“Salvini blandisce il rosario e si affida alla Madonna. Ma la Madonna era una migrante: Salvini è sicuro di averla dalla propria parte?”. Pietro Bartolo ce l’ha col ministro dell’Interno. Non potrebbe essere altrimenti per l’uomo che dal 1992 ha prestato le prime cure a tutti i migranti sbarcati sull’isola di Lampedusa. Divenuto noto al grande pubblico con Fuocoammare, il documentario di Gianfranco Rosi che ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino, Bartolo adesso si candida alle europee. E lo fa con il Pd, il partito che con Marco Minniti ha anticipato e sdoganato le politiche migratorie di Salvini.

Bartolo, che ci fa con lei col Pd?
Io sono candidato col Pd ma faccio parte di Demos, democrazia solidale lanciato da Andrea Riccardi e Paolo Ciani. Sono loro che mi hanno chiesto se fossi interessato alla candidatura. Loro e Nicola Zingaretti. Se il Pd non fosse stato guidato da Zingaretti, non ci sarei stato.

Ma lei fino a due mesi fa diceva che gli “accordi dell’Italia con la Libia hanno condannato migliaia di persone a subire soprusi, violenze, sevizie”. La pensa ancora allo stesso modo?
Rimango assolutamente dello stesso parere.

Ma quegli accordi li ha fatti il Pd, con Paolo Gentiloni premier e Marco Minniti al Viminale.
Io non sono stato mai d’accordo con le politiche migratorie del ministro Minniti. Non ho mai accettato gli accordi con la Libia, li ho sempre criticati e rimango dello stesso parere. Ma nel nuovo Pd non vedo più Minniti in lista, mentre hanno candidato me. Segno che c’è ha la volontà di cambiare. Di tornare ai valori della sinistra senza muri, fili spinati e respingimenti.

Eppure ancora oggi Carlo Calenda, pure lui candidato alle europee, rivendica i risultati di Minniti sull’immigrazione. E lo fa per replicare a Salvini: non contesta le misure, ma i dati, sottolineando che col Pd al governo c’erano meno sbarchi e più rimpatri. Come la mettiamo?
Guardi, io le posso dire che mi batterò per il rispetto dei diritti umani. Io credo di essere dalla parte dalla giusta. Può darsi che mi sbaglio. Posso ripetere – e lo ripeterò sempre – che la scelta di Minniti di stringere quegli accordi con la Libia io non la condivido. Specialmente ora che in Libia c’è la guerra.

Ma perché ha deciso di candidarsi?
Per 30 anni mi sono occupato del fenomeno dell’immigrazione. Ho fatto libri, film, sono andato ovunque per raccontare la verità sull’immigrazione. Ma non è cambiato nulla, anzi. L’unico modo per cambiare qualcosa su questo fronte è la politica.

Lei cosa vorrebbe cambiare?
Il Trattato di Dublino.

Come lo cambierebbe?
Eliminerei le norme capestro.

Quali sarebbero le norme capestro?
Il Trattato, come è noto, dice che chi arriva dal mare deve essere identificato e rimanere nel Paese d’entrata. Ma il Paese d’entrata o è la Grecia o l’Italia. È quelle sono norme capestro. Qui non si parla solo di equa distribuzione: ma di diritti fondamentali. Chi vuole ricongiungersi con i propri familiari deve poterlo fare. Non possiamo costringere la gente a stare dove non vuole. Senza considerare il problema dei dublinati.

Cioè quelli che vengono rispediti nei paesi dove sono arrivati per la prima volta.
Esattamente. Riescono a superare la frontiera ma poi vengono riportati indietro. In questo momento sono di più di quelli che entrano dal mare, ma non se ne parla. Nel frattempo continuano a raccontarci tante bugie.

Tipo quali?
Ci parlano di mezzo milione di rimpatri e poi ci dicono che sono solo 90mila. Ci parlano di un’invasione di migranti che non esiste. Di immigrati che vengono a rubarci il lavoro che prendono 35 euro al giorno. Creano paura, terrore, odio. Noi possiamo parlare di quello che vogliamo, possiamo litigare e fare polemica, ma dimentichiamo sempre una cosa.

Cosa?
Queste sono persone, non numeri. Sono persone che hanno solo avuto la sfortuna di essere nati nel posto sbagliato. E ora ci chiedono un po’ d’aiuto. E dopo tutto quello che gli abbiamo tolto, dobbiamo darglielo.

Cosa gli abbiamo tolto?
Tutto, abbiamo scambiato l’Africa come un supermercato. L’Occidente ha depredato il loro continente. E non solo l’Occidente: anche la Russia, la Cina. Continuiamo a fare distinzioni tra migranti economici e richiedenti asilo: ma abbiamo dimenticato il nostro passato, quando eravamo noi i migranti economici in America, in Sud America, in Australia. Se lei va in Papuasia trova persone arrivate dall’Italia.

Non pensa che la situazione sia arrivata al livello attuale anche perché è stata gestita male l’accoglienza? Le inchieste della magistratura hanno raccontato l’esistenza di un vero e proprio business dell’accoglienza. Non pensa che questo abbia influito nelle opinioni dei cittadini sul fenomeno dell’immigrazione?
È stata gestita male l’integrazione, non l’accoglienza. Ma non tutto è da buttare. Anzi. Pure Junker ha detto che noi abbiamo fatto onore all’umanità intera. E quando dico noi parlo di Lampedusa, della Sicilia, dell’Italia intera. Poi purtroppo è stato fatto un passo indietro, ma le falle nel sistema non possono sdoganare bugie pericolose. Voglio ripeterlo: non c’è alcuna invasione. Ci hanno detto che mezzo milione di persone erano da rimpatriare, ora Salvini dice che sono 90mila. Ma di cosa parliamo? Siamo in un Paese in cui c’è un decremento demografico da 200mila persone all’anno. Presto saremo un ospizio. I migranti sono un’opportunità.

È proprio su questo punto che le destra xenofobe fanno una campagna elettorale sfrenata. Parlano di sostituzione etnica.
Ho sentito Salvini dire che non abbiamo bisogno di bambini che arrivano preconfezionati sui barconi. Io ne ho visti tanti bambini preconfezionati: erano nei sacchi neri con la cerniera, perché erano morti. Salvini non ha idea di quello che dice.

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