Mancano pochi giorni all’inizio di una nuova stagione per la raccolta di pomodori e la Camera dice no alle aste al doppio ribasso che alimentano fenomeni come il caporalato e danneggiano tutta la filiera. Montecitorio approva con una maggioranza trasversale (si astiene solo Forza Italia) la proposta di legge che vieta questo tipo di aste sui prodotti alimentari e limita le vendite sottocosto. Il testo firmato dalla vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, Susanna Cenni (Pd) e dalla deputata M5S Chiara Gagnarli passa con 369 voti favorevoli, su 429 presenze (60 gli astenuti, nessun voto contrario). Si attende ora il passaggio in Senato per la legge che mette al bando una delle pratiche sleali con cui le grandi catene di supermercati, con l’obiettivo di attirare i propri clienti con offerte sempre più accattivanti, riducono all’osso il prezzo pagato ai piccoli produttori, scaricando su di loro costi e rischi. Tra i sostenitori della proposta di legge 1549-A anche Fabio Ciconte, direttore di Terra! Onlus, che ha contribuito alla stesura del testo ed è stato tra i protagonisti di una battaglia durata anni. “Il provvedimento approvato oggi è importante – spiega –  anche perché giunge alle porte di una nuova stagione di raccolta dei pomodori e manda un chiaro messaggio ai gruppi della grande distribuzione organizzata che utilizzano queste pratiche sleali per rifornirsi di tanti prodotti di largo consumo”.

IL MECCANISMO DEL DOPPIO RIBASSO – Quando si devono rifornire di prodotti come pomodoro, olio, caffè, legumi, conserve di verdura e latte, infatti, spesso le centrali d’acquisto della Gdo chiedono ai fornitori, tramite e-mail, di fare un’offerta per la vendita di uno stock di prodotto. Raccolte le proposte, lanciano una seconda asta, nuovamente al ribasso, partendo dal prezzo inferiore raggiunto durante la prima. In pochi minuti, su un portale web, il fornitore è chiamato a competere selvaggiamente con altri che non conosce, per aggiudicarsi la commessa. Il risultato? “Chi si aggiudica la fornitura – aggiunge Ciconte – spesso si è spinto talmente al limite che, per garantirsi un esiguo margine, deve rivalersi sui produttori da cui acquista la merce”. Questi ultimi, a loro volta, possono non riuscire più a garantire i diritti fondamentali ai lavoratori agricoli. In tal modo, il meccanismo delle aste al doppio ribasso contribuisce a rendere più difficile l’eradicazione dello sfruttamento e del caporalato.

CHE COSA PREVEDE IL PROVVEDIMENTO – La legge vieta l’utilizzo di aste elettroniche a doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari relativamente al prezzo di acquisto. Si prevedono sanzioni da 2mila a 50mila euro (a seconda del fatturato dell’impresa che ha commesso la violazione) e, nei casi più gravi, il blocco dell’attività commerciale per un periodo che può arrivare a 20 giorni. Il provvedimento punta poi a sostenere le imprese che promuovono filiere etiche di produzione. Il governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto legislativo “per la disciplina di filiere di produzione, importazione e distribuzione dei prodotti alimentari e agro-alimentari che osservino parametri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.

LA VENDITA SOTTOCOSTO – Il testo dispone, inoltre, che la vendita sottocosto di prodotti alimentari freschi e deperibili sia ammessa “solo nel caso si registri dell’invenduto a rischio di deperibilità o nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate con il fornitore in forma scritta”, salvo comunque “il divieto di imporre unilateralmente, in modo diretto o indiretto, la perdita o il costo della vendita sottocosto al fornitore”. Proprio il tema del sottocosto è stato quello maggiormente al centro di un braccio di ferro con la Gdo, con Federdistribuzione, che ha sostenuto l’adeguatezza della vigente legge sul sottocosto, che ammette la vendita sottocosto di prodotti freschi e deperibili “perché devono giungere ai consumatori in tempi rapidi per evitarne il deterioramento”. Di fatto la nuova norma aggiunge dei paletti, anche se nel testo definitivo non si parla di “divieto di vendita” come previsto dalla proposta iniziale, ma di “limitazioni” e di “regolamentazione”.

LA BATTAGLIA FUORI DAL PARLAMENTO – “Come abbiamo dimostrato nel caso delle aste fatte per la passata di pomodoro e per il pecorino romano – spiega Fabio Ciconte – meccanismi come il sottocosto e le aste al doppio ribasso distruggono l’intera filiera, perché se un lato garantiscono un prezzo basso, utilizzato come esca per attrarre il consumatore, dall’altro chiedono sforzi insostenibili all’ambiente e ai produttori, oltre ad aggravare le condizioni di sfruttamento dei lavoratori e il caporalato”. Oltre che da Terra!, la proposta di legge è stata sempre sostenuta da Anicav (Associazione nazionale industriali conserve alimentari vegetali), Confindustria, Cgil, Coop e Conad.

D’altro canto proprio Conad, insieme a Federdistribuzione, ha firmato il 28 giugno 2017 un patto d’impegno, promosso dal ministero delle Politiche agricole, contro caporalato e sfruttamento in agricoltura. All’appello dei promotori della campagna che invitavano “altri attori come Coop, Eurospin e Lidl” ad aderire alla campagna, Coop ha subito replicato chiarendo che la catena non ha “mai usato le aste al doppio ribasso”. Netta la posizione dell’ad Francesco Pugliese. “È ora di fare qualcosa di più. Di fare nomi e cognomi, di chiedere una legge che le vieti, una volta e per tutte. Perché le aste al doppio ribasso strangolano intere comunità e sono il carburante del caporalato” ha dichiarato, manifestando il sostegno di Conad alla legge, facendo anche riferimento al trattamento che alcune catene distributive riservano alla filiera del pomodoro da industria. Basti pensare all’inchiesta di Internazionale che nell’agosto 2018 ha coinvolto Eurospin proprio per un’asta al doppio ribasso con cui l’azienda si è assicurata un’importante partita di passata di pomodoro: 20 milioni di bottiglie da 700 grammi a un prezzo unitario di 31,5 centesimi di euro.

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