Paul Yaw Aning potrà rimanere in Italia. A deciderlo è la Terza Sezione del Tribunale Amministrativo di Palermo, che ha accolto la richiesta di sospensione del provvedimento che negava il permesso di soggiorno al 51enne originario del Ghana. Contro l’espulsione si era mobilitato, a maggio, Biagio Conte: il missionario laico aveva fatto uno sciopero della fame e aveva lanciato appelli al Papa, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte.

Paul Yaw, a Palermo dal 2010, da anni lavora come idraulico alla Missione, fondata per dare assistenza a poveri, senza tetto, malati psichici. Il Tar, riguardo alla sua posizione, ha evidenziato la sussistenza del danno grave ed irreparabile sospendendo così il diniego di permesso di soggiorno. Ora tocca alla Questura di Palermo ottemperare alla decisione dell’autorità giudiziaria, rilasciando un permesso di soggiorno a Yaw.

Biagio Conte ha commentato così la decisione: “La Missione di Speranza e Carità ringrazia le Autorità Giudiziarie che sono preposte a tutelare i diritti umani, patrimonio di tutti gli uomini e donne, senza differenza di razza, religione, cultura e ceto sociale. La Missione continuerà il servizio a favore degli ultimi, per i tanti Paul che vivono emarginati ed esclusi, anche perché vittime di una burocrazia sfiancante che penalizza e condanna la dignità delle persone. La Speranza e Carità che si è mostrata in questo caso, da parte di Istituzioni, gruppi, movimenti e associazioni, ci ha indotto ad una riflessione comune su un forte e trasversale intervento legislativo a tutela dei diritti umani dei migranti, soprattutto dei tanti Paul, che vivono onestamente e integrati, introducendo meccanismi di regolarizzazione permanente, in presenza di idonei requisiti”.

E, ha aggiunto, “Paul Yaw, in un suo scritto così dice: “Guarisci il cuore con l’olio del perdono, perdonando tutti coloro che ci hanno ferito e meditando le ferite che abbiamo causato agli altri.  Prenditi cura del fratello, della sorella debole, dell’anziano, del malato, dell’arrabbiato e del senza fissa dimora». Queste parole ci confermano che valeva la pena che Paul venisse tra noi da così lontano”.