati al punto da non essere riusciti ad aprire bocca. Diallo ha gettato la testa in mare e ha lasciato il corpo sul gommone per altri 45 minuti.

Solo dopo lo sbarco, i migranti hanno raccontato ciò che era successo agli operatori della Croce Rossa. Tutti sono stati portati al Centro rifugiati di Malaga, dove hanno ricevuto anche assistenza psicologica per il trauma subito, mentre lo scafista è stato trattenuto dagli investigatori che indagano sull’omicidio. “Una settimana dopo i fatti, molti ancora non riescono a dormire, in tanti hanno ancora bisogno di assistenza psicologica”, riferiscono i volontari del centro.

I giornalisti di El Mundo non sono riusciti a identificare la vittima ma hanno ricostruito la storia di Diallo: l’Organizzazione marocchina per i diritti umani lo aveva denunciato diverse volte per traffico di essere umani. “Individua le persone nel suo Paese di origine, la Guinea, e le convince a partire, chiedendo in cambio 3mila euro – ha raccontato Omar Naji, presidente della ong – La polizia marocchina lo ha fermato più volte ma è sempre stato scarcerato”.

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