D’accordo, la Chiesa e le sue gerarchie non hanno titolo di intromettersi nella politica italiana. Le parole del cardinale Gualtiero Bassetti, capo dei vescovi italiani, suscitano un certo disagio in chiunque rivendichi uno Stato laico e autonomo. Perché Bassetti ha contestato il governo, nello specifico la riforma del terzo settore, ha fatto un appello ad andare alle urne (“Chiediamo a tutti di superare riserve e sfiducia e di partecipare al voto”) e ha fatto capire che vanno bene tutti purché non la Lega di Matteo Salvini.

 

Ma in Italia i cattolici non sono certo tutti pecore che vanno dove indica il pastore. Sono finiti i tempi in cui un vescovo, per quanto rilevante, poteva spostare voti con una parola. Lasciamo quindi da parte l’ingerenza di Bassetti e guardiamo la sostanza: come possono i cattolici votare Salvini e la Lega?

Il ministro dell’Interno pensa che siano un elettorato conquistabile. Per questo ostenta rosari, invoca padre Pio, chiede benedizioni divine in vista delle elezioni europee, esibisce il vangelo come un talismano. C’è una coerenza in queste manifestazioni: non hanno alcuna dimensione spirituale, l’uso e l’abuso dei simboli serve solo a trovare una connessione con una parte dell’elettorato che reagisce a questo tipo di messaggi pre-politici, non verbali.

E’ la stessa religione delle forme e delle catenine d’oro da baciare che ostentano i religiosissimi mafiosi o certi personaggi di Gomorra.

Salvini toglie i simboli cristiani dal loro contesto religioso e li inserisce in uno nazionalpopolare, quasi fossero una maglietta di una squadra di calcio. O una felpa. E così facendo ne distorce la natura: rosari e croci non sono oggetti che danno concretezza a una tensione verso la trascendenza, sono armi identitarie da brandire contro le minacce esterne.

“I simboli cristiani sono un modo di leggere il mondo e d’interpretare l’universo. Essi costituiscono una chiave di lettura o una porta di accesso che permette d’arrivare a comprendere il significato più profondo dell’uomo e del mondo: un uso profanante di essi deve destare nei cristiani attenzione critica e preoccupata”, ha scritto il sacerdote Michele Giulio Masciarelli su SettimanaNews.

Salvini si appropria dei simboli cristiani come Silvio Berlusconi ha fatto del coro da stadio “Forza Italia”. Ma i cattolici dovrebbero avere una sensibilità maggiore alla questione rispetto ai tifosi. Non tanto per salvaguardare quei simboli (cosa c’è di meno contemporaneo di un rosario?), ma perché il leader della Lega se ne appropria ribaltandone il significato, sceglie la forma contro la sostanza.

E’ perfettamente comprensibile che un ministro dell’Interno debba trovare dei compromessi tra gli imperativi morali, la necessità di raggiungere risultati concreti e la limitatezza delle risorse. Soprattutto se tra le sue responsabilità c’è la gestione dell’uso (legittimo) della forza. Ma Salvini non sembra avvertire il peso di questo sforzo, della ricerca di un equilibrio moralmente sostenibile anzi: interpreta il potere che gli deriva dalla carica come il permesso ad agire in modo più duro contro chi è più fragile, di sfruttare la forza dell’amministrazione per creare problemi a persone già in difficoltà (il decreto sicurezza), di promettere impunità a chi si macchia dell’unico crimine che nessuna società può tollerare, cioè l’omicidio, sia pure in nome di una difesa presunta legittima.  

Gli elettori cattolici che assistono a tutto questo possono restare indifferenti? Loro non sono ministri, possono anche permettersi di votare in base ai propri valori, possono reclamare – come fa per esempio Avvenire – il rispetto dei diritti umani in Libia senza accettare alcun realismo politico. Un ministro può rassegnarsi all’idea che alcune decine di morti in mare sono la conseguenza inevitabile di una strategia politica che vuole evitare danni peggiori, ma un elettore cattolico come fa ad accettarlo?

Chi amministra la città di Roma sa quanto è complicato assegnare le case popolari, ma chi ha anche soltanto una sommaria conoscenza del vangelo non dovrebbe avere dubbi se schierarsi con CasaPound, legittimata dalla Lega e da Salvini, che minaccia una famiglia rom, bambini inclusi, oppure con il Papa che quei rom li accoglie in Vaticano e dice: “Soffro con voi, questa non è civiltà”.

Soltanto se nel dibattito pubblico ci sono posizioni nette, anche assolute, la politica può esercitare la sua naturale funzione di mediazione. Ma se gli elettori diventano più cinici e più spietati del candidato, dove sarà il compromesso?

In una politica post-ideologica, nessuno si stupisce che le idee forti siano svanite. A sinistra c’è il deserto. Il Movimento Cinque Stelle ha dovuto mitigare alcune delle sue istanze pre-politiche più radicali (niente professionismo tra gli eletti, rigore assoluto su indagini e processi, disintermediazione di tutti gli interessi organizzati). E che la religione sia sempre più secondaria in una società secolarizzata lo dimostrano tutte le rilevazioni statistiche. Ma c’è un mondo di associazioni cattoliche che mobilita ancora milioni di persone in Italia. E non soltanto per difendere i privilegi della Chiesa o per aderire a quelle forme di cristianesimo magico che Salvini titilla.

Nella mia Emilia Romagna, laica e rossa, ci sono le parrocchie, gli scout, la Caritas e tanto altro. Eppure anche l’Emilia guarda verso la Lega.

Ma come ha ben riassunto Famiglia Cristiana la domanda da farsi alla vigilia delle elezioni europee e amministrative è molto semplice: “Cos’altro manca per suscitare l’indignazione dei cattolici?”.

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