C’è un colore che domina le strade di Bergamo. Da viale Papa Giovanni XXIII fino al Sentierone, cuore economico e commerciale di Città Bassa, e poi fino a Palazzo Frizzoni, sede del Comune, sopra i marciapiedi e accanto ai palazzi fa capolino un solo colore: il blu. Non è quello, dalle tonalità più chiare, dell’Atalanta, ma nemmeno quello a cui siamo stati abituati ultimamente e che fa da sfondo alle iniziative di Matteo Salvini. No, è il blu di Giorgio Gori. Che da tempo ha abbandonato qualsiasi riferimento alle gradazioni legate per tradizione alla sinistra (compreso il tricolore del Pd) e che anzi si fa accompagnare da gennaio, cioè da quando ha iniziato ufficialmente la propria campagna elettorale nei quartieri, da sostenitori di indaco vestiti. E la Lega? La Lega si è nascosta. Tanto per quanto riguarda il proprio quartier generale, che è stato allestito in braccio all’autostrada, in via per Zanica (accanto a un centro massaggi cinese), quanto per ciò che riguarda la campagna elettorale: partita tardissimo, condotta sottotraccia e con slogan più nazionali (l’immigrazione) che locali.

GLI SFIDANTI – Alle elezioni amministrative di Bergamo si presentano quattro liste con due sfidanti veri. Da una parte c’è il centrosinistra guidato dal sindaco uscente Gori, che raggruppa Pd, Lista Gori, Patto per Bergamo (Patto civico, Partito socialista e Italia in Comune del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti), +Europa e Ambiente Partecipazione Futuro. Dall’altra c’è il centrodestra al gran completo con Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia capeggiato da Giacomo Stucchi. In mezzo, il Movimento 5 stelle con Nicholas Anesa (che cinque anni fa chiuse all’8,2% e alle scorse Politiche al 17,4%) e la lista di sinistra, Bergamo in Comune, col segretario di Rifondazione comunista Francesco Macario.

I SONDAGGI E LA FIDUCIA LEGHISTA – I sondaggi, finora, hanno visto il primo cittadino avanti, ma la sensazione è che la partita sia apertissima. Secondo una prima rilevazione Ipsos diffusa il 20 aprile e commissionata proprio da Gori, il sindaco uscente sarebbe in testa addirittura col 49,2%, a un passo dalla vittoria al primo turno, e con quasi 11 punti di vantaggio sul centrodestra, fermo al 38,7%. L’aggiornamento, sempre Ipsos, di due settimane dopo conferma il centrosinistra al 49,8% con Stucchi in leggera ripresa al 40,8% (e con Forza Italia in tracollo al 4,9%). Quello del 10 maggio di Mps Evolving Marketing Research per Bergamonews vede in lieve calo entrambi (47,3% contro il 39,2% con il M5s all’8,9%). Ma nessuno dei due candidati sindaci sembra prestare attenzione ai dati. “Sarà dura” ammettono fonti di entrambe le squadre, anche se un leghista bergamasco di peso confida: “Le sensazioni sono ottime, abbiamo il traino delle Europee. Gori, invece, cinque anni fa non riuscì a chiudere i conti al primo turno quando beneficiò del risultato del Pd di Matteo Renzi“. Sia come sia, entrambi gli schieramenti guardano al voto nella Città dei mille con significativa apprensione. Da una parte il centrosinistra non vuole mollare un capoluogo di provincia in cui è convinto di aver amministrato bene. Dall’altra il centrodestra vorrebbe riaffermarsi in un comune ricco del Nord Italia attraverso cui rinsaldare un’alleanza più stretta col presidente della Regione, Attilio Fontana. E in questa partita la Lega, più di tutti, vede la possibilità di vincere in un centro da sempre moderato e in cui, almeno alle Amministrative, non ha mai sfondato.

GIORGIO GORI – Finora la campagna elettorale non ha dato grandi grattacapi a Gori. A eccezione dell’episodio, registrato dalle telecamere, in cui ha spolverato la targa in onore di Lea Garofalo di un parco cittadino con un drappo tricolore, gesto che gli è costato insulti e minacce da ambienti di estrema destra, si è mosso con largo anticipo senza un rivale da dover fronteggiare e potendo contare sulla quasi totalità della propria Giunta pronta a ricandidarsi. Negli ultimi mesi si è subito schierato coi tifosi atalantini dopo gli scontri con la polizia a Firenze; non è stato costretto a difendersi nella vicenda, controversa, del parcheggio interrato in Città Alta, in via Fara (il via libera al progetto, nel 2004, venne dato dal sindaco di centrodestra Cesare Veneziani); e soprattutto ha incassato più di un mezzo endorsement da parte di Antonio Percassi, il patron dell’Atalanta, che avrà un proprio stadio di proprietà nuovo di zecca. “Partiamo grazie alla grande volontà dell’amministrazione comunale. Grazie al sindaco, artefice di questa iniziativa, è stato fatto un ottimo lavoro insieme a tutto il Comune. Abbiamo tanti sogni, uno si sta realizzando”. Sono le sue parole poco prima che gli escavatori iniziassero a demolire la Curva Nord dell’Atleti Azzurri d’Italia, dal prossimo 22 settembre, ufficialmente, Gewiss Stadium. Da segnalare, il ruolo di un Pd defilato. È vero, si è visto il segretario Nicola Zingaretti e l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Ma accanto a Gori, per il lancio della corsa a piazza Matteotti, c’erano Beppe Sala ed Emilio Del Bono. E lo staff bergamasco sta lavorando per avere i due sindaci lombardi anche per la chiusura prima del voto.

GIACOMO STUCCHI – Dall’altra parte, come detto, la campagna elettorale di Giacomo Stucchi è stata abbastanza anomala. Bossiano doc della prima ora, poi maroniano, alle primarie del 2017 si spese per Giovanni Fava e contro il favoritissimo Matteo Salvini, criticandolo per la strategia politica che aveva trasformato la Lega Nord, federalista, in un partito nazionale privo del riferimento “Nord”. Così bossiano che dopo 22 anni ininterrotti da parlamentare (’96-’18) e la presidenza, delicata, del Copasir, la segreteria decide di non candidarlo alle Politiche del 2018.
Stucchi si era reso disponibile alla corsa per Palazzo Frizzoni già ad agosto del 2018, ma il suo nome era stato congelato dal partito. Un po’ perché Forza Italia aveva avanzato la candidatura di Gianfranco Ceci, ex vicesindaco della Giunta guidata da Franco Tentorio (’09-’14) e volto storico dei forzisti in città; un po’ perché la Lega aveva preferito buttare avanti il nome di un civico, quello dell’alpinista Agostino Da Polenza. Quando il centrodestra aveva bisogno di un candidato certo per mettere in moto la macchina in vista del voto del 26 maggio, Salvini si è dimostrato tiepido o, quanto meno, cauto nei confronti di Stucchi. Per due volte nella Bergamasca (Albino e Spirano) e una in città in Prefettura, ha avuto la possibilità di indicare pubblicamente un nome attorno cui sia Forza Italia sia Fratelli d’Italia si sarebbero accodati senza fiatare, interrompendo una volta per tutte il braccio di ferro tra i due maggiori partiti. Ma non lo ha fatto. Così, secondo fonti del Fatto.it, è intervenuto Giancarlo Giorgetti, che ha imposto la candidatura di Stucchi, tanto che Salvini avrebbe confidato: “Per Bergamo non litigo di certo con Giorgetti”. “Avevamo tre nomi: Stucchi, Da Polenza e Ribolla (Alberto, consigliere comunale uscente, deputato e salviniano, ndr)” è la ricostruzione, differente, di una fonte leghista, “dato che a Forza Italia avevamo dato il candidato in Piemonte (Alberto Cirio, ndr) a noi spettava Bergamo. E la scelta è caduta sul nostro uomo che non aveva impegni istituzionali. Cioè Stucchi. La rosa di candidati è stata scelta a livello provinciale, ma poi la decisione finale l’hanno presa ai piani alti”.
Per questi motivi, il centrodestra si è mosso dalla seconda metà di marzo. E sul fronte Lega lo ha fatto, principalmente, battendo sui temi nazionali cari agli elettori di Salvini. Ha provato anche a imbarcare, in questo senso, il Popolo della Famiglia, con l’idea di candidare Mario Adinolfi, ma il movimento non è riuscito a raccogliere le 350 firme necessarie per la presentazione della lista. “Vinciamo al primo turno, il vento soffia forte verso la Lega” ha dichiarato Stucchi. Sparata elettorale o fiducia nei propri mezzi? La risposta il 27 maggio.