Luigi Di Maio non intende schiodarsi dallo stop all’immunità penale, di fronte al quale ArcelorMittal aveva espresso preoccupazione e chiesto di ristabilire la “certezza del diritto” perché senza sarebbe “impossibile gestire” l’impianto.  “Il problema è risolto perché non c’è più immunità penale – è stata la risposta del ministro dello Sviluppo Economico, a Taranto per il Tavolo del contratto istituzionale di sviluppo – Questo era il nostro obiettivo e abbiamo detto che non siamo assolutamente contro i lavoratori e ArcelorMittal”.

Gli affittuari – e prossimi proprietari dell’ex Ilva – si sono visti quindi chiudere le porte in faccia dal governo, anche se la Lega aveva strizzato l’occhio alle richieste della multinazionale dell’acciaio che aveva chiesto di rivedere la norma inserita nel dl Crescita, prossimo alla conversione definitiva al Senato. Accanto ad Arcelor, che si è impegnata a investire 2,4 miliardi entro il 2023 tra piano ambientale e piano industriale, anche Confindustria. Una posizione netta, quella scritta nel decreto, che pone fine allo scudo che ripara dalle inchieste penali dal prossimo 6 settembre, contrariamente da quanto ipotizzato (lo stesso Mise parlava di “progressività”) negli scorsi mesi. “Io credo che se si porteranno avanti i patti come li abbiamo sottoscritti, cioè se si porterà avanti il piano di aggiornamento degli impianti, il piano ambientale e la copertura, non ci sarà nessun problema e non ci sarà nulla da temere”, ha detto il vicepremier.

Poi la precisazione: “L’esimente penale non era nel contratto che abbiamo firmato, non era legata neanche all’addendum. Credo che ArcelorMittal, come ha dimostrato finora, se continua a dimostrare il mantenimento degli impegni, non ha nulla da temere”. “Noi – ha proseguito – siamo a disposizione dei sindacati e di ArceolorMittal con tutti gli organi tecnici ministeriali per sostenere la gestione dell’impianto. Se serve l’Avvocatura o il parere dei ministeri siamo qui, ma la cosa importante da dire è che il contratto sottoscritto e poi l’addendum non prevedevano alcun tipo di esimente penale”.

“La Corte Costituzionale – ha aggiunto il vicepremier – si sarebbe espressa sull’immunità penale probabilmente in autunno e siccome abbiamo sempre detto che su quella norma avevamo perplessità, era giusto dire che non deve esistere l’immunità penale in una situazione così complicata come quella di Taranto”. Di Maio ha affrontato anche il problema della cassa integrazione, che da luglio verrà attivata per 1.400 dipendenti tarantini di ArcelorMittal: “Siamo al lavoro – ha aggiunto – e chiederemo chiarimenti al tavolo sul perché debba coinvolgere 1.400 lavoratori”. 

Nel primo pomeriggio, una cattiva notizia è arrivata invece dal ministro della Salute, Giulia Grillo: per il sito di interesse nazionale (Sin) di Taranto esiste un trend in aumento nei dati dei ricoveri ospedalieri “per quanto riguarda i dati relativi alle leucemie infantili, nell’età compresa tra 0 e 19 anni, nel periodo 2014-2017″, ha detto. “È un dato in aumento, sicuramente negativo”, ha aggiunto. “Per quanto i ricoveri ospedalieri questo è il dato importante. È sicuramente negativo, nessuno lo nasconde – ha detto il ministro incalzata dai cronisti dopo le polemiche sui dati per le malformazioni genetiche – anzi sono la prima a volerlo confermare”. “Questi sono dati epidemiologici, quindi descrittivi. I dati più specifici, anche su questo, verranno presentati nel dettaglio il 5 luglio a Roma, nel focus specifico dello studio ‘Sentierì sul Sin di Taranto”, ha aggiunto ricordando che tutti i dati saranno comunque pubblicati sul sito del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità.

Grillo e Di Maio, accompagnati nel capoluogo jonico dai ministri Elisabetta Trenta, Alberto Bonisoli, Barbara Lezzi, Sergio Costa e dal viceministro dell’Istruzione, Fioramonti, hanno presentato agli enti locali anche tutti gli interventi sui quali tre gruppi di lavoro interministeriali – salute e sociale; lavoro, imprese e innovazione; riqualificazione urbana – stanno lavorando per rilanciare Taranto. Le basi, insomma, per quella “riconversione economica” sulla quale i Cinque Stelle hanno deciso di puntare dopo la mancata chiusura del siderurgico più grande d’Europa. Un’ipotesi che negli scorsi giorni era stata nuovamente ventilata dal Corriere della Sera in cui si parlava di una Taranto che “rischia la chiusura”.

In realtà, l’appuntamento odierno è fissato da due mesi e altro non è che una nuova tappa del Tavolo del Contratto istituzionale di sviluppo, previsto da una legge del governo Renzi per gestire il rilancio di Taranto a seguito delle crisi dell’ex Ilva e dare corpo a progetti di diversificazione, durante il quale il ministro dello Sviluppo Economico ha ribadito la dotazione in favore degli interventi (1 miliardo di euro) e l’area interessata, che comprende anche i comuni di Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola.

Poi, insieme agli altri ministri, ha illustrato punto per punto quali saranno gli investimenti previsti in città e nei paesi limitrofi nei prossimi anni (“Un piano decennale, con risultati che si vedranno anche nel breve-medio periodo”, ha detto Di Maio in chiusura di lavori) per rilanciare altri settori strategici del territorio tarantino. “La Zona economica speciale è stata sbloccata. Poi ci sono – ha aggiunto Di Maio – investimenti per il centro storico con 90 milioni assegnati ai progetti e per il quartiere Tamburi e oggi firmiamo un protocollo d’intesa per la valorizzazione dell’Arsenale militare per l’utilizzo di 30 milioni di euro che prevede la possibilità che la struttura possa aprirsi ai turisti come polo museale”.

In Prefettura – dove non sono state ricevute le associazioni che avevano chiesto al Mise di partecipare all’incontro – il ministro dell’Ambiente ha spiegato il piano d’azione della cabina di regia interistituzionale che ha “introdotto elementi che rendono per la prima volta la Valutazione del danno sanitario di tipo predittivo, anticipato, per capire cosa presumibilmente potrà accadere in base al livello di produzione dello stabilimento siderurgico”. Nel caso di Taranto, ha aggiunto, “attualmente è prevista una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di produzione e 8 milioni di tonnellate al termine dell’ambientalizzazione. In fase predittiva sapremo il sistema come gira e questa è una novità molto significativa che non si applica solo a Taranto. Parte da Taranto e si allarga a tutta l’Italia”.

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