“Se io vado a fare l’aggiunto questo gli dico al mio procuratore Viola che si consulta con me… gli vogliamo credere rompiamogli il c… (a Lotti, ndr). Non gli vogliamo credere si chiude, fine, basta…”. Così parlava a Luca Lotti l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara – indagato per corruzione – nella ormai famosa notte tra l’8 e il 9 maggio 2019, quando cinque componenti del Csm e Palamara si trovarono nella saletta di un hotel romano dove alloggiava il deputato Pd Cosimo Ferri per discutere del voto sul nuovo procuratore di Roma. Poco dopo mezzanotte arriva l’ex sottosegretario dei governi Letta, Renzi e Gentiloni.Il trojan installato sul telefono di Palamara intercetta le conversazioni, riportate oggi da Corriere della sera, Repubblica e Stampa. Il pm sembra delineare un ipotetico piano per chiudere il caso Consip in cui l’ex sottosegretario è imputato. Sia Lotti sia Palamara provano ora a difendersi, il primo sostenendo rispetto al presunto interessamento su Consip che “nulla di tutto questo è vero”, il secondo ricordando che “al momento della conversazione, il caso Consip era già stato definito con richiesta di rinvio a giudizio e fissazione di udienza preliminare. Nulla quindi avrei potuto fare con qualunque procuratore fosse stato nominato”.

Il piano per orientare le nomine – “Supponiamo che c’è Viola, e c’è Luca Palamara lì, che cosa dico”, dice Palamara all’ex ministro dello Sport. “Crediamo a Scafarto o non gli crediamo? Non gli vogliamo credere? Si chiude, fine, basta…”. Come già emerso, “il piano dei due per vendicarsi di coloro che con le inchieste giudiziarie avevano ostacolato le rispettive carriere”, commenta il Corriere, era dunque quello di orientare le nomine del Consiglio superiore della magistratura e così «pilotare» le inchieste che li riguardavano”. Di lì le manovre per cercare di screditare Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo grazie a un esposto presentato dal pm Stefano Rocco Fava

L’autodifesa di Lotti: “Niente di tutto questo è vero” – Nelle due pagine di intercettazioni pubblicate dal Corriere della sera si legge che “uno dei moventi della pretesa «discontinuità» con la gestione Pignatone alla Procura di Roma fosse l’inchiesta Consip dove Lotti è imputato, si capisce dal suo colloquio con Palamara, registrato dopo l’incontro in albergo con Ferri e i consiglieri del Csm. Rimasti soli, l’ex ministro renziano si sfoga con l’amico magistrato…”. Ecco che cosa dice Lotti: “Io non è che ce l’ho… non è ce l’ho a morte perché… è su di me… (…) È stato uno scambio sulla nostra pelle, Luca”. Palamara risponde: “Sulla nostra pelle, io sono certo”. Lotti: “La mia soprattutto… cioè la nostra intesa come…”. E Palamara: “Luca, me devi capì che ce so entrato in mezzo pure io… Perché quello che m’hanno combinato lì a Perugia ancora nemmeno se sa, non è chiaro…”. Lotti, in una nota diffusa sabato mattina, sostiene che “alcuni giornali – utilizzando una frase di Palamara, non mia – provano a raccontare un mio interessamento sulla vicenda Consip: come si capisce bene leggendo, niente di tutto questo è vero.

Palamara: “Il caso era già stato definito” – Palamara, dal canto suo, in una nota si difende così: “Oramai mi viene attribuito di tutto. Apprendo dalla lettura dei giornali che, addirittura, avrei ordito un piano per chiudere il caso Consip. Troppo facile constatare che, al momento della conversazione, il caso Consip era già stato definito con richiesta di rinvio a giudizio e fissazione di udienza preliminare. Nulla quindi avrei potuto fare con qualunque procuratore fosse stato nominato, anche si fosse trattato di persona a me vicina. Il mio discorso era chiaramente ipotetico e riferito al passato tanto è vero che riguarda il commento di fatti e vicende già ampiamente valutati dalla Procura di Roma”.

L’ex sottosegretario chiama in causa il Quirinale – Dalle intercettazioni arriva anche la conferma che Lotti, come emerso già nei giorni scorsi, chiamò in causa il Quirinale. “Sono andato da Mattarella e ho detto: “Presidente, la situazione è questa” e gli ho rappresentato quello che voi mi avete detto più o meno cioè Lo Voi (…)”. Il Colle nel frattempo ha smentito recisamente la circostanza che un incontro ci sia stato: l’ultima volta che Sergio Mattarella ha visto Lotti, hanno fatto sapere fonti della presidenza della Repubblica, è stata il 6 agosto 2018: quattro mesi prima che per l’ex ministro dello Sport venisse chiesto il rinvio a giudizio relativo all’inchiesta Consip e quando ancora Giuseppe Pignatone era nel pieno delle sue funzioni. In più il braccio destro di Matteo Renzi aggiunge: “Altra cosa che non vi ho detto: Pignatone al Quirinale non ci andrà. Sarebbe dovuto andare al posto di Lupo (Ernesto Lupo, ex consigliere giuridico di Mattarella, ndr“. Ma Lupo se n’era andato da due anni e al suo posto c’era già arrivato Stefano Erbani.

“Totalmente fuorvianti le ricostruzioni su Mattarella” – Secondo Lotti, “ancora una volta la verità viene presentata in altro modo e si conferma quanto ho già detto due giorni fa. Peraltro, alcune frasi che mi vengono attribuite non sono assolutamente riferite al vicepresidente del Csm David Ermini. Su questo, come su altro, in tanti saranno chiamati a risponderne nelle sedi opportune. Infine appaiono totalmente fuorvianti alcune frasi e ricostruzioni legate al Presidente della Repubblica”, rimarca il parlamentare. “Come è oggettivamente evidente dalle stesse intercettazioni io non ho commesso alcun reato, pressione o forzatura. Per il resto, ieri mi sono autosospeso dal Pd in attesa che la situazione si chiarisca”.

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