È pronto il ricorso della Procura di Agrigento contro il provvedimento di scarcerazione di Carola Rackete, la capitana della Sea Watch 3 arrestata a Lampedusa dopo aver forzato il blocco ed essere entrata in acque territoriali italiane con la nave della ong tedesca che ha salvato 42 migranti in acque libiche. Il giudice di Agrigento Alessandra Vella non aveva convalidato l’arresto della 30enne tedesca e non aveva disposto nessuna misura cautelare, a differenza di quanto richiesto dalla Procura guidata da Luigi Patronaggio. 

Secondo il gip di Agrigento il reato di resistenza a nave da guerra, contestato dalla Procura, non sussisterebbe in quanto la motovedetta della Finanza speronata dall’imbarcazione della ong non sarebbe una nave da guerra. Era caduta anche la resistenza a pubblico ufficiale, perché l’indagata avrebbe agito in adempimento di un dovere. Quanto alla scelta di dirigere la nave verso Lampedusa – aveva scritto il giudice nell’ordinanza – non fu strumentale ma obbligata in quanto i porti della Libia e della Tunisia non sono ritenuti sicuri. Secondo Alessandra Vella, infine, il decreto legge Sicurezza bis “non è applicabile alle azioni di salvataggio in quanto riferibile solo alle condotte degli scafisti“.

Il ricorso in Cassazione alla decisione del gip Alessandra Vella, come confermano da ambienti giudiziari, sarà depositato nei prossimi giorni. Intanto è atteso per giovedì 18 luglio l’interrogatorio della giovane capitana della nave Sea Watch 3, che non riguarda l’arresto ma l’inchiesta parallela per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la violazione del codice di navigazione. L’avviso di garanzia le era stato notificato il giorno prima del suo arresto. 

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