Paragrafi scarni, indicazioni generiche, pochi numeri, nessuna previsione di strumenti, anche finanziari, su come raggiungere gli obiettivi proposti: così si presentano i programmi dei partiti politici – soprattutto quelli della destra, Lega in testa – per le elezioni Europee alla voce “ambiente”, con particolare riferimento al cambiamento climatico. Eppure, secondo un recente studio condotto da Ipsos per l’European Climate foundation, 4 cittadini su 5 vorrebbero che i politici dessero priorità alla protezione della natura e alla sostenibilità agricola, alla riduzione dell’inquinamento dell’aria e al contrasto al riscaldamento globale.

Ci sono partiti che, addirittura, sull’ambiente e il cambiamento climatico non hanno nulla, perché non esiste un programma vero e proprio per le Europee, come nel caso della Lega. Restando invece sul fronte della destra, il programma di Forza Italia inserisce un breve stralcio su “sviluppo e rispetto dell’ambiente”, dove si auspica che “i cambiamenti climatici vengano messi al centro dell’agenda politica europea, senza inutili estremismi ma mettendo insieme sviluppo e difesa del pianeta”. Anche Fratelli d’Italia parla di ambiente nel breve paragrafo 11 del programma: “Non si può essere patrioti senza essere anche dei difensori della natura e dell’ambiente”, si legge. Seguono indicazioni generali su tutela dell’ambiente e contrasto all’inquinamento, protezione di mari e coste e dazi per gli Stati che non rispettano l’ambiente. Sul cambiamento climatico si fa accenno solo a vaghe “politiche climatiche”, ma non alla riduzione delle emissioni.

I “dinosauri” dell’ambiente: ultima la Lega
E infatti tutti i partiti di destra vengono classificati, rispetto alle loro posizioni sull’ambiente e il clima, come “Dinosauri” da uno studio Can (Climate Action Network), pubblicato a fine aprile. È proprio la Legaa piazzarsi ultima – con uno score dell’0,8% – mostrando “una forte negazione dell’urgenza dell’azione sul clima”, mentre si comporterebbero meglio il Movimento 5 stelle e il Partito democratico, più spostati sulla difesa dell’ambiente e sull’azione di contrasto al riscaldamento globale.

Il programma del Pd, in particolare, parla del raggiungimento di zero emissioni nel 2050, “un obiettivo possibile attraverso un Piano straordinario di 290 miliardi l’anno per la decarbonizzazione completa del sistema energetico europeo”. Più lungo il programma ambientale dei Cinquestelle, dove si fa riferimento soprattutto a sviluppo sostenibile e incentivi alle imprese verdi e che non inquinano, ad un’economia circolare basata sul riciclo che può generare posti di lavoro, a una mobilità pulita attraverso incentivi al settore automobilistico (e infatti la riduzione delle emissioni viene citata solo in riferimento alla mobilità sostenibile). “A me pare che i programmi dei partiti di sinistra, Cinquestelle compresi, abbiano tenuto la barra sul tema della riduzione delle emissioni, anche sulla base dell’importante documento dell’Unione Europea del novembre scorso, “2050 Long Term Strategy”, dove l’Europa rilancia il taglio delle emissioni al 55-60% entro il 2030”, dice Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e fondatore e coordinatore del blog “Climalteranti”. “Invece non mi stupisce”, continua, “il nulla della Lega, d’altronde Salvini è uno dei pochi europarlamentari che aveva votato contro la ratifica dell’accordo di Parigi, mentre il suo partito si è astenuto quando è stato votato nel parlamento italiano. Quelle di Forza Italia e Meloni mi sembrano chiacchiere vaghe sulla sostenibilità legata allo sviluppo”.

Per gli esperti, M5s e Pd “troppo vaghi”
Altri esperti, però, non sono del tutto d’accordo con l’analisi del Can e con quella di Caserini: salvano solo parzialmente democratici e pentastellati. “Premetto che io sono un fisico e mi occupo di previsioni climatiche e proiezioni di cambiamento climatico”, dice Silvio Gualdi, presidente della Società italiana per le scienze del clima. “Ma quello che vedo in questi programmi, senza distinzioni, è che ci sono una serie di considerazioni generali – meglio riciclare, utilizzare una mobilità pulita, incentivare imprese che non inquinano etc – ma non c’è uno straccio di numero, a parte i 290 miliardi per la decarbonizzazione citati dal Pd, dato che non è chiaro da dove provenga”. “D’altronde – prosegue Gualdi – dai programmi che vedo, mi pare che sia solo il Pd a fare un esplicito riferimento alla necessità di un abbattimento delle emissioni, mentre i Cinquestelle si concentrano molto sul peso della green economy e sui nuovi posti di lavoro, ma anche il loro programma, come gli altri, è privo di indicazioni quantitative. “Oltre al fatto di presentare, è un mio parere, qualche elemento di ambiguità”, sottolinea Gualdi. “Si può parlare di mobilità sostenibile e poi avere quella posizione sul Tav, che toglierebbe merci dal trasporto su gomma spostandolo su rotaia?”. Infine, “sulla Lega non posso pronunciarmi, perché non c’è nulla, mentre mi chiedo perché il programma di Forza Italia citi cose già decise, come il bando alla plastica”, evidenzia Gualdi. “Effettivamente i Cinquestelle, pur mettendo molti temi ambientali, sul tema del cambiamento climatico restano troppo generici”, commenta Stefano Caserini. 

Più Europa, Verdi e la Sinistra meglio (ma servirebbero soluzioni)
Si soffermano di più e con maggior completezza sui temi ambientali il programma dei Verdi, lista Europa Verde, che parla esplicitamente di “accelerazione della crisi climatica” e chiede il taglio delle emissioni del 55% entro il, 2030, quello di laSinistra, che cita apertamente i dati dell’IPC, infine il programma di Più Europa, che parla di contrasto al riscaldamento globale e cita anch’esso l’obiettivo emissioni zero nel 2050 e fuoriuscita dal carbone entro il 2030 grazie a una “eliminazione progressiva dei sussidi e dei finanziamenti dannosi per l’ambiente”, a cui si affiancano numerose altre misure. “Il programma di Più Europa è più esteso e generalmente appare scritto meglio, con impegni più precisi sulle emissioni”, continua Gualdi, “però come gli altri resta un esercizio sostanzialmente verbale e qualitativo. Insomma, non ci vuole una competenza particolare per scrivere questi contenuti”. “Bisognerebbe invece ragionare sugli strumenti finanziari, in altre parole oltre a una generica enunciazione delle azioni da intraprendere, occorrerebbe indicare come concretamente perseguirle”, conclude l’esperto.

Nessun riferimento ad adattamento e prevenzione del rischio
Nota invece nei programmi un altro tipo di carenza Sergio Castellari, climatologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ora distaccato all’Agenzia europea per l’ambiente. “Leggendo i programmi dei partiti ho visto in alcuni contenuti centrati su temi come la sostenibilità ambientale, l’economia circolare e la protezione della natura, ma non ho trovato temi legati alla prevenzione del rischio climatico, al potenziamento della resilienza del territorio”. “Ricordo”, prosegue Castellari, “che si devono assolutamente eliminare le cause principali dell’attuale cambiamento climatico mediante una drastica riduzione delle emissioni di gas serra provocate principalmente dall’uso dei combustibili fossili e mediante il blocco della deforestazione“. Castellari avverte che “diversi settori della società e molti ecosistemi già subiscono e subiranno impatti inevitabili del cambiamento climatico”. Per questo, spiega, “si devono sviluppare strategie, piani e misure di “adattamento” che siano orientate a limitare i danni potenziali e sfruttare le opportunità”.”Mi auguro che il tema dell’adattamento diventi prioritario nell’agenda politica del nostro Paese come già lo è in diversi Paesi dell’Ue”. Castellari invita a far riferimento, quanto alle misure da adottare per scongiurare gli effetti del cambiamento climatico, al Manifesto per un Green New Deal europeo. “Questo manifesto racchiude dieci principi e azioni per il futuro dell’Europa: dagli investimenti per un futuro sostenibile, alla promozione dell’economia circolare, ad una transizione resiliente giusta e ad una nuova politica estera che attui l’Accordo di Parigi”, spiega Castellari. 

Quanto è vecchio il dibattito pubblico sul clima
Gli esperti, infine, auspicano un dibattito pubblico in cui l’ambiente sia al centro – “come mai nessuno chiede ai partiti che si candidano a cambiare il governo dell’Europa cosa pensano del cambiamento climatico e cosa intendono fare per contrastarne gli effetti negativi?”, chiede Gualdi – e in cui soprattutto l’esistenza o meno del cambiamento climatico non sia più messa in discussione: “C’è chi crede che si debba ancora discutere se il clima sia cambiato per azione dell’uomo o no”, commenta Castellari, “ma si tratta di un dato di fatto, di un’evidenza scientifica di base. Basta discutere, ora è tempo di agire”. Ma la politica sembra ancora non averlo capito. “Dopo Greta Thunberg, giornali e soprattutto politica sono ripiombati nell’indifferenza. Tra l’altro, sarebbe stata una grande occasione, per la politica, per riconnettersi a un mondo giovanile, appassionato e vitale, che ha manifestato delle preoccupazioni e posto domande serie e precise su un futuro con molte incognite preoccupanti. Un’occasione, purtroppo, mancata”, conclude Gualdi. Infine Caserini punta il dito oltre la politica: “Siamo molto in ritardo sulla questione climatica, non solo nell’impostazione delle politiche di radicale cambiamento energetico, ma anche come livello della riflessione culturale su questo tema”.

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