“Giuda, Capocamorra, Sozzo, Nullapensante”. Così Carlo Emilio Gadda definiva Benito Mussolini, mentre un altro scrittore (mi pare fosse Flaiano) usava la formula “Duce, Buce, Truce”. Ovviamente, lo facevano dopo la morte dello stesso Duce, perché prima avrebbero rischiato parecchio.

Dopo l’opera colossale di Renzo De Felice – uscita nell’arco di 30 anni in 8 volumi per un totale di 7mila pagine – sembrava non esserci più spazio per un libro su Mussolini. E invece ci ha riprovato Antonio Scurati, compito reso ardito dal fatto che è passato quasi un quarto di secolo dall’uscita dell’ultimo volume di De Felice e forse anche dalla rinnovata curiosità per il fascismo e il suo Duce suscitata dalle recenti vicende della politica italiana.

Penso che anche per queste ragioni – oltre che per la vivacità della scrittura – il libro abbia avuto tanto successo di critica e di pubblico il primo volume di una nuova biografia di Mussolini, dal titolo M. Il figlio del secolo, che sarà seguito (si dice) da altri due volumi.

L’autore – saggista e romanziere – dichiara subito di non avere la pretesa dello storico ma di voler scrivere un romanzo su Mussolini.

In realtà il libro è godibile ma la mia impressione è che il dichiarato tentativo di non riscrivere “la storia” di Mussolini ma di narrarne la vita in forma di “romanzo” sia riuscito solo in parte. Scurati si attiene, infatti, alle vicende del Duce e del fascismo che tutti ormai conosciamo grazie ai tanti libri, ai film, agli innumerevoli articoli ed ai saggi di studiosi, senza aggiungere né togliere granché. Il suo è, dunque, sostanzialmente, un libro di storia, ed in questo aggiunge poco a quanto già scritto da tanti storici di professione, e in particolare da De Felice. Il carattere romanzesco è dato dal tono “leggero” di parte dell’opera, dai frequenti riferimenti alle vicende amorose dell’instancabile Duce – fra le altre, quella di una ragazza milanese di nome Ceccato, da cui Mussolini ebbe anche un figlio, di nome Glauco – e ad alcuni passaggi “di invenzione”, come le storie privatissime e addirittura le riflessioni e gli stati d’animo di molti personaggi, di cui l’autore ci rende partecipi. A un certo punto ad esempio il Duce, a Milano, ha una serata senza impegni e si chiede: “Perché non andare a vedere quel nuovo casino in cui sono ragazze cinesi?”. E questo forse è successo davvero ma resta uno spunto da romanzo.

Inoltre, mi pare che anche a Scurati sia capitato quel che capita a molti biografi, di avere nei confronti del “suo” personaggio un atteggiamento se non di aperta simpatia almeno di indulgenza. Restano così fuori – o ai margini della storia personale del Duce – alcune vicende certamente riprovevoli, come quella, seppur controversa, del modo tragico in cui Mussolini si liberò di una amante scomoda, Ida Dalser, facendola finire in un manicomio insieme a uno dei “bastardi” del Duce, Benito Albino.

Detto ciò, resta a mio avviso utile – in un Paese in cui i programmi di storia delle scuole dedicano al fascismo le ultime ore di lezione prima della “maturità” – un libro che spiega con chiarezza alcuni punti nodali della storia d’Italia negli anni Venti, del fascismo e del suo capo: punti che proverei a riassumere così, in una sequenza che non implica alcuna “gerarchia di importanza”.

Ho letto M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati. E vi dico che un romanzo non è

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