Oltre due segnalazioni di condotte illecite al giorno, 783 nel solo 2018, più del doppio rispetto all’anno precedente. Sono i numeri del quarto rapporto Anac sul whistleblowing, in cui si trovano anche i dati dei primi sei mesi del 2019: sono già arrivate 439 segnalazioni. Nel 2019 sono aumentate quelle provenienti dal Sud e dalle Isole, si registra una leggera flessione per quelle del Centro Italia, mentre diminuiscono quelle che arrivano dalle amministrazioni del Nord. “Girare la testa dall’altra parte è un vero e proprio comportamento di complicità che viene sempre più messo in discussione”, ha affermato il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione Raffaele Cantone nel corso della presentazione del rapporto.

Tra le tipologie di illeciti segnalati tramite whistleblowing i più frequenti si confermano gli appalti illegittimi (22,6%). In calo i casi di corruzione, cattiva amministrazione ed abuso di potere (passati dal 24,1% del 2018 al 18,7% del 2019). A seguire, concorsi illegittimi (12,3%), cattiva gestione delle risorse pubbliche o vicende di danno erariale (11,5%) e i conflitti di interessi (9%). In più della metà dei casi il whistleblower – cioè colui che segnala le irregolarità – è un dipendente pubblico (55,3% delle segnalazioni), un lavoratore o collaboratore di una impresa fornitrice della Pubblica amministrazione (14,2%) o un dipendente di società controllate o partecipate 14%. I dirigenti, invece, sono poco più del 5%. Nel primo semestre 2019 sono già arrivate 15 segnalazioni (4,2%) da militari e appartenenti alle Forze dell’ordine. In tutto il 2018 erano state 11.

Sono in aumento anche le segnalazioni che l’Anac, dopo averne riscontrato la fondatezza, ha inviato per approfondimenti di natura penale o contabile. Nel 2018 sono state inviate 20 segnalazioni alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei Conti. Nei primi 6 mesi del 2019 gli invii alla Procura sono già stati 33 e quelli alla Corte dei Conti sono 29. Si tratta di una crescita che evidenzia un sensibile miglioramento della qualità delle segnalazioni e di una maggiore fiducia nei confronti dell’istituto.

A ottobre 2018, ad esempio, grazie a un whistleblower sono stati eseguiti alcuni arresti per un caso di corruzione all’Agenzia delle entrate; lo scorso novembre, invece, Roma Capitale ha effettuato il primo licenziamento per assenteismo scaturito da una segnalazione analoga. Tuttavia, ha dichiarato Cantone, “in molte realtà crescono le segnalazioni anonime e questo è un segnale preoccupante, indice di sfiducia nei confronti delle amministrazioni. Un dato che fa pensare alla necessità di ulteriori piccoli interventi per migliorare la tutela dei segnalanti“. Anche perché, ricorda il presidente dell’Anac, il whistleblower “è colui che ci mette la faccia“.

Il whistleblowing è stato introdotto in Italia da una legge del 2017, proposta dal Movimento 5 Stelle, con lo scopo di tutelare il lavoratore che segnala attività illecite delle quali sia venuto a conoscenza nell’ambito del rapporto di lavoro. Una legge che nasce dal primo whistleblower italiano: Andrea Franzosoun funzionario di Ferrovie Nord Milano che nel 2015 scoprì che il suo presidente Norberto Achille usava denaro pubblico per fini personali.

Dopo una segnalazione interna caduta nel nulla, Franzoso fece un esposto alle forze dell’ordine, che innescò un’indagine della Procura di Milano per peculato e truffa aggravata. Il presidente fu costretto a dimettersi. Ma ad essere demansionato fu il funzionario che aveva denunciato: Ferrovie Nord, anziché premiarlo, lo trasferì d’ufficio, senza più ruoli di controllo. Fino a che, nel 2018, dopo quattro anni e una legge sul whistleblowing approvata sulla spinta della sua esperienza, è arrivato ad essere eletto nel consiglio di amministrazione di Trenord.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Il robot che stampa parti di robot potrebbe essere il futuro dell’automazione

prev
Articolo Successivo

Fondi Lega, un collaboratore di Meranda: “Sono io il terzo italiano del Metropol”. La secca smentita di fonti inquirenti

next