Secondo l’avvocato di Paolo Arata non è stata depositata, a sentire Ansa e Repubblica è vero il contrario: l’oggetto delle due versioni è l’ormai nota intercettazione ambientale tra Paolo e Francesco Arata, il cui contenuto è stato pubblicato da Corriere della Sera e Repubblica. Nel dialogo captato grazie a un trojan nel cellulare di Arata padre, quest’ultimo – a sentire l’accusa – ha parlato del prezzo della corruzione di Armando Siri, sottosegretario leghista alle Infrastrutture sulle cui dimissioni si sta combattendo un braccio di ferro politico tra Lega e M5s. Una registrazione che secondo il quotidiano La Verità è un falso, ipotesi seccamente smentita dal quotidiano romano, che per primo ha dato notizia del deposito odierno da parte della Procura di Roma al tribunale del riesame. Nella fattispecie, a leggere l’Ansa si tratta di una informativa della Dia in cui è riportata anche l’intercettazione ambientale che tira in ballo Siri e che, a sentire il difensore di Arata, non è ancora nella disponibilità delle parti. Con il deposito dell’atto investigativo in questione, il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi hanno ribadito ai giudici l’importanza del sequestro sugli apparati telematici di Paolo Arata per il prosieguo dell’indagine in cui il sottosegretario leghista Siri è indagato per corruzione. L’accusa della Procura nei suoi confronti è chiara leggendo il capo d’imputazione: “Armando Siri, proponendo emendamenti contenenti disposizioni in materia di incentivi per il cosiddetto mini eolico, riceveva indebitamente la promessa e/o la dazione di 30mila euro da parte di Arata”, amministratore di una serie di società operanti nel settore delle energie rinnovabili e il cui socio occulto, secondo gli inquirenti, è Vito Nicastri, imprenditore dell’eolico ai domiciliari perché considerato finanziatore e protettore della latitanza di Matteo Messina Denaro.

Al netto dell’esistenza o meno del virgolettato incriminato, l’intercettazione (o le intercettazioni) hanno un peso fondamentale in tutta la vicenda. A sentire Repubblica, la registrazione in questione è del settembre 2018 ed è contenuta nel rapporto della Dia di Roma del 29 marzo 2019, “depositato con molti omissis – scrive il quotidiano di Largo Fochetti – I magistrati non vogliono scoprire le carte dell’inchiesta, ancora in pieno svolgimento; la discovery della settimana scorsa, con le perquisizioni fra Trapani e Roma, è scattata solo perché i pubblici ministeri avevano l’obbligo di comunicare agli indagati la proroga dell’inchiesta, dopo i primi sei mesi di accertamenti”. Il dialogo incriminato, sempre a leggere l’edizione online di Repubblica, avviene nella villa di famiglia di Castellammare del Golfo. Per i magistrati romani, dall’informativa della Dia “si evince lo stabile accordo tra il corruttore Palo Franco Arata ed il sottosegretario di Stato e senatore Armando Siri (di cui Arata è stato anche sponsor per la nomina proprio in ragione delle relazioni intrattenute)”. Per quanto riguarda il sottosegretario leghista, la procura scrive che è stato “costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici di Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile, a cui non ha diritto”. Chi invece ha assicurato che nessun atto è stato depositato dalla Procura di Roma al Riesame è Gaetano Scalise, difensore di Arata: “Al momento di chiusura della cancelleria del Riesame, non risultano ancora depositati atti da parte della Procura, non abbiamo quindi potuto visionarli. Resta ferma l’intenzione di sottoporre il mio assistito ad interrogatorio. Attendiamo il deposito degli atti per concordare con il magistrato una data”. Parole pronunciate dal legale mentre lasciava gli uffici del tribunale a piazzale Clodio. Ancora diversa la ricostruzione fornita dal Quotidiano del Sud, secondo cui le intercettazioni sono almeno quattro, tutte ambientali nonché registrate in una villetta di Castellammare del Golfo ed in una automobile (utilizzate da Francesco Arata).

Tutto questo nel giorno in cui Manlio Nicastri e Francesco Arata hanno chiesto al tribunale del Riesame di Palermo il dissequestro dei pc e dei documenti che sono stati sequestrati il 19 aprile: il primo è il figlio dell’imprenditore dell’eolico Vito, in carcere per concorso in associazione mafiosa e indagato per corruzione; il secondo è invece figlio del faccendiere vicino alla Lega Paolo Arata, anche lui indagato per corruzione. Sono entrambi coinvolti nell’inchiesta su un presunto giro di mazzette a funzionari regionali siciliani per ottenere le autorizzazioni per la costruzione e l’esercizio degli impianti di bio-metano di Franconfonte e Calatafimi -Segesta e per le costruzioni di impianti di produzione di energia alternativa riferibili alle società di Paolo Arata e Vito Nicastri.