di Margherita Cavallaro

Una delle cose che mi sono sempre sentita ripetere dagli adulti ogni volta che litigavo con mio fratello (più o meno ogni 20 secondi) era: “la propria libertà finisce dove comincia quella degli altri”. Un sano principio frutto della saggezza popolare e, mi sono resa conto ieri, di un tempo in cui il rispetto della libertà non era così scontato. La Giornata della Liberazione dunque, che nulla ha a che vedere con i diritti di tutti gli unicorni glitterati come me. O forse sì.

La Liberazione è stato l’apice della lotta per far sì che la propria libertà fosse rispettata come limite alla libertà degli altri, mentre in una società fascista ognuno è libero solo nella misura in cui si conforma a un modello imposto, sia questo religioso, politico, etnico, sessuale o qualsiasi altra cosa vi possa venire in mente. Una realtà senza differenze e senza eccezioni, in cui tutti sono uguali non perché hanno uguali diritti, ma perché sono tutti schiavi allo stesso modo. Un ideale sociale che sembrerebbe ovvio rigettare, eppure gli italiani di terra, di cielo e di mare ultimamente sembrano essere attratti da tale ideologia, proprio come ogni tanto ci viene voglia di chiamare quell’ex che ci ha rovinato la vita. Come è possibile, mi chiederete? Possibile che nonostante il/la tuo/a ex ti abbia lasciato cicatrici emotive non sembri aver imparato la lezione? Possibile che quando quell’ex ti chiama ancora rispondi, anche se l’ultima volta che vi siete visti qualcuno ha dovuto chiamare la Polizia (o le Forze Alleate)? Che ancora, ogni tanto, pensi di dargli/le una chance per un futuro assieme, anche se sta sul belino ad amici, parenti, vicini di casa e conoscenti tutti (tanto che si preoccupano anche le testate internazionali)? Possibile che gli italiani siano così stupidi da cedere ancora a quell’ex (politico)?

In realtà non è un problema di stupidità, ma di debolezza al sofismo. Uno dei diritti conquistati dalla Liberazione è il classico: “io ho la libertà di dire quello che penso”. Sacrosanto. Il problema è che quando quello che uno pensa è fascista/razzista/omofobo/transfobico/ecc. sembra ci si imbatta in un circolo vizioso, in un loop etico e filosofico senza uscita, se non fosse per quella benedetta saggezza contadina a cui non importa niente del sofismo e che quindi lo ara col buon senso. La tua libertà finisce dove comincia la mia. Puoi dire quello che pensi, ma nel momento in cui quello che pensi lede la mia libertà di fede, di amare chi mi pare, di vivere in quanto donna, disabile o persona di colore, allora devi tacere. E non vale dire “io ho la libertà di non voler vedere due uomini che si baciano” perché quella libertà tu ce l’hai già: sei libero di guardare dall’altra parte. Due uomini che si baciano non ti toglie la libertà di baciare una persona del sesso opposto, ma il tuo rendere la loro vita un inferno toglie loro la libertà di baciarsi.

Lo stesso principio, insomma, per cui se costruisci una Sinagoga nella tua città tu puoi sempre continuare ad essere cattolico e andare in Chiesa, ma se fai l’antisemita togli alle persone la libertà di essere (o sopravvivere essendo) ebree. Questo ovviamente non l’hanno mai capito quelli della Lega, tanto che hanno proposto un bonus solo per le coppie che si sposano in Chiesa con rito cattolico. Niente bonus se sei ebreo, musulmano o ateo, niente bonus se sei gay, niente bonus se per una qualsiasi ragione in Chiesa non ti ci vuoi sposare. Ovviamente questa proposta è anticostituzionale, ma figurarsi se conoscono la Costituzione i membri (o teste di) un’armata Brancaleone che dai contadini ha ereditato le ruspe, ma non la saggezza? Nel frattempo, nella terra degli Alleati, è passata una legge che rende obbligatoria l’inclusione dell’insegnamento di tematiche Lgbt+ in tutte le scuole.

La Liberazione ha portato libertà e la vera libertà crea ancora più libertà, perché questa non discrimina, abbraccia tutti. Il Fascismo si maschera da libertà di essere razzista, omofobo, transfobico, antisemita, islamofobico, sessista, per toglierla, pezzetto per pezzetto, a tutti. Il Fascismo vuole solo per se stesso la libertà di urlare ciò che annienta la libertà di tutti gli altri. No cari amici, non avete la libertà di urlarmi contro frasi omofobe o razziste o discriminatorie o di apologia fascista. L’unica libertà che avete è il silenzio. Una libertà che vi è stata concessa, per altro, da persone come nonna Femia e nonno Gastone che hanno vissuto sui monti quella giovinezza che voi passate riempiendovi la bocca di veleno e piatti regionali.

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