“Secondo i dati CAF, 130mila persone rinunceranno al reddito di cittadinanza perché gli importi sono troppo bassi”. A scriverlo, su Twitter, è la vicepresidente del Pd Debora Serracchiani, che commenta: “L’ennesima sconfitta di @luigidimaio e @matteosalvinimi su promesse che non sanno mantenere”. Ma quel numero, 130mila beneficiari che sarebbero pronti alla disdetta, arriva davvero dai Centri di assistenza fiscale attraverso i quali è possibile presentare le domande per il sussidio? In realtà no: si tratta semplicemente dei nuclei (circa il 29% del totale) che in base a dati Inps risalenti al 19 aprile ricevono sulla card un’integrazione al reddito inferiore ai 300 euro mensili. Probabilmente Serracchiani ha letto il Messaggero di domenica, che titola in prima pagina: “Fuga dal Reddito, in arrivo al Caf 130mila”. Dove i 130mila in fuga non sono altro che i beneficiari che il quotidiano romano stima come “insoddisfatti” e “pronti a voltare le spalle al reddito dopo appena due mesi”.

Il Messaggero sostiene che “la misura chiave dei Cinque stelle rischia tra le 60mila e le 130mila defezioni“, ma la fonte non sono i Caf, citati solo per riferire che in alcune loro sedi oltre che in quelle Inps “molti cittadini delusi (soprattutto al Sud) hanno chiesto come fare per rinunciare al reddito” alla luce del fatto che “il beneficio comporta specifici obblighi lavorativi e controlli approfonditi da parte del fisco”. Quelle cifre non sono altro che la somma dei beneficiari che ricevono importi definiti “extra light”.

Il giornale della Capitale non nasconde che il “dato” abbia proprio questa genesi. E cita dati Inps risalenti peraltro a due settimane fa: “Il 13% dei nuclei ha ricevuto tra 40 e 100 euro mensili: gli intestatari delle card più povere sono circa 60 mila“, si legge nell’articolo. “Presumibilmente, il grosso delle defezioni si concentrerà in questa fascia di utenti. È inevitabilmente rimasto deluso anche l’ 8% dei nuclei (40 mila famiglie) che ha ottenuto tra i 100 e i 200 euro. Sono considerati a rischio pure i beneficiari a cui sono stati riconosciuti tra i 200 e i 300 euro mensili, il 7,2% sul totale degli attuali aventi diritto. Il gruppo degli insoddisfatti dunque conta almeno 130 mila famiglie”.

Tutti coloro che prendono tra 40 e 300 euro al mese, dunque, sono ritenuti dal Messaggero candidati a chiedere allo Stato di annullare il sussidio. Che “non risulta competitivo agli occhi di chi lavorava (e guadagnava) in nero” anche perché “i furbetti del reddito di cittadinanza che vengono scoperti a barare dalle autorità rischiano fino a sei anni di carcere”

Il quotidiano prevede addirittura la possibile evoluzione delle domande di disdetta, che “sono destinate a crescere ancora e in estate potrebbero addirittura superare la soglia delle 200mila richieste“: questo perché nel frattempo le domande hanno superato quota 1 milione, entro la fine del mese il numero delle card funzionanti potrebbe arrivare a 800mila e “di queste circa 250 mila avranno un plafond di spesa inferiore a 300 euro. Le tessere con meno di 200 euro saranno circa 150 mila. Quelle con importi compresi tra 40 e 100 euro saranno quasi centomila. I bassi importi continueranno dunque a ingrossare con ogni probabilità le fila dei delusi”.

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