Andrea Camilleri sta malissimo e Vittorio Feltri sente l’urgente bisogno di esternare: “mi consolerò pensando che Montalbano non mi romperà più i coglioni. Basta, mi ha stancato”. E’ libero Feltri d’esprimere giudizi così duri? Certo. Si chiama diritto di critica. Di più: l’attacco è al personaggio non allo scrittore (dicono le “anime belle”). E dunque, Camilleri combatte con la morte e Feltri non può non farcelo sapere: “Finalmente non vedremo più in televisione Montalbano, un terrone che ci ha rotto i coglioni”.

Si potrebbero fare lunghi discorsi sulla sensibilità di Feltri, la delicatezza, il senso dell’opportunità, la voglia di scandalizzare a tutti i costi, e mille altre cose ancora. Sarebbero punti di vista legittimi e portatori di una certa verità, ma resteremmo ancora lontani dal motivo profondo che ha spinto il Nostro verso questo giudizio.

Senza scomodare Freud, che scriverebbe pagine interessanti su questo caso, credo che insultare Montalbano e, attraverso il personaggio, il suo autore (se sbrocco contro I Promessi Sposi sbrocco contro Manzoni), e farlo in circostanze così tristi, mentre tutti ricordano le qualità umane e letterarie di Camilleri, significa essere mossi da un’irrefrenabile volontà di andare controcorrente.

Questo desiderio agita l’anima di Feltri, senza che tuttavia avverta la necessità di confrontarsi con alcuni dati oggettivi:
1. Pur scrivendo bene è infinitamente lontano dal grande Indro Montanelli
2. Per essere controcorrente dovrebbe distinguersi dalla massa, non assecondarla; insomma, andare anche contro l’onda salvinista. Facile criticare Montalbano
3. Montanelli graffiava con eleganza senza essere volgare
4. Il fondatore del Giornale aveva carattere e contestava i potenti
5. Montanelli non avrebbe mai – per una questione di buon gusto – attaccato il personaggio di un libro e attraverso questo il suo autore gravemente ammalato

Ecco, ciò che lascia stupefatti nell’uscita di Feltri è l’assoluta mancanza di sensibilità. “E’ peggio di un delitto – ha scritto qualcuno – è una caduta di stile”.

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