Fincantieri contro la Fiom. Mercoledì, dopo la sparata del numero uno del gruppo sull‘impossibilità di trovare carpentieri e saldatori perché “i giovani hanno perso la voglia di lavorare”, il sindacato dei metalmeccanici aveva fatto la sua proposta. “Si può attingere, in primo luogo, all’enorme bacino già professionalizzato delle migliaia di lavoratori che operano in appalto e in subappalto per Fincantieri spesso con condizioni nettamente inferiori ai 1600 euro promessi dall’amministratore delegato Giuseppe Bono“, aveva detto Roberto D’Andrea, coordinatore nazionale Fincantieri per la Fiom-Cgil nazionale. Giovedì è arrivata la risposta dell’azienda pubblica della cantieristica: “Una volta di più prendiamo atto di effimere prese di posizioni ideologiche di chi evidentemente è ben distante dal conoscere il sistema produttivo Fincantieri e, con molta probabilità, il mercato del lavoro in generale“.

“D’Andrea e la Fiom, invece di dedicarsi a dichiarazioni disancorate dalla realtà produttiva dovrebbero preoccuparsi di collaborare in maniera attiva per recuperare nel nostro Paese una reale cultura del lavoro, ma forse questo è chiedere troppo a un’organizzazione che negli ultimi anni ha perso in Fincantieri più del 10% degli iscritti, rappresentando solo il 15% dei dipendenti, e che, senza portare valore aggiunto in termini di concretezza e propositività si è distanziata sempre più dai lavoratori”.

“La geniale ricetta industriale della Fiom di assumere in Fincantieri i lavoratori dell’indotto – prosegue la nota del gruppo – fa sorgere spontanea una domanda: Dove si trovano le risorse in più che servono per costruire le navi? La soluzione è quella di depauperare l’indotto che ha costituito e costituisce una componente essenziale per la crescita dell’azienda?”. “Il grido di allarme lanciato da tempo dalla nostra società – sottolinea Fincantieri – riguarda la difficoltà di potenziare e incrementare tutta la filiera produttiva necessaria per sviluppare l’importante carico di lavoro acquisito, con l’inserimento di figure professionali – solo a titolo di esempio saldatori, carpentieri, tubisti, elettricisti, coibentatori, verniciatori – che oggi purtroppo non sono più attrattive per i giovani”. Dal 2016 a oggi, “sono state assunte 1.500 persone e altrettante verranno assunte nei prossimi anni, ma l’azienda si trova nella situazione paradossale di non riuscire ad accompagnare la sua crescita per mancanza di professionalità”.

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