del coordinamento Chi si cura di te?

Come ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si riaccendono i riflettori sulla carenza di borse per le scuole di specializzazione. Scorrendo i social, post di studenti di medicina e neoabilitati si alternano alle provocazioni lanciate dalle formazioni universitarie, parauniversitarie e sindacali sulla programmazione del personale sanitario e su cosa sia più importante, se la numerosità delle galline o delle uova: ognuno, coi propri dati alla mano, urla opinioni nella confusione generale. Il punto, però, è che se andassimo ad analizzare le ragioni di ognuno troveremmo che, in fondo, hanno tutti ragione:

1. Gli ospedali e i pazienti che non sanno dove trovare medici specialisti;
2. I paesini sperduti orfani di medici di famiglia e pediatri;
3. Lo specialista sottopagato che non riesce ad accedere al posto di lavoro a causa del blocco del turnover ed è costretto ad accontentarsi di lavori spesso deprofessionalizzanti;
4. Il camice grigio che cerca di arrivare a fine mese accettando lavori per cui non è completamente formato;
5. Gli studenti di medicina che sognano di diventare specialisti e medici di famiglia;
6. I liceali che vogliono poter accedere al percorso formativo.

Ma se la guardiamo in questo modo… non sembra forse una catena di eventi?

Nel paese perfetto, che l’Italia non è, probabilmente non si sprecherebbero parole in questa guerra tra poveri in cui chiunque può usare i dati statistici a proprio vantaggio. Come coordinamento Chi si cura di te? ci occupiamo e preoccupiamo per la penuria di personale sanitario a livello territoriale sin dalla nostra nascita. Noi la viviamo e l’abbiamo vissuta da sempre sulla nostra pelle. Per questo, troviamo limitante il discorso che viene fatto il più delle volte, in cui il punto di vista proposto è esclusivamente quello di coloro che vedono il blocco del turnover negli ospedali e si lamentano del medesimo parlando dell’imbuto formativo.

Noi, da questo punto di vista, non siamo contrari a un aumento dei posti a Medicina, in quanto viviamo giornalmente lo sfruttamento di poche manciate di camici grigi all’interno delle strutture residenziali convenzionate e non, degli ospedali più periferici delle regioni. Ma sappiamo anche che se il blocco del turnover si sente forte in città, nelle periferie concorsi, carenze e posti liberi professionali rimangono non solo scoperti, ma facile attrazione per colleghi che, in solitaria, rischiano di essere sfruttati e maltrattati in posti non definiti e per cui spesso risultano poco formati. Sottolineiamo, quindi, che nonostante la sacca di inoccupati sia ampia, la necessità di medici risulta non sempre soddisfatta.

Siamo, però, in Italia e a vincere sono i grafici a torta con colori sgargianti e i titoloni a effetto. Quindi parliamo del punto più dibattuto: da molti anni i posti disponibili nei corsi di laurea in medicina sono oltre 10mila, mentre i posti in specialità e in Mmg (Medici di medicina generale) sono al di sotto delle 9mila unità. In questo modo si è creata una sacca di popolazione medica inoccupata e facilmente ricattabile e, soprattutto, sanabile (come nel caso del “Decreto Calabria”, sui cui rischi per la medicina generale ci sarebbe molto da dire).

Quest’anno il numero di posti auspicato dal ministro della Salute, ma non confermato dal ministro dell’Istruzione, per quel che attiene alle specialità dovrebbe essere di circa 8mila unità. Il più alto da molti anni, ma comunque troppo poco per poter formare gli oltre 14mila laureati in medicina che al momento si trovano nel limbo formativo. Nel frattempo si odono minacce di scomparsa della figura del Pediatra di Libera Scelta e le liste di attesa si allungano indefinitamente, mentre oltre il 20% della popolazione rinuncia alle cure.

In qualità di associazione di giovani medici chiediamo di nuovo chiarezza e certezza sia per una formazione di qualità che per garanzie di diritto allo studio e al lavoro di tutti i medici già laureati e futuri tali e chiediamo, soprattutto, un’inversione di punti di vista che sia globale e non solo un rattoppo dettato da chi urla più forte.