Erano in molti ad esserne certi. “Massimo Osanna continuerà ancora a dirigere il Parco archeologico di Pompei”, sostenevano in tanti. Così ora che la nomina c’è stata, nessuna sorpresa. Il super Direttore continuerà il suo lavoro, dopo una breve interruzione. Da gennaio a maggio. Giusto il tempo di essere investito dal ministro Alberto Bonisoli, dopo un ultimo colloquio insieme a Maria Paola Guidobaldi, l’ultima candidata a metterne in dubbio la riconferma.

Per Osanna è il ritorno nel suo Parco, dove si trova dal marzo 2014. In maniera continuativa, anche se solo dal gennaio 2016, dirige la Soprintendenza “speciale” di Pompei, mentre in precedenza era stato Soprintendente anche di Ercolano e Stabia. Prima scelto da Bray, poi da Franceschini, ed ora confermato da Bonisoli. Si avvicendano i ministri, ma lui resiste. Prima deus ex machina, poi con il passare degli anni, quasi l’incarnazione della città romana più famosa al mondo dopo Roma.

Ad incoronazione eseguita qualche segnale di dissenso ufficiale. “Interrogherò il ministro Bonisoli sull’opportunità di rinunciare, per il futuro, al ricorso ad uno strumento giuridico a causa del quale trasparenza e meritocrazia, due principi cardine del cambiamento tanto auspicato e per il quale si batte da sempre il M5S, sono sacrificati alla più stantia delle logiche della vecchia politica: quella dei nominati”, ha detto la senatrice del M5s Margherita Corrado. Il punto è anche questo, infatti. Il metodo prescelto per la selezione che potrebbe non tenere nel giusto conto la storia professionale dei diversi candidati. Insomma titoli e competenze. Ma possibile che nessuno abbia pensato che, prima ancora di procedere alla selezione degli aspiranti Direttori, sarebbe stato necessario porre mano ai criteri di valutazione? Eppure di tempo per riesaminare la questione ce ne è stato.

Tra pochi giorni Bonisoli festeggerà il suo primo anno al ministero. Il problema però non è limitato alla selezione dei “nuovi” Direttori, tra i quali c’è appunto Osanna e neppure ad un sistema di valutazione che sembra essere poco efficace. Il problema è più probabilmente che le politiche culturali annaspano. Si procede, senza molte eccezioni, in maniera eccessivamente compassata e in immotivata continuità con la stagione di Franceschini. Ma il punto è un altro. E’ innegabile che Pompei in anni recenti sia mutata. Molto. Però quanto questa trasformazione sia da considerarsi positiva, nei suoi diversi aspetti, è tutto da dimostrare. Certo, si scava. Nuovi poderosi interventi nella Regio V, tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. Interventi che hanno permesso il rinvenimento, ad esempio, di complessi di grande rilievo come la casa con giardini e la casa di Giove. Però sono in molti a pensare che sarebbe meglio concentrare le risorse provenienti dal “Grande Progetto Pompei” sui restauri dell’esistente. Sulla manutenzione e, in talune circostanze, sulla messa in sicurezza dell’immenso patrimonio in vista. Come noto, Osanna la pensa diversamente.

“La tutela a Pompei, condotta correttamente e sistematicamente porta a straordinari rinvenimenti. Ricerca, conoscenza (e dunque scavo), tutela e conservazione sono aspetti tutti strettamente connessi e non si possono portare avanti se non in maniera sistemica”, ha dichiarato lo scorso agosto il super Direttore. Per Osanna questa è l’unica strada possibile. Quindi, restaurare, come è accaduto alla Schola armaturarum, tornata visibile a gennaio 2019, aprire, come è accaduto a dicembre 2017 alle domus con Botteghe, della casa del Triclinio all’aperto e quella del Larario Fiorito. Tutte operazioni che regalano nuova visibilità al parco archeologico, permettendogli di essere prima che un luogo di ricerca e di applicazione di sperimentate tecniche, sempre più una affidabile macchina da soldi. Una slot che non tradisce le aspettative.

Cambiare la guida di Pompei avrebbe di certo rischiato di mutare l’oliata macchina. Avrebbe comportato probabilmente la ridefinizione delle linee-guida della gestione del parco. Insomma una eventualità da scongiurare in ogni modo. Proprio come ha fatto il ministro Bonisoli.