Trump, i populisti e la disparità di genere. Anche i giurati di Cannes, quattro donne (Kelly Reichardt, Alice Rohrwacher, Elle Fanning, Maimouna N’Diaye) e quattro uomini (Yorgos Lanthimos, Robin Campillo, Pawel Pawlikoski, Elki Bilal), capitanati da Alejandro Gonzalez Iñarritu, hanno sentenziato prima di ritirarsi e riemergere tra una decina di giorni quando riappariranno con il nome del vincitore della Palma d’Oro 2019. Il tre volte premio Oscar Iñarritu, primo regista messicano della storia presidente di giuria a Cannes, ha sottolineato come la sua presenza al festival sia un chiaro messaggio anti-Trump viste le sue politiche contro i migranti messicani.

“Questi tizi dominano il discorso pubblico esercitando ira e rabbia – ha detto riferendosi ai politici populisti – Macinano falsità e riescono a far credere alle persone che queste cose siano vere. Ma stiamo attenti, perché con questa retorica sappiamo come sono andate a finire le cose nel secolo scorso”.

Iñarritu ha poi voluto ricordare quanto sia vicino a Cannes in una battaglia formale e industriale come quella del formato della visione dei film: “Il cinema è nato per essere vissuto in uno spazio comune. Non ho nulla contro la visione su un telefono, iPad, computer. Ma non è come averlo vissuto in una sala e soprattutto l’uno non deve cancellare l’altro. La Francia peraltro è un’eccezione in quanto qui il cinema in sala viene protetto”. Chiaro il riferimento allo scontro ancora in atto tra Cannes e Netflix, con il festival a vietare perentoriamente, sotto dettatura degli esercenti francesi, la presenza dei film prodotti dal sito web di streaming a pagamento e che non prevedono un’uscita in sala.

Alice Rohrwacher, una delle tre registe in Concorso a Cannes 2018 con Lazzaro Felice, è invece intervenuta per ricordare la difficoltà di affermare lo sguardo femminile nella regia cinematografica: “La gente continua a chiederci cosa significa essere una regista donna. Ed è un po’ come se si chiedesse ad una persona scampata ad un nubifragio perché è ancora viva. Rivolgete la domanda allora a chi questa barca l’ha costruita, quindi a chi gestisce e organizza le scuole di cinema. Inutile che si sollevi questo problema quando i film sono già pronti per essere visti o distribuiti. Il problema bisogna porselo all’inizio di questa catena creativa e produttiva”.

Le registe donne in Concorso per la Palma d’oro al Festival di Cannes 2019 sono quattro: due vecchie conoscenze festivaliere mai esplose definitivamente come Celine Sciamma e Jessica Hausner; una scommessa leggera leggera come la regista di commedie Justine Triet, e la giovane franco senegalese Mati Diop che con Atlantique sembra raccontare proprio l’odissea di alcuni migranti di Dakar.