“C’è stato un uso distorto del web per diffondere le loro nefandezze”. Pina Montanaro, capo della procura per i minorenni di Taranto, durante la conferenza stampa indetta per spiegare come si è arrivati ai fermi dei ragazzini responsabili delle torture contro Antonio Cosimo Stano, ha voluto sottolineare come quello che accadeva al pensionato era noto a molti. La visione “dei video e l’ascolto dei file audio evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentasse e aumentasse in maniera esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse all’interno del web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma in tutta la cittadina, su altri telefoni. La quasi totalità della cittadina manduriana era a conoscenza di quello che accadeva e aveva modo di visionare queste crudeltà che sistematicamente venivano poste in atto”.

Sul punto è intervenuto anche il capo della procura di Taranto, Carlo Capristo, si è soffermato su questo aspetto e ha annunciato che le indagini proseguiranno anche sui “silenzi”. Antonio Stano è morto il 23 aprile scorso dopo essere stato bullizzato, rapinato e picchiato in più occasioni dal  gruppo di giovani, otto dei quali (sei minori e due maggiorenni) oggi sono stati sottoposti a fermo cui viene contestato il sequestro di persona e tortura. I componenti della gang, che si facevano chiamare “gli orfanelli”, si erano accaniti contro il pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare, che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire. “Noi – ha aggiunto Montanaro – abbiamo acquisito diverso materiale probatorio a seguito dei sequestri dei cellulari di tutti gli indagati. Da questo materiale, con l’ausilio di una consulenza tecnica, stiamo estraendo non solo file video ma anche audio. L’insieme delle conversazioni in chat che i ragazzi avevano. Cosa emerge da questo primo esame del materiale? Un uso distorto del web. Queste ragazzi utilizzavano il web per esaltare, condividere le loro nefandezze”. Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il sostituto procuratore Remo Epifani, il questore di Taranto Stanislao Schimera e il dirigente del Commissariato di Manduria Antonio Gaetani.

“Una delle aggressioni subite da Antonio Cosimo Stano è avvenuta sulla porta di casa, in strada in città a Manduria non in una via abbandonata in campagna. Senza voler generalizzare, perché Manduria è una città sana, però chi ha visto e sentito non ha avuto sensibilità di chiamare le forze dell’ordine – ha dichiarato Capristo  – L’uomo ha subito una serie di incursioni che lo hanno terrorizzato. È stato oggetto di vessazioni e violenze inverosimili, come emerge dai video, e i ragazzi sono rimasti sordi alle sue invocazioni di aiuto. In particolare, sull’uscio di casa ha subito un’aggressione violenta con calci, pugni, sputi e schiaffi e ha cercato di difendersi ripetendo la frase ‘polizia, carabinieri’ mentre i ragazzi rimanevano del tutto indifferenti”.

“Il nostro lavoro è solo all’inizio. Questa è solo una prima risposta a questi fatti gravissimi che sono stati analizzati, ma ne seguiranno tanti altri perché tanti altri video sono in corso di visione e ci permetteranno di proseguire l’attività investigativa. Non lasceremo nulla al caso, compresa l’indagine sui silenzi, che talvolta uccidono – ha spiegato ai giornalisti Capristo –  Aver visionato decine e decine di video non è stata una cosa semplice. C’è voluto l’ausilio della Polizia scientifica perché avevamo e abbiamo il dovere individuare i protagonisti di quelle che io ho chiamato ‘bravate criminali’ e attribuire loro i reati in maniera specifica. Le contestazioni che sono state mosse con i fermi, a firma congiunta della procura ordinaria e della procura minorile, sono pesanti e riflettono quelle che sono le immagini dei video sui quali abbiamo lavorato e sui quali abbiamo delle certezze”.

Capristo si è poi soffermato sulla “smania – ha detto – di questi giovani violenti per noia, che filmano le loro bravate criminali e subito le postano sul web perché per loro è un motivo di soddisfazione. Si provano nuove emozioni, si raccolgono in chat tutta una serie di osservazioni, di plausi. Non vogliamo generalizzare perché ci sono tanti altri giovani che vivono la loro vita nel rispetto delle istituzioni e della famiglia, ma ci sono queste sacche che vanno individuate ed estirpate“. Agli indagati non viene contestato l’omicidio preterintenzionale perché si attende il responso dell’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano fino a determinarne la morte.

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