Dimissioni di Luigi Di Maio? Mercoledì ci sarà l’assemblea del M5s, nonostante io sia mesi che non partecipo perché sono ancora sotto giudizio dei probiviri. Ma questa volta sento la responsabilità di partecipare, perché è il momento in cui tutti dobbiamo esserci. E io rappresento la voce di quelli che già da tempo avevano chiesto un cambio di rotta“. Sono le parole della senatrice del M5sElena Fattori, intervistata a “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus.

E spiega: “Io lo dissi in tempi non sospetti e in momenti di grande gloria del M5s: Luigi Di Maio non avrebbe dovuto ricoprire tutti quei ruoli, perché non ha svolto bene nessuno dei tre. Già il ministro del Lavoro è un incarico importante, basti vedere le recenti vertenze dei lavorati che vanno seguite con molta attenzione. Ma il tutto non andava impostato così. E non è stato un problema di comunicazione, ma generale. Dall’inizio della legislatura Di Maio si è blindato insieme ai suoi fedelissimi con dei regolamenti ad personam, che, in qualche modo, lasciavano a lui tutta la potestà decisionale. E questo in un movimento come il nostro non ha senso, perché il M5s è molto eterogeneo e ha bisogno di un confronto, di una sintesi. In più – continua – ha abbandonato i territori, che si sono autodeterminati per tanti anni e speravano in un aiuto. E invece si sono imposti figure calate dall’alto senza ottenere alcun supporto. A questo punto, reiterare una modalità perdente, sempre con le stesse persone come Di Maio, Di Battista e Casaleggio, mi sembra folle“.

Fattori sottolinea: “Di Battista è una grande persona ma non rappresenta più nessuno, perché se n’è andato, non ha interazioni parlamentari, non ha assolutamente il polso né dei territori, né dei gruppi parlamentari. Quindi, questa voglia di riproporre squadre che non hanno più senso francamente mi lascia perplessa. Di Battista è uscito dal Parlamento quando eravamo all’opposizione e dovevamo solo parlare. Lui fa tanta comunicazione e quindi è chiaro che lui abbia una visione vecchia del M5s che però è evoluto in una forza di governo. Non ha senso parlare a vanvera e accusare gli altri. Bisogna agire, bisogna mettere in atto i principi che hanno animato il M5S delle origini con forza e determinazione, ma non urlando“.

Riguardo agli errori commessi dal M5s in questo esecutivo, la senatrice osserva: “Le cose buone sono state fatte quasi solo dal M5s. Salvini ha parlato solo di immigrazione. L’errore grosso è stato a partire dal decreto sicurezza e poi il caso Diciotti. Noi avevamo un programma sull’immigrazione ben fatto. Quindi, perché non abbiamo voluto partecipare al confronto sul decreto sicurezza, riproponendo le cose ha sempre detto il M5s, come la risoluzione della questione relativa alle troppe persone senza identità nei territori? Quando abbiamo provato a correggere il decreto sicurezza – prosegue – avremmo dovuto essere protagonisti di quella battaglia fatta bene. E invece si è deciso di spartire i temi tra Salvini e Di Maio. Salvini, tra l’altro, non ha risolto il problema, ma ha solo gettato benzina sull’immigrazione, tant’è che vuole fare un decreto sicurezza bis. E anche questo non risolverà nulla. Ma, in realtà, lui il problema non vuole risolverlo, perché altrimenti non avrebbe più nulla da dire“.

La parlamentare torna sulla classe dirigente del M5s: “Noi non abbiamo dei leader, parliamoci chiaro. La nostra classe dirigente non esiste. Tutti noi lavoravamo tantissimo. Poi sono state selezionate delle persone che andavano a raccontare quello che tutti facevano. Tra queste persone, c’erano Di Maio e Di Battista, ma non erano solo loro quelli che poi pensavano, ragionavano, si confrontavano. Loro erano i più bravi a comunicare il nostro messaggio. Se tu mi trasformi due comunicatori in una classe dirigente, che decide da sé, è tutto privo di senso. Quando Di Maio, all’indomani delle elezioni europee, dice che si è confrontato con “le anime” del M5s, sbaglia. Questo è sbagliato sul piano strutturale, perché una classe dirigente deve evolvere, deve essere legittimata e riconosciuta dalle persone che dirige. Perché ciò sia possibile, quella classe dirigente deve essere portata dalla base. Non può essere imposta da un leader che, tra l’altro, ha perso, perché in quel caso finisce davvero il M5s“.

Fattori lancia un appello a Di Maio: “Se vuole ricoprire il ruolo di leader del M5s, che non è quello di capo, deve tornare a essere il portavoce dei parlamentari, della base, di tutti coloro che lì ce lo hanno messo. Non è che ci è andato da solo, né ha fatto un percorso in un partito. In quel ruolo è stato messo dalle persone in modo che lui le rappresentasse. Ma se da rappresentante della base diventa capo dei capi, allora perde la forza che aveva. Luigi non ha nessuna forza come leader, perchè non è cresciuto da nessuna parte, non è un Berlinguer – chiosa – E’ una persona rappresentava un popolo. Se fai una inversione, scegli alcuni e ti blindi con loro, allora sbagli strategia. Se riorganizzazione ci deve essere, è cruciale che parta dalla base. Non ci devono essere i gerarchi e i gerarchi minori stile ‘giglio magico’ che vengono sui territori, perché quelli non li ascolta nessuno”.

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M5s, Paragone: “Vanno rivisti i quattro incarichi di Di Maio. Il Movimento per ripartire ha bisogno di una leadership h24”

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