Con 560 voti favorevoli, 5 contrari e 28 astenuti, lo scorso 27 marzo il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la direttiva proposta dalla Commissione europea per diminuire significativamente l’utilizzo della plastica entro il 2021. Nel mirino di Bruxelles ci sono diversi prodotti che, proprio secondo la Commissione, rappresentano il 70% di tutti i rifiuti marini. I residui di molte di queste plastiche e microplastiche finiscono nella catena alimentare: ingeriti dalle specie marine, tra cui pesci e crostacei, e poi a loro volta dall’uomo. Al bando saranno messe le posate usa e getta (coltelli, forchette, cucchiai ma anche bacchette), i piatti monouso, i cotton fioc in plastica, le cannucce, i miscelatori per bevande, i bastoncini per i palloncini, ma anche, dopo un’integrazione voluta dagli europarlamentari rispetto al testo della Commissione, gli articoli in plastica ossi-degradabili, come sacchetti o imballaggi, e i contenitori in polistirolo espanso usati per il take-away. Norme stringenti anche per altri prodotti che al momento non presentano valide alternative, come le bottiglie di plastica: il 90% dovrà essere raccolto dagli stati membri entro il 2029. Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire che almeno il 50% degli attrezzi da pesca contenenti plastica smarriti o abbandonati venga raccolto ogni anno. L’accordo introduce inoltre il principio “chi inquina paga”, introducendo una responsabilità estesa per i produttori. Questo nuovo regime si applicherà ad esempio ai filtri di sigaretta dispersi nell’ambiente e agli attrezzi da pesca persi in mare, per garantire che i produttori sostengano i costi della raccolta. Più controlli, infine, su assorbenti, tamponi e applicatori, i quali dovranno segnalare in maniera chiara se contengono plastica e il rischio di uno smaltimento errato. Ma da cosa possono essere sostituiti? Ecco le alternative in cinque punti.