L’operazione disgelo è condotta da Luigi Di Maio. Il capo politico del M5s ha preso il telefono e ha chiamato l’altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini: è stata una “lunga e cordiale, in un clima positivo”, hanno confermato fonti vicine ai due vicepremier. Poco dopo, anche il premier Conte ha benedetto il ritrovato dialogo, affidandosi a una nota del suo staff: “Il ritorno al dialogo è una buona premessa per procedere nella giusta direzione”. A stretto giro, le stesse fonti hanno ufficializzato: “Trovato l’accordo tra M5s e Lega sullo Sbloccacantieri”. In cosa consiste l’accordo? Al nocciolo nella “sospensione di alcuni punti rilevanti del codice degli appalti per due anni”. E’ la sintesi tra la sospensione tout-court che prevedeva l’emendamento della Lega su cui insistevano anche i componenti di governo a partire dal viceministro Massimo Garavaglia e lo stop alla proposta di modifica del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che aveva parlato di un “rischio caos” in caso di approvazione del testo del Carroccio. L’annuncio in una nota congiunta è dei due capigruppo Massimiliano Romeo e Stefano Patuanelli: “Sarà garantito il rispetto delle norme e del lavoro già fatto nelle commissioni parlamentari. Saranno anche garantite le soglie già in vigore per i subappalti e salvaguardati gli obblighi di sicurezza per le imprese”.

Di Maio: “Non sacrificati né la legalità né i controlli”
Sulla questione è intervenuto anche il vicepremier pentastellato: “Sono soddisfatto dell’accordo raggiunto dai gruppi parlamentari, alla fine le 3 norme che si sospendono sono su punti su cui eravamo sempre stati d’accordo e non sacrificano né la legalità né i controlli” ha detto Di Maio, che in giornata è salito al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica. Nel corso della visita, secondo quanto riferito da fonti parlamentari, il leader dei 5 stelle ha fatto il punto della situazione di governo, spiegando al Capo dello Stato che c’è la volontà da parte dei 5 stelle di andare avanti. Su questo – fanno sapere le stesse fonti – il capo dello Stato ha espresso la necessità di fare al più presto chiarezza nella maggioranza. Il presidente ha tra l’altro espresso preoccupazione per l’andamento dell’economia e rimarcato la necessità di far quadrare i conti.

Il disgelo tra Lega e M5s. Ma il testo del decreto ancora non c’è
Tornando al decreto Sblocca cantieri, però, la crisi che sembrava imminente e travolgente si è trasformata all’improvviso in un cielo sereno. E’ la prima tappa di un percorso di recupero delle relazioni di “leale collaborazione” (parole di Conte) all’interno dell’esecutivo. Un risultato raggiunto dopo la telefonata tra i due leader della maggioranza e dopo il pressing dello stesso capo del governo. La strada appare comunque lunga, prima dello scoppio della pace definitiva. Primo, per il ruolo molto più energico che il capo del governo si è ritagliato dal discorso di lunedì sera. Secondo, perché manca ancora il vertice che Di Maio chiede con urgenza, che Salvini sarebbe disposto a fissare per domani, ma che Palazzo Chigi vorrebbe fissare non prima di venerdì, anche per ottenere le risposte “inequivoche” che Conte ha chiesto nell’intervento in diretta tv. Terzo: il testo del decreto ancora non c’è. Al Senato, infatti, nessuna traccia del provvedimento di modifica del Codice degli appalti, tanto che la commissione Bilancio di Palazzo Madama si è riunita pochi minuti per riconvocarsi alle 8.30 di mercoledì 5 giugno, mezz’ora prima dell’Aula chiamata a esaminare il decreto.

Conte (e non più Di Maio) il nuovo duellante di Salvini
Il confronto a distanza si è consumato di nuovo in mattinata. Mentre Salvini e Di Maio si sentivano al telefono, il capo del governo aveva ripreso il filo della discussione sullo Sbloccacantieri. La riunione della sera di lunedì era finita malissimo, con Conte che aveva interrotto e se n’era andato. E il presidente del Consiglio aveva voluto ribadire che l’emendamento della Lega che prevedeva il congelamento per due anni del codice degli appalti “rischia di creare il caos”. Conte lo ha definito come un “appello” perché il decreto sta per scadere, “c’è poco tempo” e quindi “mi raccomando, mi raccomando”. Ma è suonato più come un ordine di scuderia. Anche perché dentro, ha ricordato, ci sono anche le norme per i terremotati. “È un emendamento che rimette in discussione tutto un impianto cui abbiamo lavorato per mesi con gli amici della Lega raccogliendo tutte le istanze degli operatori e stakeholder – spiega il presidente del Consiglio – Ieri ho cercato di capire il perché e il per come di questo super emendamento ma non lo ho capito. E io stesso che faccio il giurista mi rendo conto che rischia di creare il caos”. Tra gli stakeholder ha ribadito il sostegno a questo provvedimento anche Confindustria

Un nuovo richiamo che ha portato all’accordo tra M5s e Lega, su cui c’è già il nulla osta del ministero dell’Economia, segnatamente del viceministro Garavaglia che aveva fatto da alfiere della linea politica della Lega nel vertice notturno. Salvini aveva già espresso ottimismo per una soluzione in giornata. Di Maio aveva già scritto su facebook che non ha “intenzione di tornare indietro”, cioè ridare il governo “a Pd e Fi”, che peraltro non hanno né i voti né i parlamentari per sostenerne uno.

Ipotesi fiducia sul Decreto Crescita
L’atmosfera di rappacificazione ha condotto alla fine il governo a valutare l’ipotesi di mettere la fiducia alla Camera sul decreto Crescita: in quel caso sarebbe il primo voto di fiducia dopo le tensioni delle ultime settimane. Sullo sfondo restano solo le scintille (e le tossine) dei duelli proseguiti fino alla mattinata. Per esempio quello tra Salvini e il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Il leader della Lega, a campagna elettorale ancora in corso, non accenna a placare i toni, soprattutto quando è di fronte ai microfoni: “Non ho alcuna intenzione di far cadere il governo – dice a Rtl – ma il governo è pagato per fare, i ministri e i presidenti sono pagati per fare“. Perché “se tra 15 giorni ci ritroviamo con gli stessi ritardi, rinvii, allora è un problema”. Toninelli dalla sua ha usato toni un po’ distanti dalla linea soft di Di Maio: “l’emendamento presentato dalla Lega sullo Sblocca cantieri è una stupidaggine, una follia, non sta in piedi giuridicamente, butta al mare mesi di lavoro ed è stato bocciato da tutti, Anac, associazioni di imprese. Ci fa dubitare e pensare che sia solo un pretesto per creare caos e far cadere il governo”. Ma l’uscita all’arrembaggio sembra già storia di ieri.

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