È arrivata l’autorizzazione allo sbarco di 18 delle 65 persone a bordo della Sea Watch 3, la nave della ong tedesca che due giorni fa ha soccorso un gruppo di migranti al largo delle coste libiche e che aveva ricevuto una diffida ufficiale dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a entrare nelle acque territoriali italiane. Nel pomeriggio, l’equipaggio aveva comunque deciso di puntare verso Lampedusa a causa delle preoccupanti condizioni di alcuni migranti e del maltempo. Intorno alle 19, l’annuncio da parte di fonti del Viminale: lo sbarco è autorizzato “solo ai bambini accompagnati e ad un uomo in precarie condizioni di salute“. A bordo delle motovedette della Guardia Costiera saliranno dunque sette bambini con i genitori, sette madri e tre padri, più il migrante con gravi problemi di salute. Intanto, da quanto apprende l’Adnkronos, la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta contro ignoti per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, come avviene spesso in caso di sbarco.

La vicenda della Sea Watch 3 era diventata sempre più calda intorno all’ora di pranzo, quando la nave, che per un giorno è rimasta a compiere manovre di attesa al confine con le acque territoriali italiane, ha deciso di puntare verso Lampedusa: “Siamo a 15 miglia da Lampedusa, a bordo abbiamo 65 persone, alcune disidratate, e alcuni bambini piccoli. Le condizioni meteo sono cattive“, aveva detto all’Ansa il comandante Arturo Centore. Ma per imbarcazione ed equipaggio, che mercoledì hanno soccorso 65 persone in acque libiche, tra cui due neonati, un disabile e diversi con ustioni gravi, lo sbarco sull’isola si era annunciato complicato. L’imbarcazione era stata raggiunta già in mattinata dalla Guardia di finanza e dalla Capitaneria di porto che avevano notificato all’equipaggio la diffida firmata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ad entrare in acque territoriali italiane. “Erano prima in acque libiche e poi in acque maltesi, ma mettendo a rischio la vita degli immigrati a bordo vogliono a tutti i costi arrivare in Italia. Questi non sono soccorritori ma scafisti e come tali verranno trattati. Per i trafficanti di esseri umani i porti italiani sono e rimangono chiusi”, aveva poi dichiarato il capo del Viminale, con il ministero che aveva dato ordine al comandante di dirigersi verso le coste tunisine. “Non siamo scafisti, siamo un equipaggio di volontari”, ha risposto Centore. “Vengono dette tante cose inesatte sul nostro conto – precisa il comandante – e per questo ci tengo a parlare e dire come stanno veramente le cose”. 

La linea dura assunta dal capo del Viminale era sfociata nel nuovo, ennesimo, duello a distanza tra il leader del carroccio e il Movimento 5 Stelle, soprattutto dopo le parole di Salvini che, in un video su Facebook, aveva dichiarato che “non c’è presidente del Consiglio che tenga e non c’è ministro dei 5 Stelle che tenga. In Italia i trafficanti di esseri umani non arrivano più”. Poi aveva continuato: “Nessuno pensi di riaprire i porti, nessun ministro e neanche il presidente del Consiglio pensi di ordinare a me di far entrare la nave. Se qualcuno pensa di riaprire i porti ha trovato il ministro e il partito politico sbagliato. Faccio finta di non sentire e guardo solo avanti”. 

Luigi Di Maio aveva risposto duramente, dicendo che “l’Italia ha già avuto un uomo solo al comando e non ne sente la mancanza”. Poi aveva continuato dicendo che la sua “prepotenza aumenta, soprattutto sull’immigrazione, quando la Lega è in difficoltà con gli scandali di corruzione“. “Non ci sto a rappresentare questo grande stratagemma per distrarre dall’emergenza del Paese – attacca – che non è in questo momento l’immigrazione, ma la corruzione”. Secondo il leader M5s “è evidente che c’è chi vuole alzare il livello di scontro“. La critica a Salvini riguarda appunto “gli attacchi al presidente del Consiglio che ha tutto il sostegno mio e del governo”. Dico solo che, per la legge dei grandi numeri, se tutti pensano una cosa e c’è un singolo contrario forse ha torto il singolo. Di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e in Italia non ne sentiamo certo la mancanza”, attacca ancora Di Maio.

Solo alle 19 circa è arrivato l’annuncio della possibilità di sbarco per i primi 18 della Sea Watch e a dare la notizia è stato per primo l’equipaggio che, via Twitter, ha fatto sapere che “le autorità italiane hanno dato la disponibilità a fare sbarcare le famiglie presenti a bordo: bambini, madri, padri e una donna ferita“. È in corso “il trasbordo sulla motovedetta della Guardia Costiera“. Notizia confermata poi dalle fonti del ministero dell’Interno.

Poi, dalla ong hanno anche affermato: “Non abbiamo ricevuto alcuna indicazione di un porto sicuro in Tunisia“, ha detto la portavoce di Sea Watch in Italia, Giorgia Linardi, sottolineando che l’equipaggio della nave è stato “un giorno e mezzo senza ricevere alcun tipo di coordinamento”. Il comandante “ha deciso di assumere la rotta meno vessatoria per le persone a bordo e quella intimatagli dalla motovedetta libica che ci ha approcciato ieri all’alba. Una rotta che coincide inoltre con quello che costituisce il porto sicuro più vicino al luogo in cui è avvenuto il soccorso”.

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