Rovaniemi, Circolo polare artico, 66 gradi e 33’ Nord. Aggiungi 23 gradi di latitudine e siamo al Polo nord. Piccola città, gelida, famosa. La conoscono tutti perché ci abita Babbo Natale, si mangia stufato di renna, le stagioni sono strane e solo due, quella del sole che non finisce mai e quella del buio che non finisce mai. Ci arrivano bambini e genitori a milioni da tutto il mondo, per affollare il Santa Claus village o il Santa Park, parco di divertimenti che racconta del barbuto grassoccio che se va in giro con la faccia gioviale a portare regali su una slitta trainata da renne volanti a Natale. Vengono anche a Ferragosto. E ci si ferma qui, per lo più. In realtà il Nord, quello tosto, è appena cominciato. Puntando verso il Polo tutto diventa più rarefatto, le case, i villaggi, la gente, i cieli. E tosto. Gli spazi si allargano, come i silenzi. Ecco un piccolo viaggio nell’ovatta invernale artica per capire anche la capacità di sopravvivenza dell’uomo. Un week end non basta, una settimana rischia di essere inutile.

Saariselkä è un villaggio di 350 abitanti a 260 km a nord di Rovaniemi, fa parte del comune di Inari che con Ivalo, altro agglomerato, conta circa 7000 abitanti. Nella regione dei laghi sacri, considerata la culla della cultura Sami. D’estate il lago è un lago azzurro, le piante intorno sono verdi, ci sono perfino le barche. D’inverno i colori scompaiono. Fino a primavera, estate. Ci si arriva a balzi, volo Finnair, da Malpensa a Ivalo, con scalo a Helsinki. Poi bus fino a Saariselkä. Soggiorno negli chalet attrezzati a Etelarinne presso il Sielikkö Mountain Chalet a poco più di 2 chilometri da Saariselkä. In una zona poco lontana dal paese e con il vantaggio dell’isolamento e della solitudine. Se sei arrivato fin qui vuol dire che se proprio non fuggi, vuoi staccare per un momento da qualcosa di più frenetico.. Ogni chalet due camere da letto, un soppalco con zona notte, soggiorno con camino, cucina attrezzata, bagni, sauna, asciugatrice, lavatrice, lavastoviglie. In un silenzio che non riesci neppure a capire. Un rifugio di bambagia, fuori dal mondo. Però gelida. Ma il freddo porta al raccoglimento, in fondo.

Come andarci? Tour organizzato o viaggio in autonomia? Non è difficile organizzarsi il viaggio da soli. Un volo low cost, qualche contatto per gli spostamenti dall’aeroporto al luogo dove si soggiornerà e poi l’hotel o lo chalet. Meglio il secondo, è come avere la propria casetta nel bosco. Per il resto affidarsi ad un’organizzazione locale è meglio. Non cambiano le atmosfere e i piaceri se hai qualcuno che ti risolve i problemi pratici. La Lapponia è costosa. Gli spostamenti in taxi sono tutt’altro che economici, costa meno viaggiare, fare escursioni, persino mangiare (anche farsi, da mangiare) in gruppo. Perché la cultura di un popolo e di un paese si assapora anche a tavola.  Quindi calcolare alcune cene per assaggiare lo stufato di renna o la zuppa di salmone. e fare i conti perché i ristoranti sono carissimi e bisogna valutare la spesa totale e confrontarla con un viaggio organizzato, scivolando negli accorgimenti pratici. Da considerare anche cosa dia più contenuto ad un viaggio in Lapponia, escursioni?, cibo tipico?, conoscere la cultura Sami?, cercare forsennatamente l’aurora boreale? Soprattutto andare a letto stanchissimi ma non annoiati.

Il freddo: è veramente freddo, arriva gioiosamente anche a -27 gradi ma c’è il vantaggio del basso indice di umidità. E’ un freddo che gela tutto quello del tuo corpo che lasci scoperto, ma non ti entra nelle ossa come fa l’infido freddo dei nostri umidi inverni per esempio padani. Basta coprirsi adeguatamente e se non basta il modesto abbigliamento portato da casa si noleggia tutto: tuta, stivali da boscaiolo finlandese, manopole, berretto da montanaro russo.

Il buio: non è poi così buio. E’ un pullulare di lanterne, fiaccole, lucine dalle finestre nelle piccole case sparse qua e là. Il bianco perfetto riflette tutto, amplifica, perfino, i pochi chiarori e li allarga, li diffonde. Un’atmosfera magica. E nel buio ecco, forse, l’incomprensibile aurora boreale. Che sono striature verdastre nel cielo, spesso in movimento. Te la spiegano scientificamente, anche più volte, ma non si capisce lo stesso.

Se si hanno a disposizione solo due o tre giorni ci vuole un po’ di fortuna per vederla. C’è un centro che le studia le aurore boreali e fa previsioni, come quelle del tempo, sulle possibilità di apparizione. E ovviamente c’è una a app. Non importa, in assenza di aurore boreali ci sono i cieli più belli del mondo: azzurri striati di arancione, crepuscoli fino alle 11 del mattino, tramonti fuori orario dove il sole diventa bianco ma mai giallo.

Cosa si fa a Saariselka? Si ciaspola, naturalmente. Che sarebbe l’unico modo per camminare se non vuoi affondare nella neve. Non ci sono vie dello shopping o musical serali stile Broadway. Gente semplice da queste parti. Come i paesaggi. E’ come essere su una montagna, ma in orizzontale: le altezze sono basse colline, sono bassi anche gli alberi (troppo pochi i mesi senza neve, per crescere) che fanno foreste a perdita d’occhio. Pini, abeti, betulle bianche. A Inari c’è il pino più vecchio della Lapponia: si dice abbia 530 anni. Si va attraverso i boschi su metri di neve o si cammina sui laghi ghiacciati. La neve è asciutta, impalpabile, soffice, polistirolo frantumato e ghiacciato. E sempre questo silenzio, con il solo rumore soffocato delle ciaspole (a noleggio) che semiaffondano. E la luce che cambia continuamente. I percorsi, ben segnati, fanno da guida nei boschi e sui laghi ghiacciati.

Husky safari, cioè escursioni con le slitte trainate dai cani. Sledog, lo si fa anche da noi, una specie di sport. Ma quando lo vedi fare qui capisci come doveva essere dura la vita prima delle motoslitte. E delle case di legno. Ai tempi delle tende di pelli di renna a forma di tepee dei pellerossa delle pianure. I cani utilizzati sono principalmente husky siberiani e dell’Alaska. Razze forti, amano, quantomeno sopportano, il freddo e la corsa. E danno l’idea di essere cani felici. Una breve spiegazione e dopo aver indossato tute, stivali, guanti e copricapo a prova di freddo polare, si sale su una slitta da due persone. Uno in piedi che conduce la slitta mentre l’altro sta seduto tranquillo a godersi il panorama e a sopportare vento e freddo. La guida della slitta è semplice. Pochi movimenti da imparare: frenare, rallentare, andare o, a volte, aiutare i cani nelle lievi salite. I cani ubbidiscono come bambini ai comandi delle guide, scalpitano per partire, sembra giochino con la neve: è il loro elemento. Ogni tanto ci si alterna alla guida, ogni tanto ci si ferma per rifocillarsi e scaldarsi attorno a un fuoco, con una zuppa calda e pane cotto sulla brace. Gli accompagnatori seguono il gruppo con le loro motoslitte e gridando ordini ai cani. Durante la pausa li coccolano uno ad uno e elargiscono carezze in abbondanza. Qua e là branchi di renne o renne solitarie fra i fusti bianchi delle betulle e il muso piantato nella neve a cercare muschi e licheni.

Slittino. Saariselka è una nota meta sciistica (naturalmente lievemente diversa dalla Val Gardena, per dire) e ci sono alcuni impianti di risalita per lo sci e per la pista di slittino, lunga più di un chilometro. Scendi in una nuvola di bianco perché le neve farinosa si solleva in una specie di nebbia ghiacciata. E non ci vedi più. Ma le pendenza sono dolcissime e ci si ferma senza nessuna difficoltà.  Il resto sono sci di fondo e escursioni in motoslitta.

A Inari, la “città” (con un autobus da Saariselka) c’è anche un interessante museo che raccoglie l’intero sapere sulla popolazione Sami. Vita quotidiana, tradizioni, usi e tutto sulle renne.  Il Siida Museum,  con annessa sala cinema che trasmette un film sull’aurora boreale. Così finalmente si vede. L’aurora, dico. Il lago, sacro, è vicinissimo. Ghiacciato, con un metro di neve sopra il ghiaccio. Panorama tenero fatto di boschi e casette. I moli che riaffioreranno in estate restano sommersi per mesi. Qua e là le postazioni invernali per pescare, soprattutto gli attrezzi per bucare il ghiaccio. In Lapponia la pesca è libera, a patto di non usare il mulinello.

E la sera? O si va in paese (è una passeggiata di mezz’ora, leggermente in discesa e poi, eventualmente, si può tornare in Taxi) in un ristorante o in un pub, oppure, dopo aver fatto le spese nel supermercato, si fa una sauna ritemprante, si accende il fuoco e si cucina nello chalet. Nella pace assoluta del posto.E, ogni tanto, si esce a sbirciare il cielo… chissà che inaspettatamente non arrivino le fiammate dell’aurora, la “dama verde”, come la chiamano qui. Si calcola che sia visibile  per più di 200 notti l’anno, praticamente ogni due notti serene. E una sera è comparsa. Da nord, arriva sempre da nord, sommessamente, sottovoce e si è messa ad oscillare silenziosa, armoniosa, come una danza senza copione, una scenografia improvvisata. Poi si è affievolita ed è apparsa poco più a sinistra, danzando una danza diversa dalla prima, ha cambiato la sua forma, non più come un tessuto leggero, trasparente ma come un’arcata, verde e luminosa. Poi è diventata sempre più tenue e si è spenta. E, purtroppo, non è più riapparsa. Peccato che nel 1859, esattamente il 28 agosto, l’astronomo inglese Richard Christofer Carrington abbia scoperto che il fenomeno era legato all’attività del sole. Scoprendo che “le aurore sono prodotte da particelle elettriche (elettroni e protoni) che, arrivando dal Sole, colpiscono la ionosfera terrestre , ossia la parte di atmosfera compresa tra i 100 e i 500 km di altitudine. Quando il fenomeno elettrico si esaurisce, l’energia prodotta dagli elettroni si trasforma in luce visibile”. Mi sarebbe piaciuto pensare ad una magia. O il gioco di extraterrestri burloni e creativi.

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