La prima protesta in Francia è stata sei mesi fa e da quel giorno non hanno mai smesso. Ogni sabato i gilet gialli manifestano contro il governo di Emmanuel Macron: se all’inizio chiedevano lo stop all’aumento del prezzo della benzina (e hanno vinto), ora vogliono la redistribuzione delle ricchezze e referendum di iniziativa popolare. Alla vigilia del voto per le Europee e nel momento di minore partecipazione ai cortei, il portavoce François Boulo racconta cosa succede dietro le quinte del movimento: chi sono, dove vogliono andare e se vogliono resistere. Lui fa l’avvocato e ha 32 anni: è uno dei cinque leader riconosciuti tra i gilet gialli e l’unico ad aver ricevuto un mandato scritto firmato da 200 manifestanti di Rouen, nel nord della Francia, per rappresentarli davanti ai media. È il volto pacato, la faccia pulita e seria capace di denunciare la “repressione di Stato” e la deriva “ultra autoritaria e fascista di Macron” e intanto replicare nei dibattiti tv senza sembrare un black bloc. “Il processo di rivoluzione è iniziato”, dice. Qualunque cosa succederà, resta il fatto che “centinaia di migliaia di persone hanno alzato la testa e non l’abbasseranno più. La dinamica è irreversibile”. Nonostante le violenze di molti cortei, “continuiamo ad avere dalla nostra parte più del 50 per cento della popolazione”. Alle elezioni Europee si presentano tre diversi progetti nati dai gilet gialli, ma per Boulo e gli altri è un errore strategico e da subito hanno deciso di non appoggiarli. “Voteremo chiunque tranne Macron”, continua. Anche a costo che vinca Marine Le Pen. Tanto, è la posizione, il parlamento Ue “non serve a nulla”. Le idee sull’Europa sono chiare: “Dobbiamo uscire dalle regole che favoriscono solo la Germania. Se noi fossimo al potere parleremmo con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia”. Difficile dire dove saranno tra sei mesi. Intanto lui ha lanciato una piattaforma online, La Ligne Jaune, per unire le varie correnti: “Ne sono il proprietario, ma quando avremo scelto i nostri rappresentanti la lascerò a loro”.

Un avvocato tra i gilet gialli. Come li ha convinti a fidarsi?
Effettivamente non ce ne sono molti. All’inizio avevo provato a coinvolgere anche i miei colleghi.

È andata male?
In Francia le classi superiori guardano con disprezzo gli altri. C’è una grossa frattura tra il 75 per cento di chi simpatizza per i gilet gialli e il restante 25 per cento.

Lei perché protesta?
Macron è il vostro Matteo Renzi di qualche anno fa. Il giovane che arriva e segue fino alla fine la politica neoliberale voluta da Bruxelles. Quando è stato eletto ho pensato: in sei mesi la Francia scenderà in strada. Mi sono sbagliato di un anno. C’era una rabbia sorda che voleva uscire.

Ha mai fatto politica prima? 
No, ho sempre solo votato (ma non dice chi ndr). La mia famiglia ha una tradizione di destra, io ho lavorato per costruirmi un’opinione politica. E quando sono iniziate le proteste non volevo stare a guardare.

I gilet oggi sono più di destra o di sinistra?
Né l’una né l’altra. Una delle nostre forze è aver realizzato che la divisione destra e sinistra non ha più senso senza sovranità politica. Il popolo non è più sovrano e soprattutto non lo è a causa dell’Unione europea.

Domenica 26 maggio si vota per le elezioni Europee. Cosa fanno i gilet gialli?
Andremo a votare chiunque tranne Macron. Deve avere il risultato più basso di sempre. Il rischio è che ci sia un’astensione molto forte e che arrivi in testa insieme a Marine Le Pen.

Lei per chi voterà?
Non lo dico.

Alcuni di voi si sono candidati. Perché non loro?
Io sono sempre stato contrario. Il Parlamento Ue non serve niente.

Non è un pericolo per voi se vince Marine Le Pen?
Il parlamento Ue non ha potere. Lei o Macron, cambia poco. Il movimento dall’inizio dice di essere a-partigiano. Ci posizioniamo esclusivamente contro il potere. Questo ha permesso di federare il movimento.

I partiti sono venuti a fare campagna tra voi?
Hanno cercato di attirarsi la simpatia del movimento. Ma nessuno per il momento ce l’ha fatta. Non credo che favoriremo un partito piuttosto che un altro.

Voi siete per cambiare l’Ue dall’interno?
Non è possibile per la regola dell’unanimità. Bisogna assolutamente uscire dalle regole dell’Ue e battere i pugni sul tavolo per dire “basta”. Smettiamo di sottometterci a regole completamente idiote, che rovinano la vita delle persone e avvantaggiano banche, assicurazioni e multinazionali.

Cioè volete uscire dall’Ue?
Vedremo. Io non ho niente contro l’ideale europeo. Ma se dobbiamo avere una presunta unione che impoverisce le persone, dobbiamo uscirne. L’euro e il libero scambio favoriscono solo la Germania. Non capiscono che l’euro sta uccidendo i Paesi intorno.

Finora Parigi ha fatto asse con Berlino.
Se domani andassero al potere le idee dei gilet gialli, è certo che smetteremmo di metterci al servizio della Germania. E avremmo invece interesse a capirci con Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Ma se non vi presentate neanche alle elezioni, come potete cambiare le regole?
La forza rivoluzionaria del movimento è stata quella di tornare a far interessare i cittadini alla politica. Lavoriamo per migliorare le coscienze politiche, poi si vedrà. Il processo rivoluzionario si è messo in moto. Ci sono state centinaia di migliaia di persone che hanno iniziato ad alzare la testa. Non la abbasseranno più, è finito, si sono risvegliate. La dinamica è irreversibile. Resterà con la forma dei gilet o no? Non lo so. Può essere. Ma c’è un prima e un dopo il 17 novembre 2018.

Però nei cortei siete sempre meno.
È normale. È già straordinario che ci sia una mobilitazione ogni settimana da sei mesi. Le persone sono stanche. C’è stato un numero immenso di feriti: più di 2200. Senza contare i fermati e le condanne esorbitanti rispetto a quello che hanno commesso.

Lei ha dichiarato che c’è una deriva fascista. Non è esagerato?
Siamo di fronte a una repressione di Stato. Per l’Onu la libertà di manifestare in Francia è sotto attacco. È un fatto inquietante. C’è una deriva ultra autoritaria del potere che è concentrato nelle mani di un solo uomo e tutti seguono lui. Ci sono continue restrizioni alla libertà di stampa: giornalisti convocati dai servizi segreti per le loro inchieste, oppure fermati senza motivo e controllati con leggi ad hoc. Infine abbiamo assistito alle bugie di Stato quando il ministro dell’Interno ha detto che avevamo attaccato un ospedale ed è stato smentito. Ho parlato di deriva fascista in particolare dopo una serie di fermi preventivi prima di una manifestazione senza neppure che fossero commessi dei reati.

Che cosa vogliono i gilet gialli oggi?
Innanzitutto chiediamo che la politica sia al servizio del 99 per cento della popolazione. E non dei più ricchi. Quindi l’aumento dei salari e l’abbassamento delle tasse per le classi medie. Per finanziare tutto questo, la prima tappa è di rimettere in causa il dispositivo fiscale di Macron, a partire dalla decisione di togliere la patrimoniale. Infine la sovranità popolare: i cittadini vogliono avere la possibilità di chiedere loro stessi dei referendum.

Qualcosa Macron ha concesso.
Cose ridicole. Se mantiene i regali per gli ultra ricchi sono sempre gli stessi che pagano. Lui usa il principio dei “primi della cordata”, secondo cui i più forti davanti tirano quelli dietro. Ma i primi della cordata da tempo hanno tagliato la corda. Non sono più solidali.

Nelle ultime settimane protestate con gli ecologisti e avete un unico slogan: “Fine del mese, fine del mondo”.
I gilet gialli sono dei catalizzatori: tutti quelli che contestano le politiche di Macron, e quelle neoliberali in generale, devono riunirsi per protestare e ripensare i rapporti di forza.

Però la vostra protesta in origine era contro l’aumento del prezzo della benzina, non proprio ecologista.
Non può esserci una transizione ecologica senza una ripartizione equa delle ricchezze. Il governo voleva salvare il pianeta senza tassare ad esempio la benzina degli aerei. Tutti sanno che un ricco inquina molto di più di una persona normale.

In piazza abbiamo visto molta violenza. Vi ha danneggiato o ne siete responsabili?
Il movimento non è nato facendo manifestazioni. All’inizio ci ritrovavamo alle rotonde, ma il governo le ha fatte evacuare tutte. Non avevamo altra chance per essere visibili se non manifestare: e quando lo fai è normale che arriva chiunque, pure i black bloc. Io penso sia un errore la violenza perché i media e il governo lo usano per screditarci. Nonostante questo però, il movimento continua ad avere la simpatia di oltre il 50 per cento della popolazione: è il segno che siamo molto potenti.

Cosa farete ora?
Dobbiamo strutturarci e coordinare delle azioni. Il movimento avrà una mutazione. L’obiettivo è costruire un popolo che sia più illuminato di prima. Il potere disonesto ci vuole addormentati.

Farete un partito?
Se c’è una linea che può dividere i gilet gialli è quella tra i partigiani dell’orizzontalità che non accettano dei rappresentanti, e chi invece chiede solo di poterli controllare. Stiamo riflettendo.

Come?
Abbiamo una piattaforma in rete, si chiama La Ligne Jaune ed è il luogo dove discutere per formare la nostra linea politica. È aperta a tutti.

Chi è il proprietario?
Io. Ma è provvisorio. Quando avremo strutturato il movimento e stabilito chi sono i rappresentanti, la consegnerò a loro.

Anche noi ne abbiamo una simile, quella dei 5 stelle
Lo so, ma non l’ho mai vista. So anche che hanno incontrato alcuni gilet, ma non abbiamo leader legittimati a parlare con altre organizzazioni. Fanno parallelismi tra noi e il M5s, ma loro ora sono un partito. Noi non lo sappiamo ancora.

Ci vorrà del tempo per strutturarsi. Cosa succederà in Francia intanto?
Macron farà di tutto per restare. Cannibalizza il centro e punta a essere al ballottaggio alle presidenziali del 2022 contro Marine Le Pen per vincere. Faremo di tutto perché non accada.