Paola Nugnes compie l’ultimo passo. Dopo lo strappo sul decreto Sicurezza, le critiche sempre più ficcanti al Movimento Cinque Stelle e alla sua gestione, la segnalazione ai probiviri e l’allontanamento dalla commissione Trasporti, la senatrice dice addio dopo dieci anni di militanza pentastellata e passa al gruppo Misto. L’annuncio arriva – con altre note polemiche – attraverso un’intervista al Manifesto che provoca la reazione di Luigi Di Maio.

“Il giro di boa di un anno di governo devo constatare che qualsiasi critica costruttiva è diventata impossibile – dice Nugnes – Ogni aspetto della vita del Movimento, dentro e fuori dal Parlamento, è sottoposto alla volontà del capo politico e per questo, dopo più di dieci anni, lascio i 5 Stelle”. A suo avviso, “tutti i problemi derivano dalla torsione imposta nel 2017, con la delega in bianco al capo politico. Inclusa la perdita di 6 milioni di voti nell’abbraccio con la Lega”

Nugnes quindi l’annuncio: “Andrò tra gli indipendenti, se non riuscirò a incidere darò le dimissioni”. Un passo che, secondo Di Maio, la senatrice dovrebbe compiere subito: “Oggi leggo che la senatrice Paola Nugnes vuole lasciare il Movimento – scrive in un post su Facebook – anche perché reputa la legge che taglia 345 parlamentari, una legge anti democratica. Se si vuole tradire una promessa, bisognerebbe dimettersi non passare al Misto”. Nel pomeriggio la senatrice ha replicato attraverso Repubblica: “È lui che dovrebbe dimettersi”. E quando le viene chiesto se è stato invece Di Maio a tradire, risponde: “Tradito non mi sembra la parola più opportuna, ha cambiato idea. Ha diretto il Movimento in direzione diversa da quella che era declinata dai nostri principi”.

Il leader del M5s aveva attaccato in particolare un passaggio dell’intervista al Manifesto, nel quale la parlamentare napoletana aveva detto: “È giusto rimanere a lottare anche per bloccare le ipotesi di riforma dello stesso Parlamento”. A suo avviso avviso, la “riduzione nel numero degli eletti e del loro stipendio, a fronte di nessuna modifica per i ministeri significa rafforzare l’esecutivo a scapito del legislativo e della rappresentanza popolare”. Una visione che per Nugnes rappresenta “una svolta autoritaria, funzionale anche a certe politiche che pure abbiamo sempre avversato, come sacrificare l’ambiente per progetti come il Tap”

La senatrice ricorda di aver “fatto tutti i passi necessari” affinché l’addio “avvenga in modo indolore” e lamenta che “dall’altro lato ho ricevuto solo silenzio”: “Se il mio modo di agire è stato interpretato come una debolezza, sappiano che combatterò. Ci sono diverse sentenze avverse al Movimento. Nel passaggio dallo statuto del 2009 a quello del 2017 non sono stati chiari con noi e il tribunale di Genova ha stabilito che gli statuti confliggono. Ce ne siamo accorti in ritardo, ci fidavamo”.

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