È il giorno di Milano-Cortina. Oggi a Losanna, alle ore 18, si assegnano le Olimpiadi invernali 2026. L’Italia entra nel conclave olimpico quasi “Papa” e con un pizzico di paura di essere beffata proprio sul più bello: la candidatura italiana è favorita, per tutta una serie di ragioni, dal prestigio diplomatico al sostegno politico (quello che la Lega di Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti ha fatto avere, nonostante le resistenze del M5S). La rivale, però, è la temibile Svezia, che ha una grande tradizione negli sport invernali e non ha mai ospitato le Olimpiadi invernali.

Giovanni Malagò, il presidente del Coni, il volto e la mente di questa candidatura su cui ha cominciato a lavorare già dal minuto dopo del gran rifiuto di Virginia Raggi a Roma 2024, è in Svizzera da giorni. Sa che su questa partita si gioca la faccia, forse la sua carriera istituzionale: ma se l’Italia è arrivata fino al voto finale, da favorita, il merito è suo, che ha creduto nel progetto anche quando la politica sembrava pronta a fargli il secondo sgambetto consecutivo. Invece dopo un paio di mesi di grossa fibrillazione l’Italia si è ricompattata dietro la candidatura: alla presentazione conclusiva stamattina ci sarà tutto il sistema Paese al gran completo. Una parata di campioni, dai fenomeni della neve a qualche pesce fuor d’acqua (Marcello Lippi per far presa sugli asiatici, Giuseppe Abbagnale perché il canottaggio è uno sport caro a diversi votanti: non si lascia nulla di intentato).

Soprattutto ci sarà il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il premier Giuseppe Conte, un videomessaggio del presidente Sergio Mattarella, oltre ai rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte, da Luca Zaia ad Attilio Fontana, da Beppe Sala a Kristian Ghedina. Tanta Lega, Movimento 5 stelle quasi non pervenuto: loro probabilmente questa candidatura l’avrebbero stoppata, o comunque non appoggiata. Invece ha prevalso la linea del Carroccio e proprio il forte sostegno governativo potrebbe fare la differenza.

In realtà non c’è un vero motivo per cui l’Italia non dovrebbe vincere. A partire proprio dal dossier olimpico: quello di Milano-Cortina è migliore, lo hanno messo nero su bianco persino i commissari Cio dopo la loro ultima visita ispettiva, sperticandosi di lodi per la candidatura italiana e segnando tutta una serie di appunti, critiche e dubbi su quella svedese. Anche il consenso popolare è molto più alto da noi (oltre l’80% a favore dei Giochi) che da loro. Ma questo vale solo in teoria, nella realtà la scelta si basa su criteri molto più prosaici. Conta la diplomazia, campo su cui Malagò è un maestro (come il suo staff e gli altri membri Cio, a partire dagli eterni Franco Carraro e Mario Pescante).

Contano soprattutto i soldi, e l’Italia ha messo sul piatto diverse centinaia di milioni (pubblici): Milano e Cortina hanno le garanzie (anche finanziarie) di due Regioni molto ricche e del governo. Per Stoccolma il Comune si è rifiutato di firmare il contratto e il progetto si basa quasi interamente su fondi privati ancora da reperire, nonostante il comitato scandinavo nelle ultime ore abbia fatto di tutto per ribadire la solidità del proprio piano. Ma quando si tratta di denaro, i Comitati internazionali che devono assegnare i loro grandi eventi non vanno tanto per il sottile (non solo il Cio, anche la FIFA per fare un paragone).

Perché avere paura allora? Perché la Svezia, nonostante mille difficoltà, è riuscita a portare in fondo la sua candidatura ed è una rivale molto prestigiosa, e per questo pericolosa: in pochi al mondo possono vantare la sua tradizione negli sport invernali, eppure non ha mai ospitato le Olimpiadi invernali. Dopo Stoccolma 1912 (ma erano Giochi estivi, ed è passato più di un secolo), si è candidata otto volte e altrettante volte ha perso. Ha un credito da riscuotere. Mentre l’Italia potrebbe pagare le perplessità a livello internazionale sulla sua economia.

I pronostici lasciano il tempo che trovano. Nell’urna può succedere di tutto. Anche perché la platea dei delegati è estremamente varia e poco decifrabile. Alla fine tra sospesi e assenti i votanti dovrebbero essere 82. Dentro c’è di tutto: grandi sportivi del passato (come Bubka, Isinbayeva, Borzov), nobili reali (Alberto di Monaco o l’emiro Al Thani), vecchi dirigenti o anche gente che con la sport ha a che fare poco o nulla: secondo un sondaggio francese il 65% dei votanti non ha mai assistito a una gara di sci in vita sua. Siamo in ottime mani, insomma. Inutile continuare a fare calcoli o previsioni che potrebbero essere smentite all’ultimo secondo nel segreto dell’urna. Mancano solo poche ore al giorno di Milano-Cortina. O di una sconfitta bruciante per tutta l’Italia.

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